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Che diavolo è Xiaomi

La società cinese dove andrà lavorare Hugo Barra, tra gli autori dei successi di Android, che ha lasciato Google per ricominciare da capo con gli smartphone

La scorsa settimana Hugo Barra, uno dei dirigenti di Google che si occupano di Android, ha lasciato il proprio incarico per andare a lavorare in una società cinese produttrice di smartphone che si chiama Xiaomi, e che non è molto conosciuta in occidente. La notizia ha fatto discutere perché è arrivata inattesa e soprattutto perché negli ultimi anni Barra era stato tra i più importanti autori dei successi di Android: in diverse occasioni ne aveva presentato le novità nel corso degli eventi speciali organizzati da Google, facendosi molto conoscere. Non è ancora del tutto chiaro che cosa farà Barra a Xiaomi, una società che diversi osservatori in Cina definiscono la “Apple d’Oriente”.

Come spiega Dan Seifert sul sito di informazione tecnologica The Verge, Xiaomi è stata fondata meno di quattro anni fa e impiega circa 2.400 persone. Produce ricavi per 2 miliardi di dollari all’anno e vende i suoi telefoni solamente in Cina, Taiwan e a Hong Kong (ma ci sono rivenditori che li distribuiscono anche nel resto del mondo, Italia compresa). Anche se non è attiva in Occidente, ha un potenziale mercato enorme e i suoi dati di vendita sono incoraggianti: nel 2012 ha venduto 7 milioni di telefoni, quest’anno confida di venderne il doppio. Sono numeri ancora piccoli, ma bisogna ricordare che meno di quattro anni fa la società nemmeno esisteva.

Come aveva spiegato lo scorso giugno in una intervista al New York Times l’amministratore delegato Lei Jun, Xiaomi al momento vende i propri cellulari quasi al costo di produzione, quindi ottenendo margini di guadagno bassissimi. Lo fa per espandere più rapidamente possibile il proprio mercato e perché è convinta che i guadagni si facciano con i servizi, non con i dispositivi. Una impostazione simile è comune a diverse società occidentali ed è seguita da anni con convinzione da Amazon: i suoi Kindle sono soprattutto il mezzo per poter vendere centinaia di milioni di ebook e, sulle versioni tablet, musica, film, riviste, serie tv e applicazioni.

Lei, che presenta i nuovi prodotti in eventi speciali salendo sul palco con maglia scura e jeans come faceva Steve Jobs, aveva comunque spiegato nella sua intervista che Xiaomi “non è una delle tante società cinesi che fanno telefoni economici” e che ha obiettivi molto ambiziosi, come quello di entrare presto a far parte della classifica delle 500 aziende più rilevanti preparata ogni anno dalla rivista Fortune. Xiaomi ottiene un buon successo tra gli studenti e gli appassionati di tecnologia, disposti a pagare prezzi al di sopra della media dei cellulari cinesi. Lo Xiaomi Phone 2S, il modello più recente, costa circa 370 dollari, quasi la metà del prezzo richiesto in occidente per un Samsung Galaxy S4. Il modello ha caratteristiche paragonabili a quelle del telefono di Samsung o a un HTC One.

Invece di mettere in vendita un nuovo modello ogni sei mesi come fa la maggior parte dei produttori di telefoni, Apple esclusa, Xiaomi usa un calendario di uscite molto più rarefatto. Ogni modello viene venduto per almeno un anno e mezzo, cosa che consente di gestire meglio i guadagni e soprattutto di creare intorno a ogni singolo telefono una quantità considerevole di accessori da abbinare. Il resto dei guadagni, prevede la società, arriverà grazie alla vendita dei servizi associati al telefono, come la possibilità di salvare i propri file online e compagnia.

Xiaomi si è fatta notare in Oriente anche per la versione di Android che utilizza. A differenza di altri produttori, i suoi tecnici hanno lavorato sul sistema operativo rendendolo molto personalizzato, e sotto diversi punti di vista più simile a iOS, quello che fa funzionare iPhone e iPad. La capacità di immaginare diverse alternative nel funzionamento di Android, soprattutto dell’interfaccia, potrebbe essere stato uno dei motivi che hanno convinto Hugo Barra a lasciare Google per sperimentare qualcosa di nuovo in Asia, dove per i produttori di smartphone c’è una prateria di opportunità ancora da esplorare e sfruttare.

Non è ancora del tutto chiaro che cosa farà Barra a Xiaomi, ma sembra si occuperà principalmente dello sviluppo della società in nuovi mercati, fuori dalla Cina. Secondo diversi analisti, l’ex dirigente di Android potrebbe essere la migliore occasione per Xiaomi per fare ordine nella propria strategia di vendite e per espandersi all’estero.

Il problema più serio per Xiaomi in Cina è comune a molte società, anche occidentali, che vendono in Asia: la contraffazione dei prodotti. Considerato il suo successo, diverse aziende si sono messe a produrre cellulari più scadenti che imitano quelli di Xiaomi, marchio compreso. Molti utenti si ritrovano con telefoni fasulli, che funzionano male, e rischiano di ricondurre la loro pessima esperienza a Xiaomi. La società è al lavoro con le autorità cinesi per cercare di limitare il problema, anche se limitare il fenomeno della contraffazione non è per nulla semplice e lo stesso governo cinese è di frequente accusato di non fare abbastanza nel timore di danneggiare l’economia del paese.