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  • domenica 19 febbraio 2012

Il caso Enrica Lexie

La storia dei due militari italiani accusati di omicidio in India, spiegata punto per punto

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, due militari italiani del reggimento San Marco, sono stati consegnati oggi pomeriggio alle autorità indiane per essere interrogati. I due si trovavano insieme ad altri 4 commilitoni a bordo della petroliera Enrica Lexie, con il compito di proteggere l’equipaggio e la nave da possibili attacchi dei pirati: sono accusati di aver ucciso due pescatori indiani il 15 febbraio, a largo delle coste di Kerala, nell’Oceano Indiano. E sono, ormai, al centro di una crisi diplomatica tra Italia e India e di una vicenda molto poco chiara.

Quello che sappiamo
Nel pomeriggio del 15 febbraio la nave petroliera Enrica Lexie, battente bandiera italiana, si trovava al largo delle coste del distretto di Kerale, nel sud ovest dell’India. Lì ha incrociato la rotta del peschereccio indiano St. Antony. A un certo punto i militari italiani a bordo della Enrica Lexie hanno sparato verso il peschereccio uccidendo due marinai indiani, Jelestine di 45 anni e Ajesh Binki di 25. Questi sono gli unici fatti su cui le due parti sono d’accordo, per il resto della storia ognuno ha la propria versione.

La versione italiana
Secondo gli italiani, i colpi sarebbero stati sparati dai militari in seguito a una manovra sospetta da parte del peschereccio indiano, scambiato per un’imbarcazione pirata. I due militari avrebbero seguito le procedure del caso, sparando prima di tutto delle raffiche di avvertimento e senza ricevere alcun segnale di risposta. Successivamente i militari avrebbero sparato verso il peschereccio, uccidendo i due marinai. Le autorità italiane sono intervenute sulla questione: affermano che l’episodio è avvenuto a 33 miglia di distanza dalle coste indiane, in acque internazionali. Se così fosse, l’episodio sarebbe da considerare sotto la giurisdizione italiana e quindi i due militari dovrebbero essere giudicati da un tribunale italiano.

La versione indiana
Secondo gli indiani la manovra della St. Antony nei confronti della Enrica Lexie sarebbe stata pacifica e volta a dare la precedenza alla petroliera italiana. La reazione dei militari italiani sarebbe stata esagerata e non aderente alle normali procedure, soprattutto perché i marinai della St. Antony non erano armati. Le autorità indiane sostengono che l’imbarcazione italiana, non avendo avuto segnali di risposta alle raffiche di avvertimento, avrebbe dovuto tentare una manovra di evasione prima di decidere di attaccare. Ma gli indiani contestano soprattutto la posizione geografica in cui si sarebbe verificato l’incidente, e parlano di una distanza dalla costa tra le 15 e le 20 miglia. Se così fosse, trattandosi di acque territoriali indiane, il caso cadrebbe sotto la giurisdizione indiana.

Perché i militari si trovavano sulla petroliera
L’11 ottobre 2011 il Ministero della Difesa e la Confitarma, Confederazione Italiana Armatori, hanno firmato un protocollo di intesa che permette agli armatori le cui navi si trovano nelle aree marittime considerate a rischio (l’area a largo del corno d’Africa in particolare) di richiedere – ovviamente a proprie spese – la presenza di un Nucleo militare di protezione, composto da sei uomini equipaggiati e addestrati per missioni di questo tipo. Per questo Massimiliano Latorre e Salvatore Girone erano sulla Enrica Lexie. Queste squadre militari hanno come regola di ingaggio l’autodifesa e possono sparare raffiche di avvertimento in aria o in ogni caso a distanza di sicurezza dall’imbarcazione sospetta.

foto: (AP Photo/Indian Navy)

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