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  • giovedì 6 Marzo 2014

Crimea, nono giorno

Il parlamento locale ha votato per unirsi alla Russia e il 16 marzo ci sarà un referendum sullo status della Crimea, che il governo ucraino ritiene incostituzionale

Sintesi della giornata di oggi – Nella mattina di giovedì 6 marzo il parlamento locale della Crimea ha votato una mozione per chiedere alla Russia di annettere al suo territorio la repubblica autonoma di Crimea. La mozione è stata approvata con larghissima maggioranza. La decisione sarà ratificata dagli abitanti locali con un referendum, che nel corso della mattinata di giovedì è stato ulteriormente anticipato al 16 marzo (in precedenza era previsto per maggio, poi per il 30 marzo). Il referendum avrà un quesito che chiede esplicitamente se si vuole l’unione della Crimea alla Russia.

Il governo ucraino – ovviamente – non ha riconosciuto le decisioni del parlamento locale della Crimea, dicendo che sono “incostituzionali” e rifiutando decisamente anche l’ipotesi di un referendum. Sergei Mironov, un deputato del parlamento russo, ha detto che la richiesta della Crimea potrebbe essere esaminata già la prossima settimana. Il governo della Crimea ha fatto anche sapere che d’ora in avanti tutte le truppe non russe sul territorio verranno considerate comuni gruppi armati, e che quindi verranno trattati di conseguenza: questo vale soprattutto per i militari ucraini, a cui il governo locale ha assicurato «un passaggio sicuro dalla Crimea all’Ucraina» nel caso in cui non accettino di disertare e unirsi all’esercito russo.

Nel pomeriggio di giovedì gli Stati Uniti hanno deciso alcune sanzioni: si tratta di restrizioni alla libertà di movimento (quindi riguardante la concessioni di visti) per cittadini russi e ucraini che rappresentano una «minaccia alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina». A Bruxelles si è tenuto un incontro tra i capi di governo dei paesi dell’Unione Europea per decidere sulla risposta da dare agli avvenimenti in Crimea: è stata decisa una sospensione della trattativa con la Russia sui visti di ingresso.
Diversi leader europei come David Cameron e Angela Merkel hanno detto, dopo l’incontro, che se il dialogo non otterrà risultati potranno esserci sanzioni nei confronti della Russia. Il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha definito il referendum in Crimea «contrario alla Costituzione ucraina e dunque illegale», aggiungendo che «la Russia si deve ritirare» e che la situazione in Ucraina è «la sfida più grave alla sicurezza del nostro continente dalle guerre nei Balcani». Il documento congiunto pubblicato dal Consiglio Europeo è disponibile qui (in inglese)

22.31 – Oggi fuori dal parlamento di Crimea, a Simferopoli, due Femen nude dalla vita in su hanno cominciato a urlare “Stop Putin’s war”, prima di essere portate via dai cosacchi e caricate su un furgone della polizia.

Ucraina

22.25 – Non essendoci altro da fare, almeno per il momento, si strimpella.

22.14 – Davide Maria De Luca ha spiegato nel suo blog qual è la situazione della dipendenza dal gas russo dell’Europa. Cioè, per capirci, quanto è vero che l’Europa non può fare nulla per fermare la Russia a causa del gas che importa? (No, non è proprio come pensate).

22.05 – Oggi ci sono state diverse manifestazioni in favore dell’unità dell’Ucraina in alcune città, tra cui Washington, di fronte alla Casa Bianca, e in Polonia, di fronte all’ambasciata americana a Varsavia.

Polonia

21.55 – Interpol ha fatto sapere di avere ricevuto da parte delle autorità ucraine la richiesta con oggetto “Red Notice” per l’arresto dell’ex presidente Viktor Yanukovych, con le accuse di abuso di potere e omicidio (“Red Notice” è un codice usato dall’Interpol per arrestare persone ricercate per crimini commessi nel paese richiedente con l’obiettivo di estradare il ricercato). Interpol ha detto che sta valutando la richiesta.

21.45 – Si sa, a Kiev l’ex presidente Viktor Yanukovych non è molto amato, e i venditori ambulanti si sono arrangiati di conseguenza. Per chi è in lutto ci sono delle candele, per chi è arrabbiato c’è un bersaglio particolare per il gioco delle freccette.

