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  • giovedì 28 novembre 2013

21 donne dei Fratelli Musulmani sono state condannate in Egitto

E sette sono minorenni: è l'ennesima condanna contro gli islamisti dopo la deposizione del presidente Morsi

Aggiornamento del 29 novembre – Il presidente egiziano ad interim, Adli Mansur, ha deciso di graziare le 21 donne sostenitrici del movimento politico-religioso dei Fratelli Musulmani, scrive al Jazeera.

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Mercoledì 27 novembre un tribunale egiziano ha emesso altre condanne nei confronti di esponenti e simpatizzanti dei Fratelli Musulmani, il movimento politico-religioso di cui fa parte il deposto presidente Mohamed Morsi. Il tribunale ha condannato a 11 anni di carcere 21 sostenitrici di Morsi, incriminate per appartenenza a un movimento terroristico, ostruzione del traffico, sabotaggio e uso della forza durante le proteste ad Alessandria del mese scorso: 7 di loro hanno meno di 18 anni e dovranno scontare la pena in un carcere minorile.

Il tribunale ha anche condannato sei leader dei Fratelli Musulmani a 15 anni di prigione, con l’accusa di avere incitato le proteste. Lo stesso giorno 17 religiosi egiziani legati alla Fratellanza sono stati arrestati a Gharbiya, città sul delta del Nilo a nord del Cairo, con le accuse di incitamento alle proteste contro la polizia e l’esercito.

Secondo l’agenzia di stato egiziana MENA altre otto persone sono state messe sotto processo con l’accusa di avere rapito e torturato un avvocato durante le grandi rivolte del 2011 che portarono alla caduta dell’ex presidente Hosni Mubarak. Tra gli imputati ci sono Mahmoud al-Khodeiry, ex giudice vicino ai Fratelli Musulmani; Osama Yassin, ministro della gioventù sotto la presidenza di Morsi; e Ahmed Mansour, presentatore di Al Jazeera, televisione di proprietà dell’emiro del Qatar considerata vicina alle posizioni dei Fratelli Musulmani.

Dal colpo di stato contro Morsi del 3 luglio scorso, in Egitto migliaia di sostenitori dei Fratelli Musulmani sono stati arrestati dalle forze di sicurezza. La repressione nei confronti degli islamisti – e degli oppositori in generale: sono decine i casi di giornalisti arrestati nei mesi passati – è stata fatta passare dal governo ad interim e dall’esercito egiziano come una lotta contro il “terrorismo”. Il 24 luglio il presidente dell’Egitto, Adli Mansur, ha firmato la legge cosiddetta “anti-proteste”, che secondo alcune associazioni e avvocati egiziani rende praticamente impossibile organizzare una manifestazione legale in Egitto. Gamal Eid, direttore dell’organizzazione non governativa “Rete araba per l’informazione sui diritti umani“, ha detto che la legge riporta l’Egitto indietro all’era di Mubarak. Secondo Eid sarebbe addirittura peggiore della legislazione repressiva in vigore in Egitto durante il protettorato britannico. Negli ultimi tre giorni in diverse città dell’Egitto ci sono state manifestazioni contro la legge “anti-protesta” e diverse persone sono state arrestate.

Foto: Sostenitrici dei Fratelli Musulmani in un tribunale di Alessandria, il 27 novembre 2013 (AFP/Getty Images)

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