• Italia
  • mercoledì 5 febbraio 2014

Che cos’è il “decreto carceri”

La Camera ha votato la fiducia al governo, ora tocca al Senato: che cosa cambia con le nuove norme che promuovono l'uso delle pene alternative alla detenzione

Il “decreto carceri” e l’insieme di norme approvate a fine 2013 dal governo per ridurre l’affollamento sul sistema carcerario, sottodimensionato rispetto al numero di detenuti: martedì 4 febbraio la Camera dei Deputati ha votato la fiducia al governo sul decreto, che è stato approvato con 347 voti a favore, mentre i contrari sono stati 200: hanno votato no tutti i partiti di opposizione – Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Sinistra Ecologia Libertà, Lega Nord e Fratelli d’Italia – mentre hanno votato sì tutti i partiti che sostengono il governo, con qualche malumore all’interno di Nuovo Centrodestra. In calendario per mercoledì 5 febbraio è previsto il voto finale alla Camera sul decreto, che dovrà essere riesaminato e votato dal Senato.

Tensioni
La seduta di martedì alla Camera ha avuto qualche momento di tensione. Il deputato Gianluca Buonanno della Lega Nord si è avvicinato ai banchi del governo agitando un paio di manette, spiegando che la sua era “una iniziativa a titolo personale” e non del partito cui appartiene. Altri leghisti hanno esposto cartelli contro il decreto con scritte “no al libera-mafiosi”, “no al libera-criminali”. I commessi della Camera sono intervenuti per rimuoverli. Alcuni deputati di SEL hanno invece mostrato copie del libro di Corrado Augias bruciato da un militante del Movimento 5 Stelle nei giorni scorsi. Il M5S ha parlato di “indulto mascherato” e la seduta è stata sospesa per alcuni minuti.

Carceri
Il 17 dicembre 2013 il governo approvò il decreto per affrontare il grave problema del sovraffollamento delle carceri, tema ricorrente sul quale si sono espresse organizzazioni a tutela dei diritti dei carcerati e molte istituzioni, a partire dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Come tutti i decreti legge, quello sulle carceri è quindi operativo già da qualche settimana, e secondo il ministero della Giustizia ha portato a una prima serie di benefici. Da quando è stato adottato le persone recluse sono passate da 62.536 a 61.449, circa mille in meno. Il problema resta il sovraffollamento: il ministero stima che in tutto il sistema carcerario in Italia offra 47.711 posti in 205 strutture per la detenzione. Ci sono quindi circa 14mila detenuti in più rispetto alla capienza massima. Le persone straniere detenute sono oltre 21mila e solo 37.335 detenuti sono reclusi in seguito a una condanna definitiva: gli altri sono in attesa di processo, tecnicamente innocenti.

Cosa c’è nel decreto
Il “decreto carceri” prevede una serie di nuove regole per razionalizzare la gestione della popolazione carceraria, incentivando l’utilizzo – quando possibile e sicuro – di strumenti per fare eseguire le pene senza gravare ulteriormente sul sistema carcerario. I due principali obiettivi sono ridurre il numero di carcerati, e quindi il sovraffollamento, dando al tempo stesso più diritti ai detenuti.

Braccialetto elettronico
Il giudice che dispone gli arresti domiciliari dovrà sempre prescrivere i sistemi di controllo elettronici per le persone che manda agli arresti domiciliari, salvo particolari necessità. L’obiettivo è rendere più comune ed esteso l’utilizzo di strumenti come il braccialetto elettronico, che aiutano a mantenere sotto controllo la persona ai domiciliari senza gravare sulle forze dell’ordine. Questi sistemi in molti casi disincentivano l’evasione, che spesso porta a dovere incarcerare la persona interessata, contribuendo ai fenomeni di sovraffollamento.

Domiciliari
Diventa permanente la regola che permette di scontare nell’abitazione in cui si ha il domicilio la propria pena, se questa non è superiore a 18 mesi. La regola vale anche per la parte residua di una condanna. Rimangono comunque tutte le eccezioni del caso previste per delitti gravi o nel caso in cui sia necessario tutelare la persona che ha subito il danno dal condannato.