21.27 – La Camera del Congresso statunitense ha approvato a larga maggioranza degli aiuti finanziari al nuovo governo ucraino. Il Senato dovrebbe discutere una legge simile – si parla di circa 1 miliardo di dollari.

21.21 – Il dispiegamento di soldati russi in Crimea senza alcun segno di riconoscimento solleva dei dubbi sul fatto che si possa considerare o meno una violazione del diritto internazionale di guerra. Jonathan Eyal, direttore internazionale del Royal United Services Institute di Londra, è convinto che lo sia, ha scritto il giornalista del Guardian Ewen MacAskill. Eyal si è detto anche sorpreso che la Croce Rossa internazionale, che è strettamente legata alle convenzioni di Ginevra sul diritto di guerra, non ha fatto alcun commento sulla faccenda (qui l’articolo completo di MacAskill).

21.20 – Obama ha detto che la proposta di referendum sullo status futuro della Crimea viola la Costituzione ucraina e anche il diritto internazionale. Gli Stati Uniti hanno approvato oggi nuove sanzioni che limiteranno la libertà di movimento di individui russi e ucraini responsabili delle repressioni di febbraio in Ucraina (non sono ancora stati decisi i nomi, l’amministrazione statunitense userà la minaccia delle sanzioni per provare a diminuire la tensione in Crimea).

Intanto, riguardo la telefonata di 90 minuti sulla crisi in Crimea che hanno avuto domenica Obama e Putin, in alcuni ambienti si dice questo:

15.54 – Su Twitter si sta facendo parecchio ironia sul prossimo referendum per decidere lo status della Crimea. Con le premesse attuali (vedere due aggiornamenti fa), è difficile pensare che sarà un voto libero e democratico. L’account fake di Vladimir Putin ha detto la sua sul tema:

15.50 – Eccoli di nuovo, i cosacchi (filo-russi) fuori dal parlamento locale a Simferopoli, capitale della Crimea.

Ukraine

15.35 – Giorni di dichiarazione sulle “linee rosse”: per la Germania la “linea rossa” è l’Ucraina orientale.

 

15.31 – Torniamo sulla dichiarazione del viceprimo ministro della Crimea Rustam Temirgaliev riguardante lo status delle forze non russe in Crimea. Si tratta di una dichiarazione molto significativa e importante; eccone un passaggio più completo:

«Le uniche forze armate legittimate a stare sul territorio della Crimea sono quelle russe. Le forze armate di qualsiasi altro paese sono considerate occupanti. Le forze arate ucraine devono scegliere: abbandonare le loro armi, lasciare le loro postazioni, accettare la cittadinanza russa e unirsi all’esercito russo. Se non lo vogliono fare, siamo disposti a offrirgli un passaggio sicuro dal territorio della Crimea a quello dell’Ucraina»

Non è ben chiaro in che modo verranno implementate queste decisioni, ma è certo che Temirgaliev non avrebbe detto una cosa di questa portata senza l’approvazione della Russia. È anche evidente che il governo della Crimea non ha alcuna intenzione di aspettare il risultato del referendum per completare il processo di annessione alla Russia.

15.17 – Qualche dettaglio in più sulle sanzioni approvate poco fa dagli Stati Uniti: si tratta di restrizioni alla libertà di movimento (quindi riguardante la concessioni di visti) per cittadini russi e ucraini che rappresentano una «minaccia alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina». Queste ultime sanzioni si vanno ad aggiungere a quelle già approvate per chi si ritiene abbia violato i diritti umani in Ucraina durante la repressione delle proteste di febbraio. Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha aggiunto che l’amministrazione Obama si riserva di considerare ulteriori sanzioni, se necessario.

15.10 – Il viceprimo ministro della Crimea, Rustam Temirgaliev, ha detto anche che il suo governo ha istituito un team di esperti per studiare la possibilità di adottare il rublo russo come moneta nazionale.

