4689 grandi opere d’arte, libere da diritti

Quadri di Van Gogh e Rembrandt, fotografie di Evans e Cameron: fanno parte della collezione Getty, che ora sono online e di pubblico dominio

Dal 12 agosto 2013, 4689 riproduzioni di opere d’arte sono state “aperte al pubblico”, liberate dai diritti d’autore, dal J. Paul Getty Trust, una delle principali istituzioni d’arte negli Stati Uniti. Creato nel 1953 da J. Paul Getty, ricchissimo fondatore della compagnia petrolifera Getty Oil Company, il Getty Museum raccoglie enti di ricerca e un museo d’arte con due sedi: una presso il Getty Center di Los Angeles in California, e una alla Getty Villa di Malibu.

Il programma di “liberazione” delle opere si intitola Open Content Program. Il presidente e amministratore delegato James Cuno ha spiegato che «il Getty Museum fu fondato con la convinzione che capire l’arte potesse rendere il mondo un posto migliore, e condividere le nostre risorse digitali è un’estensione naturale di quel pensiero. Artisti, studenti, insegnanti, scrittori e molti altri utilizzano le immagini delle opere d’arte per imparare, raccontare storie, scambiarsi idee e nutrire la propria creatività».

La collezione del museo è frutto delle acquisizioni personali di Getty, scelte tra Stati Uniti e il resto del mondo, dall’antichità fino ai giorni nostri: ci sono quadri di Monet, Van Gogh, Rembrandt, da Vinci, sculture, disegni e molte fotografie degli autori più importanti nella storia tra cui Eugène Atget, Gustave Le Gray, William Henry Fox Talbot, Lewis Wickes Hine, Julia Margaret Cameron e Walker Evans.

La scelta di Getty e le motivazioni citate da Cuno fanno riferimento a una politica molto diffusa negli Stati Uniti per le opere d’arte storiche: la digitalizzazione e l’archiviazione online per permettere una consultazione su Internet del patrimonio artistico e intellettuale del paese, come avvenne qualche tempo fa per gli archivi della Library of Congress.

L’archivio online contiene le immagini e le schede complete da scaricare, utilizzare o condividere in qualsiasi modo, citandone correttamente i credits e seguendo le indicazioni fornite dal programma. L’archivio – il Getty Gateway Search – è completamente consultabile online.