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  • martedì 18 febbraio 2014

Le novità sui marinai italiani in India

Cosa vuol dire il nuovo rinvio della Corte Suprema indiana che ha fatto infuriare il ministro Bonino: la questione della pena di morte c'entra fino a un certo punto

La Corte Suprema indiana ha rinviato al 24 febbraio l’udienza per decidere le accuse contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i fucilieri di marina italiani arrestati in India il 15 febbraio 2012. Si tratta dell’ennesimo rinvio: il ministro degli Esteri, Emma Bonino, lo ha definito “inaccettabile” e ha detto che dimostra che l’India è “incapace di gestire la situazione”. L’Italia ha richiamato il suo ambasciatore a Delhi. La decisione della Corte Suprema è molto attesa perché è quella che stabilirà se avallare i capi d’accusa e le normative con cui gli imputati dovranno essere processati secondo la Procura, che ha presentato un’ipotesi di accusa che si basa sulla legge anti-pirateria (SUA Act), senza fare richiesta specifica di pena di morte ma utilizzando un articolo contenuto nella legge che prevede fino a 10 anni di carcere.

Lunedì 10 febbraio la Corte Suprema indiana di Nuova Delhi aveva ascoltato le richieste dell’accusa e della difesa di Latorre e Girone. Dopo che l’avvocato della difesa italiana, Mukul Roahtgi, si era opposto nettamente alla richiesta della Procura, il giudice della Corte Suprema aveva rinviato l’udienza al 18 febbraio. L’avvocato Roahtgi aveva aggiunto che per quel giorno la difesa avrebbe presentato una specifica memoria di opposizione all’applicazione del SUA Act, ma c’è stato un nuovo rinvio.

Secondo il Times of India, sarebbe stato il governo a ordinare alla National Indian Agency (NIA, agenzia del governo federale indiano specializzata nei casi di terrorismo) di presentare la richiesta di applicazione del SUA Act, ma in versione “attenuata“, cioè senza ricorrere al comma G-1, che prevede obbligatoriamente la pena di morte per chi abbia commesso un omicidio in mare: accusando gli imputati di “violenza” piuttosto che di “omicidio”. Nonostante la richiesta della Procura generale indiana escluda apparentemente il rischio di pena di morte, il governo italiano aveva reagito molto duramente:

«Il capo d’imputazione presentato oggi in India dall’Attorney General, che prevede di giudicare il caso dei due fucilieri di marina italiani sulla base della legge antipirateria (SUA) è assolutamente sproporzionato e incomprensibile: assimila l’incidente a un atto di terrorismo. L’Italia non è un paese terrorista.

Qualora fosse convalidata dalla Corte Suprema, questa tesi sarebbe assolutamente inaccettabile. […] Si tratterebbe di un esito di estrema gravità, sconcertante e contraddittorio.»

La nota del governo italiano proseguiva chiedendo alla Corte Suprema indiana di rispettare la sentenza del 18 gennaio 2013, quando la stessa Corte escluse la SUA tra le normative di riferimento ammesse per il processo contro i due fucilieri. La nota concludeva dicendo che il governo italiano si riserva ogni iniziativa per riportare quanto prima in Italia Latorre e Girone. Anche il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, aveva criticato duramente l’ipotesi di giudicare i due fucilieri sulla base del SUA Act: dopo le anticipazioni circolate nei giorni scorsi riportate dai media indiani, Bonino aveva definito «sconcertante» l’eventuale applicazione della legge antiterrorismo. Già nei mesi scorsi Bonino aveva protestato più volte con il governo indiano per i continui rinvii del processo e per non avere ancora definito l’accusa nei confronti dei due fucilieri, dopo due anni dall’uccisione dei due pescatori indiani: il nuovo rinvio conferma le preoccupazioni di chi pensa che l’India stia prendendo tempo (anche per ragioni elettorali: si vota a breve, i nazionalisti crescono, i moderati al governo sono in difficoltà).

Latorre e Girone il 15 febbraio 2012 si trovavano sulla petroliera Enrica Lexie, battente bandiera italiana, al largo delle coste del Kerala, nel sudovest dell’India. Enrica Lexie incrociò la rotta del peschereccio indiano St. Antony. I due fucilieri aprirono il fuoco verso il peschereccio uccidendo due pescatori indiani di 45 e 26 anni. Secondo gli italiani i colpi sarebbero stati sparati in seguito a una manovra sospetta del peschereccio, scambiato per una nave pirata. Secondo gli indiani, invece, la manovra della St. Antony nei confronti della Enrica Lexie sarebbe stata pacifica, per dare la precedenza alla petroliera italiana. La reazione dei militari italiani sarebbe stata esagerata e non aderente alle normali procedure, soprattutto perché i marinai della St. Antony non erano armati.

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