13.41 – Gli Stati Uniti hanno approvato alcune sanzioni contro individui ed enti considerati responsabili della crisi in Ucraina (anche cittadini russi)

 

Il punto della situazione alle 13.30 – Questa mattina il parlamento locale della Crimea ha votato una mozione per chiedere alla Russia di annettere la repubblica autonoma di Crimea al suo territorio. La mozione è stata approvata con larghissima maggioranza, e la decisione sarà ratificata dagli abitanti locali con un referendum che è stato anticipato al 16 marzo e che avrà un quesito che chiede esplicitamente se si vuole l’unione della Crimea alla Russia. Il governo della Crimea ha fatto sapere che d’ora in avanti tutte le truppe non russe sul territorio della Crimea verranno considerate comuni gruppi armati, e che agirà di conseguenza (questo vale evidentemente anche per i militari ucraini). Il governo ucraino – ovviamente – non ha riconosciuto le decisioni del parlamento locale della Crimea, dicendo che sono “incostituzionali”. È intanto in corso l’incontro tra i capi di governo dei paesi dell’Unione Europea per decidere sulle sanzioni di imporre alla Russia. È arrivato anche il presidente del consiglio italiano Matteo Renzi, che però non ha dato alcuna dichiarazione alla stampa.

13.06 – I leader della comunità ebraica ucraina, prevalentemente russofona, hanno scritto una lettera aperta al presidente russo Vladimir Putin (qui la versione tradotta in inglese) in cui smentiscono chi dice che le minoranze in Ucraina si sentono minacciate dalla nuova situazione politica e sociale che si è creata nel paese con la formazione del nuovo governo di Kiev. Un estratto:

«I cittadini ucraini russofoni non si sentono umiliati o discriminati, e i loro diritti civili non vengono violati. I miti dell'”ucrainizzazione forzata” e del “divieto di usare la lingua russa”, che sono così comuni nei media russi, si trovano nelle teste di quelli che li hanno inventati. Le sue certezze sulla crescita dell’antisemitismo in Ucraina, che ha espresso nella sua conferenza stampa, non corrispondono alla realtà.»

12.47Il governo di Crimea si considera già parte della Russia. Il viceprimo ministro della Crimea ha spiegato qualcosa di più delle rapide decisioni prese dal governo e parlamento locale questa mattina riguardo l’annessione della repubblica autonoma alla Russia. Durante una conferenza stampa ha detto che il referendum anticipato al 16 marzo sarà semplicemente una ratifica della decisione già approvata dal parlamento di unirsi alla Russia. Ha aggiunto:

«Da oggi, visto che la Crimea è parte della Federazione Russa, le uniche forze legali qui sono le truppe della Federazione Russa, e i militari di un paese terzo saranno considerati come parte di un gruppo armato, con tutto ciò che questo comporta.»

12.39 – Parliamo un attimo della Bulgaria, che come altri paesi dell’Europa orientale e occidentale è preoccupata per la crisi in Ucraina anche per i rischi legati alle importazioni di gas russo. Martedì 4 marzo il governo bulgaro ha fatto sapere di voler cercare alternative alle importazioni di gas e petrolio russo da cui è pesantemente dipendente. La Bulgaria importa più del 70 per cento delle sue risorse energetiche dalla Russia, e lo fa attraverso l’Ucraina. Intanto su Twitter sta circolando questa foto, di un monumento in Bulgaria in parte colorato come la bandiera ucraina e quella polacca (l’artista è ignoto).

 

12.27 – Intanto, a Bruxelles.

Bruxelles

12.23 – Nota a margine: oggi si festeggia una grande ricorrenza in Russia! È il 200esimo anniversario dell’avvio delle relazioni diplomatiche con la Svizzera!

12.15 – Il ministero degli Esteri russo a BBC: «La membership dell’Ucraina alla Nato è la linea rossa » per Mosca, «la migliore opzione per l’Ucraina è rimanere neutrale».

 

La questione dell’avvicinamento dell’Ucraina alla Nato è stata indicata nei giorni scorsi come una delle ragioni “razionali” che hanno portato la Russia ad assumere questo atteggiamento aggressivo contro l’Ucraina. Sia di questo, che della “linea rossa” per il governo ucraino, ne abbiamo scritto approfonditamente qui.

12.02 – Il ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, ha scritto che il voto di oggi al parlamento della Crimea ha peggiorato la crisi ucraina. Gli appelli dell’Europa per una de-escalation non sono stati ascoltati.

 

11.57 – Secondo un sondaggio realizzato dal Public Opinion Research Centre lo scorso fine settimana in Russia, il 71 per cento dei russi pensano che il loro paese dovrebbe proteggere più attivamente i russi che si trovano in Crimea, mentre il 17 per cento pensa che sarebbe meglio non scontrassi con le autorità ucraine.

