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  • domenica 11 Agosto 2013

La questione del MUOS

La stazione di comunicazione che sarà costruita a Niscemi e che secondo i comitati locali può causare gravi danni alla salute

Venerdì 9 agosto circa un migliaio di manifestanti hanno protestato davanti alla base militare americana di Niscemi (provincia di Caltanissetta), in Sicilia. Nella base dovrebbe essere installata una delle antenne del MUOS, un nuovo sistema di comunicazione dell’esercito americano che comprende altre tre antenne e sei satelliti. Nel corso della manifestazione ci sono stati diversi scontri con la polizia e un militare della Guardia di Finanza è stato ferito.

Secondo i manifestanti, le nuove antenne produrranno un inquinamento elettromagnetico estremamente dannoso per gli abitanti di Niscemi e danneggeranno la fauna dell’area protetta intorno alla base. La questione è complessa, prosegue ormai da diversi mesi e arriva solo raramente sulle prime pagine nazionali.

Che cos’è il MUOS
In queste ultime settimane si sono dette molte cose sul tipo di installazione gli americani vorrebbero costruire nella base di Niscemi. Secondo alcuni si tratta di un radar, mentre secondo altri si tratta di una grande stazione per intercettare comunicazioni. In realtà il MUOS – che sta per Mobile User Objective System – non è nessuna di queste due cose. È un nuovo sistema di comunicazione satellitare a livello globale che sta costruendo il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Il sistema sarà organizzato in una serie di basi terrestri collegate ad alcuni satelliti in orbita geostazionaria. Ciascuna base sarà composta da quattro grandi antenne a forma di parabola, alte ognuna circa venti metri. Tre antenne saranno in funzione, puntate verso i satelliti geostazionari, mentre la quarta sarà tenuta di riserva.

Il MUOS funzionerà con una tecnologia simile a quella degli attuali telefoni cellulari e servirà a fornire un supporto per comunicazioni audio, video e per lo scambio di dati. Uno degli scienziati che hanno lavorato al progetto ha definito il MUOS «un’antenna per cellulari alta 35 mila chilometri». La “cima” dell’antenna sarà costituita da uno dei satelliti, mentre la “base” dagli impianti MUOS a terra: negli Stati Uniti quelli di Honolulu (nelle Hawaii, già operativo) e quello di Norfolk, in Virginia. Un terzo sarà costruito in Australia e un quarto dovrebbe essere costruito a Niscemi.

A Niscemi ha già sede una stazione di comunicazione americana che utilizza il vecchio sistema UHF, che il MUOS dovrebbe sostituire. I primi anni di attività del MUOS dovrebbero essere dedicati ai test e alla sperimentazione, quindi le vecchie antenne UHF non saranno spente immediatamente. Si stima che tutto il progetto costerà circa 7 miliardi di dollari e al momento non è chiaro quando termineranno i lavori nella base di Niscemi.

La storia delle autorizzazioni e della costruzione è molto complessa. I lavori sono stati interrotti e poi ripresi e le autorizzazioni sono state concesse e poi revocate, mentre i tribunali sono stati più volte chiamati a esprimersi su vari aspetti della questione. In un articolo sul suo blog, Mario Filloley ha ricostruito queste complesse vicende fino al febbraio 2013. Lo scorso aprile il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, che durante la campagna elettorale aveva dichiarato di essere contrario al MUOS, ha ordinato una nuova interruzione dei lavori in attesa che l’Istituto Superiore di Sanità formulasse un parere sulla pericolosità delle antenne. Il parere è stato pubblicato il 18 di luglio e la sospensione dei lavori è stata revocata.

Qual è il problema
Secondi chi si oppone alla costruzione, come il comitato NoMUOS, una volta completata la stazione potrebbe causare tumori e altri danni a causa dell’inquinamento elettromagnetico prodotto dalle antenne.

Sulla questione dei danni alla salute del MUOS sono stati prodotti numerosi studi. La maggior parte, tra cui quelli dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente siciliana (ARPAS), hanno concluso che sia le emissioni della antenne che si trovano attualmente a Niscemi sia quelle che saranno installate nel programma MUOS rispettano gli attuali limiti di legge per l’inquinamento elettromagnetico.

Il 18 luglio si è espresso sulla pericolosità del MUOS l’Istituto Superiore di Sanità. L’ente ha dichiarato che, secondo i test preliminari, tutte le norme in materia di tutela delle persone dai campi elettromagnetici sono attualmente “rispettate in larga misura”. Lo studio dell’ISS conferma le conclusioni a cui giunsero nel 2011 i due tecnici Patrizia Livreri e Luigi Zanforlin, chiamati a esprimere un parere prima che la Regione Sicilia desse l’avvio ai lavori.

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