Sconti
La detrazione della pena, cioè la riduzione dei giorni da passare in carcere prima della liberazione, passa da 45 a 75 giorni a semestre. È una norma temporanea in vigore dal 2010 e che continuerà a essere applicata, con il nuovo conteggio dei giorni, fino al 24 dicembre del 2015. Lo sconto non è applicato nel caso di detenzione domiciliare o di affidamento in prova. Sono esclusi i condannati di mafia e di altri gravi delitti come l’omicidio, la violenza sessuale e l’estorsione. La riduzione dei giorni viene valutata caso per caso, tenendo conto dei suoi costi e dei suoi benefici.

Servizi sociali
L’affidamento in prova ai servizi sociali potrà essere applicato anche a chi è stato condannato o deve ancora scontare una pena residua di 4 anni, spostando quindi il limite in avanti di un anno rispetto all’attuale di 3. Ogni caso sarà esaminato singolarmente e sono previsti periodi di osservazione più stretti nella fase di affidamento. Ai magistrati di sorveglianza, che si occupano direttamente di queste cose, saranno dati maggiori poteri per interventi di urgenza.

Spaccio
L’ordinamento italiano prevede pene severe per lo spaccio di sostanze stupefacenti, anche nel caso di quantità contenute, il cosidetto “piccolo spaccio”, se si verifica la presenza di recidive. Il decreto prevede meccanismi per evitare che siano applicate pene sproporzionate rispetto al reato commesso. I tossicodipendenti minorenni accusati di piccolo spaccio potranno essere sottoposti a misure cautelari con il conseguente invio in comunità.

Affidamento terapeutico
Il “decreto carceri” rimuove il limite di due soli affidamenti terapeutici ai servizi sociali delle persone condannate con problemi di alcolismo e di tossicodipendenza.

Espulsioni
Considerata la grande quantità di persone straniere detenute nelle carceri italiane, il decreto amplia sensibilmente la possibilità dell’espulsione come soluzione alternativa alla detenzione di chi non ha nazionalità italiana. Il meccanismo già esistente per il quale chi è condannato fino a due anni di carcere viene espulso e non incarcerato sarà esteso ai delitti previsti dal testo unico sull’immigrazione. Il decreto prevede l’adozione di sistemi più rapidi per le procedure di identificazione ed espulsione della persona straniera.

Diritti
Viene istituto il Garante nazionale dei diritti dei detenuti, costituito da tre esperti indipendenti presso il ministero della Giustizia. Il loro incarico durerà cinque anni e avranno il compito di verificare il rispetto dei diritti umani nelle carceri e nei centri di identificazione ed espulsione (CIE). Al Garante sono concessi diversi poteri per ottenere documenti, dati, informazioni dagli istituti carcerari e per effettuare particolari raccomandazioni. Ogni anno i tre esperti dovranno compilare un rapporto sulla loro attività da sottoporre alla revisione del Parlamento. Alle persone detenute sono dati nuovi strumenti per effettuare reclami presso le autorità giudiziarie sul loro trattamento in carcere.

Amnistia e indulto
Secondo diversi osservatori, il “decreto carceri” allevia ma non risolve i profondi problemi del sistema carcerario in Italia. Il tema delle condizioni, spesso estreme, in cui vivono le persone detenute è dibattuto da tempo e nell’autunno delle scorso anno è stato nuovamente sollevato dal presidente Giorgio Napolitano. Con un messaggio indirizzato al Parlamento, ha proposto di valutare due misure straordinarie per alleviare il problema nel breve periodo: un indulto pari a tre anni di reclusione limitato ad alcuni reati e un’amnistia (con l’eccezione dei reati di rilevante gravità e allarme sociale). Nell’attuale maggioranza di governo ci sono pareri molto discordanti sull’opportunità di un’amnistia e il tema potrebbe essere accantonato nei prossimi giorni, quando il Parlamento inizierà la discussione e il confronto sul messaggio di ottobre di Napolitano.

foto: il carcere di Regina Coeli a Roma – Giulio Napolitano | LaPresse

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