11.45 – Il giornalista del Guardian Ian Traynor ha scritto da Bruxelles che la decisione di oggi di anticipare il voto del referendum sul futuro della Crimea al 16 marzo, insieme all’approvazione da parte del parlamento locale di una mozione che prevede l’unione della Crimea alla Russia, è considerate «incendiaria». Il ministro dell’Economia ucraino ad interim ha aggiunto che il referendum è incostituzionale. Il presidente russo Vladimir Putin è stato informato della richiesta del parlamento della Crimea di unire la regione alla Russia, scrive AFP citando una comunicazione del Cremlino.

11.36 – Qualche commento sul referendum e sul voto del parlamento locale riguardo l’unione della Crimea alla Russia. Daniel Sandford di BBC dice che c’è parecchia confusione, la televisione russa ha annunciato che l’unione e della Crimea alla Russia è cosa fatta (non dovrebbe essere così, dalle prime informazioni: il referendum del 16 marzo dovrebbe convalidare la decisione adottata oggi dal parlamento).

 

James Mates di ITV News dice che anticipare il referendum sul futuro della Crimea è un tentativo di legittimare l’occupazione militare russa prima che il mondo decida di reagire.

L’inviato a Mosca per il Wall Street Journal scrive che ora aumentano le richieste a Putin per riavere indietro l’Alaska (la maggior parte sono uno scherzo, specifica).

 

11.25Open Europe, think tank di Bruxelles, sta twittando le dichiarazioni dei primi ministri europei in arrivo per il summit di oggi, dove si discuterà la possibilità di imporre delle sanzioni alla Russia. C’è anche Matteo Renzi, per lui no comment per ora.

 

11.19 – «Il parlamento della Crimea ha adottato una mozione per far sì che la Crimea si unisca alla Russia. Ha chiesto al presidente e al parlamento russo di considerare la sua richiesta», ha detto a AFP Grigoriy Ioffe, membro del parlamento della Crimea.

Intanto il sindaco pro-russo di Sebastopoli, città costiera della Crimea, ha detto che la città non prenderà parte alle elezioni presidenziali ucraine fissate per il prossimo 25 maggio, riporta l’agenzia ucraina Interfax, perché ritenute imposte da una “autorità illegittima”.

11.07 – Il parlamento della Crimea, dice l’agenzia russa RIA, ha votato con 78 voti su 81 a favore di unire la Crimea alla Russia. Come questo si rapporti con la decisione di tenere il referendum non è ancora chiaro.

10.57 – Il referendum per il futuro della Crimea era stato fissato inizialmente per il 25 maggio, stesso giorno delle elezioni presidenziali ucraine. Poi era stato spostato al 30 marzo, e ora la data annunciata è il 16 marzo. Sono cambiate anche le domande, che ora includeranno l’opzione per la Crimea di unirsi alla Russia.

 

10.50 – Ieri sera si è giocata allo stadio Papadopoulos, a Larnaca (Cipro), la partita amichevole di calcio tra Ucraina e Stati Uniti. Ha vinto l’Ucraina (2 a 0), almeno qui.

Calcio

10.40 – L’agenzia di news russa Ria Novosti dice che il referendum per decidere dello status futuro della Crimea (con la Russia o con l’Ucraina?) si terrà il 16 di marzo.

10.32 – Registriamo, intanto, che l’ex segretario di stato americano Hillary Clinton ha smentito di avere fatto un parallelo esplicito tra le azioni russe in Crimea e quelle della Germania nazista prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Clinton ha specificato: «Sto solo consigliando che forse possiamo imparare da una tattica che è stata usata in passato». Clinton ha anche definito Putin «un duro piuttosto sensibile [nel senso di permaloso]».

10.23 – Il primo ministro ucraino Arseniy Yatsenyuk è arrivato a Bruxelles, dove inizierà tra poco un incontro straordinario tra i paesi dell’Unione Europea per decidere su eventuali sanzioni da imporre alla Russia per l’invasione della Crimea.

 

10.20 – Il nuovo primo ministro della Crimea, il pro-russo Sergei Aksyonov, ha detto che circa 11mila uomini delle milizie di auto-difesa controllano l’accesso alla penisola e tutte le basi militari sul suo territorio. Anche Aksyonov non parla quindi direttamente della presenza di soldati russi in Crimea: nei giorni scorsi sia il presidente russo Vladimir Putin che il ministro degli Esteri Sergey Lavrov avevano negato che in Crimea ci fossero truppe russe.

