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  • martedì 4 Marzo 2014

E le Paralimpiadi di Sochi?

In tutto questo guaio, iniziano venerdì in Russia: Regno Unito e Stati Uniti non invieranno delegazioni politiche ma gli atleti andranno (e gli ucraini?)

Meno di due settimane fa sono finite le Olimpiadi invernali e venerdì 7 marzo inizieranno le Paralimpiadi. Le gare, che continueranno per nove giorni, si terranno sugli stessi impianti che hanno ospitato le Olimpiadi, in Russia, a Sochi: ma il clima politico in Russia – e riguardo la Russia – nelle ultime due settimane è cambiato moltissimo, come conseguenza di quello che sta succedendo in Ucraina, e gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno già detto che non invieranno le loro delegazioni di rappresentanza politica.

Dopo che negli ultimi giorni l’esercito russo ha invaso l’Ucraina prendendo il controllo della provincia autonoma di Crimea, le relazioni diplomatiche tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, da una parte, e la Russia, dall’altra, sono diventate molto tese. Lunedì sera la Casa Bianca ha annunciato di aver cancellato il viaggio della sua delegazione politica a Sochi, definendo inappropriato un viaggio di natura diplomatica in un momento di relazioni politiche così complicate. Gli atleti statunitensi, tuttavia, saranno regolarmente presenti a Sochi per l’inizio delle Paralimpiadi e gareggeranno normalmente. Con un comunicato stampa, l’amministrazione americana ha spiegato:

Oltre alle altre misure che stiamo prendendo in risposta alla situazione in Ucraina, gli Stati Uniti non manderanno una delegazione presidenziale alle prossime Paralimpiadi invernali di Sochi. Il presidente Obama continua a sostenere con forza tutti gli atleti statunitensi che parteciperanno alle Paralimpiadi e gli augura i migliori successi.

Domenica 2 marzo anche il primo ministro britannico David Cameron aveva annunciato, su Twitter, di aver deciso di non mandare rappresentanti del governo a Sochi. Anche il principe Edoardo, patrono della squadra paralimpica, non seguirà la delegazione sportiva.

Per ora solo Stati Uniti e Gran Bretagna hanno annunciato misure diplomatiche in relazione alle Paralimpiadi; tutte le altre delegazioni, dunque, dovrebbero essere a Sochi. Anche la delegazione Ucraina, come riporta il New York Times, è attesa a Sochi; Craig Spence, portavoce del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC), ha spiegato che 39 atleti ucraini sono già a Sochi e che gli altri dovrebbero arrivare in questi giorni.

L’IPC ha anche chiesto che venga rispettata la “tregua olimpica”: “Vista la situazione mondiale, noi speriamo che possa essere trovata una soluzione pacifica nello spirito della tregua olimpica, che dal 2006 copre anche i Giochi paralimpici”. La tradizione di sospendere i conflitti bellici durante i giorni delle gare olimpiche risale alle prime edizioni dei Giochi, nella Grecia antica, ma nel 1992 il Comitato Olimpico Internazionale ha reintrodotto la “tregua olimpica” tra i principi fondanti delle Olimpiadi. Nel 1993, inoltre, l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha ratificato una risoluzione con la quale gli stati membri si impegnavano a sospendere ogni attività bellica da sette giorni prima fino a sette giorni dopo le Olimpiadi. Le risoluzioni delle Nazioni Unite, tuttavia, non sono vincolanti, e in altre occasioni la tregua olimpica non è stata rispettata: nell’agosto del 2008, per esempio, Russia e Georgia combatterono in Ossezia del Sud durante le Olimpiadi.

Foto: Harry Engels/Getty Images