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  • sabato 1 febbraio 2014

Come sono finiti i colloqui di pace sulla Siria

Male: la prima fase si è conclusa senza nessun risultato, e non è chiaro se ci sarà a breve un secondo tentativo

La prima fase dei colloqui di pace tra il regime siriano e le forze ribelli si è conclusa venerdì 31 gennaio a Ginevra, in Svizzera, senza produrre alcun risultato. I colloqui, cominciati sabato 25 gennaio, non sono nemmeno riusciti a far alleggerire il blocco dell’arrivo di cibo e medicinali che il governo siriano sta praticando in diverse aree del paese occupate dai ribelli.

Secondo diversi osservatori, i colloqui sono falliti principalmente a causa del regime siriano, che ha rifiutato di interrompere la strategia dello starve or surrender, cioè “morite di fame o arrendetevi”. Circa 200 mila persone si troverebbero in aree assediate dall’esercito del governo. Senza trovare accordi su questo punto, è stato impossibile proseguire le trattative su altri. Lakhdar Brahimi, il mediatore delle Nazioni Unite che ha partecipato ai colloqui, ha dichiarato: «Non abbiamo fatto nessun progresso. Le divisioni tra le due parti rimangono ampie, non c’è motivo di fingere che non sia così».

Brahimi ha proposto alle parti di incontrarsi nuovamente a Ginevra il 10 febbraio. Oltre ai rappresentanti del governo siriano e dei ribelli, all’incontro erano presenti anche quelli di diversi altri paesi, tra cui il gruppo “Londra 11”, formato dai paesi che appoggiano l’opposizione siriana moderata (si tratta di Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Germania, Italia, Turchia, Giordania, Egitto, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita). I delegati del regime hanno dichiarato che prima di confermare la loro partecipazione al secondo incontro dovranno consultarsi con il governo siriano. Secondo gli esperti, questa affermazione getta più di un dubbio sulla possibilità che avvengano i prossimi colloqui.

Nelle ultime settimane il segretario di Stato americano John Kerry aveva parlato di “aumentare la pressione” su Assad, ma non ha specificato quali mezzi adottare. Questa settimana, inoltre, il segretario alla difesa americano Chuck Hagel ha dichiarato che il regime siriano sta rallentando volontariamente la consegna del suo arsenale chimico, che aveva promesso di distruggere il 26 settembre 2013.

Nonostante queste dichiarazioni e il fallimento dei colloqui degli ultimi giorni, né il governo americano né gli altri paesi di “Londra 11” hanno annunciato nuove misure per costringere il governo siriano ad accelerare la consegna del suo arsenale chimico, a trattare una soluzione politica alla guerra civile e ad aprire corridoi umanitari verso le aree assediate.

Per raggiungere questi obbiettivi, secondo il New York Times, diversi paesi tra quelli presenti ai colloqui hanno discusso la possibilità di una richiesta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per adottare una risoluzione. Sempre secondo il quotidiano, una mossa del genere potrebbe costringere la Russia – fino ad ora il più importante alleato del regime siriano – a scegliere se appoggiare la risoluzione oppure usare il suo diritto di veto: rimangiandosi quindi le numerose dichiarazioni fatte dal suo ministro degli Esteri sull’importanza di far arrivare aiuti alla popolazione siriana.

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