***

Questa mattina alle 11.30 (ora italiana) i paesi dell’Unione Europea terranno a Bruxelles una riunione convocata d’urgenza per discutere della crisi in Ucraina e per decidere come rispondere all’invasione russa in Crimea. Si è parlato parecchio durante i giorni scorsi delle possibili opzioni, e tra i paesi membri rimangono differenze importanti su come comportarsi: alcuni, specialmente quelli dell’Europa dell’est, stanno facendo pressioni affinché l’Unione Europea adotti sanzioni decisamente dure; altri, tra cui la Germania, sono più propensi a continuare i tentativi di mediazione iniziati in questi giorni, che a dire la verità non hanno portato a grandi risultati e sono stati definiti da più parti “inconcludenti”.

Intanto, dalle notizie che arrivano dalla Crimea si ha sempre più l’impressione di una guerra a metà, mai iniziata: la situazione delle forze in campo è praticamente immutata da giorni, con i russi che sono ormai in pieno controllo dell’intero territorio e i soldati ucraini che rifiutano di arrendersi al nemico ma rifiutano anche di reagire, e rimangono barricati nelle basi militari. Ieri attorno a una base militare ucraina a Simferopoli, la capitale della repubblica autonoma, ci sono stati dei tafferugli tra un gruppo di filo-russi e una cinquantina di persone che stavano manifestando a favore dell’unità dell’Ucraina. A Simferopoli c’è stato anche un episodio piuttosto inquietante: l’inviato speciale dell’ONU, Robert Serry, è stato forzato a rinunciare alla sua missione in Crimea dopo essere stato minacciato da un gruppo di uomini armati pro-russi e costretto a rimanere chiuso per diverso tempo in un bar insieme a dei giornalisti di ITV News.

Al porto di Sebastopoli continua invece il blocco delle due navi ucraine Ternopil’ e Slavurych, che da una settimana sono circondate da quattro navi militari russe che gli impediscono di allontanarsi. Gli equipaggi di entrambe le navi avevano tenuto le armi lontane almeno fino a ieri, quando la tensione è salita per l’arrivo di un gruppo di forze di sicurezza senza segni di riconoscimento (al solito: secondo l’inviato del Telegraph comunque è ampiamente probabile che siano soldati russi). Non ci sono stati scontri di alcun tipo, comunque. Nelle città di Sebastopoli e Yevpatoria si sono tenute invece manifestazioni pro-russe.

 

Nel resto dell’Ucraina, invece, la situazione sembra per ora piuttosto tranquilla, con la notevole eccezione della città orientale di Donetsk, dove nel 2010 l’ex presidente filo-russo Viktor Yanukovych vinse con ampio margine le elezioni presidenziali. Ieri ci sono stati degli scontri di fronte alla sede del governo regionale tra manifestanti pro-russi e polizia ucraina: l’edificio, che era stato occupato lunedì dai pro-russi, è stato prima ripreso e poi perso di nuovo dalla polizia. Sempre a Donetsk oltre agli scontri si è tenuta una grande manifestazione pro-ucraina, a cui hanno partecipato migliaia di persone.

 

Ieri l’incontro diplomatico più atteso della giornata, quello tra il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il segretario di stato americano John Kerry, non ha portato a niente. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha annunciato invece una revisione completa dei termini della cooperazione tra Nato e Russia, suscitando la reazione negativa del rappresentante russo Alexander Grushko, secondo cui la Russia non avrebbe avuto modo di spiegare le ragioni delle azioni russe in Crimea. Oggi il Consiglio dell’Unione Europea ha inoltre diffuso la lista dei nomi dei 18 cittadini ucraini che sono stati sottoposti a sanzioni mirate da parte dell’Ue, con l’accusa di appropriazione indebita di fondi statali: tra gli altri, ci sono anche l’ex presidente Viktor Yanukovych, l’ex ministro degli Interni Vitalii Zakharchenko e l’ex procuratore generale Viktor Pshonka, considerati i principali responsabili della dura repressione contro i manifestanti anti-Yanukovych lo scorso febbraio.