Berlusconi è all’opposizione

Lo hanno annunciato Brunetta e Romani, è la prima volta da oltre cinque anni: e domani si vota la sua decadenza da senatore

Martedì pomeriggio Renato Brunetta e Paolo Romani, i capigruppo alla Camera e al Senato di Forza Italia – come si chiama il nuovo partito che era il PdL, da qualche giorno: e con la scissione del Nuovo Centrodestra – hanno annunciato l’uscita dalla maggioranza che sostiene il governo guidato da Enrico Letta. L’annuncio è di fatto la conseguenza della ormai raggiunta certezza che mercoledì il Senato voterà la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, leader del partito, in seguito alla sua condanna di pochi mesi fa: anche se l’uscita dalla maggioranza è stata motivata ufficialmente con il dissenso di Forza Italia sulla Legge di Stabilità progettata dal governo.
È la prima volta in cinque anni – dalla caduta del governo Prodi – che Silvio Berlusconi e il suo partito si trovano all’opposizione del governo in carica.

L’uscita di Forza Italia non mette in crisi il governo, perché il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano continuerà a sostenerlo e a garantirgli i numeri per una maggioranza: anche se assai più esigua. Alla Camera il PD ha avuto un premio di maggioranza che dà all’alleanza un vantaggio cospicuo, ma al Senato il vantaggio è calcolato tra i cinque e i dieci senatori – più probabilmente sette – a seconda di chi effettivamente seguirà la scelta di Forza Italia. Le altre novità sono due. Quella dello spostamento a sinistra della maggioranza di governo: il Partito Democratico è infatti passato a essere di gran lunga la forza maggiore che lo sostiene, e l’alleanza delle “larghe intese” è diventata un’alleanza in cui Il PD governa col sostegno di NCD e Scelta Civica, nei fatti. Ed è poi da vedere cosa succederà alla composizione del governo col cambiamento di forze e con l’uscita di alcuni sottosegretari di Forza Italia (oltre che col caso Cancellieri che ancora pesa).

Venerdì, prima del voto sulla decadenza di Berlusconi al Senato, Forza Italia ha convocato una manifestazione a Roma per protestare contro quella che Romani e Brunetta hanno definito la “giornata più amara nella storia del partito” e “un funerale della democrazia”.

Dopo l’annuncio di Brunetta e Romani il presidente Giorgio Napolitano ha incontrato Letta al Quirinale. Napolitano ha poi diffuso un comunicato in cui si legge: «La necessità che ne consegue di verificare la sussistenza di una maggioranza a sostegno dell’attuale governo sarà soddisfatta in brevissimo tempo durante la seduta in corso al Senato con la discussione e la votazione sulla già posta questione di fiducia» sulla legge di Stabilità. La votazione si è conclusa poco prima dell’una nella notte tra martedì e mercoledì: il Senato ha approvato la fiducia al governo Letta con 171 voti favorevoli e 135 contrari.

(Foto Mauro Scrobogna /LaPresse)