• Mondo
  • giovedì 11 Luglio 2013

Il processo sulle bombe di Boston

Dzhokhar Tsarnaev, l'unica persona accusata degli attentati, si è dichiarato "non colpevole": e fuori dal tribunale c'era chi chiedeva la sua liberazione

Dzhokhar Tsarnaev (si legge “johar tsarnaev”), l’unica persona oggi accusata degli attentati alla maratona di Boston, è apparso ieri in tribunale per la prima volta dal momento del suo arresto, lo scorso 19 aprile: tre giorni dopo l’esplosione di due bombe sul traguardo della maratona di Boston, che hanno ucciso tre persone e ne hanno ferite o mutilate altre 264. Nel sistema giuridico statunitense chi si dichiara colpevole riceve immediatamente la sentenza di condanna, spesso dopo un accordo tra accusa e difesa.

Tsarnaev fu arrestato dopo un giorno e una notte di inseguimenti e sparatorie prima a Watertown, poco distante da Boston, e poi proprio a Boston: fu trovato ferito e nascosto dentro una barca. Suo fratello Tamerlan, col quale secondo l’accusa ha realizzato gli attentati, è rimasto ferito durante una sparatoria con la polizia ed è morto quando Dzhokhar, scappando, lo ha investito e gli è passato sopra con un SUV. Dzhokhar Tsarnaev si è dichiarato non colpevole per tutti i 30 capi d’accusa che gli sono rivolti.

Tsarnaev, che ha 19 anni ed è un cittadino americano di origini cecene, ha passato questi tre mesi nell’ospedale di una base militare a 50 chilometri da Boston: quando fu trovato nella barca aveva una ferita alla gola, che si era procurato forse nel tentativo di suicidarsi. Durante l’udienza di ieri, durata meno di 10 minuti, aveva il braccio sinistro bendato e apparentemente un problema alla parte sinistra del volto, immobile, riferisce chi era in aula. Ha insistito perché fosse lui a rispondere «not guilty» alle domande del giudice Marianne B. Bowler e lo ha ripetuto sette volte. La prima volta un piccolo gruppo di suoi sostenitori, presente in aula, ha risposto con un corale “yes”, sottovoce.

È accusato di aver fabbricato armi di distruzione di massa e di averle fatte esplodere in un luogo pubblico uccidendo e ferendo altre persone, ed è accusato di aver sparato e ucciso un poliziotto di 27 anni, Sean Collier, nell’episodio che il 18 aprile diede inizio all’inseguimento di Watertown. Tsarnaev rischia di essere condannato all’ergastolo o alla pena di morte. Il Massachusetts non applica la pena di morte da 66 anni e l’ha vietata per tutti i casi di cui si occupa lo stato: ma i processi per terrorismo ricadono sotto le leggi federali e per questo la condanna a morte è una delle possibilità in ballo. Sarà in ultima istanza Eric Holder, procuratore generale degli Stati Uniti, a decidere se chiederla.

Secondo l’atto formale d’accusa, inoltre, Tsarnaev aveva con sé un biglietto, sulla barca dove è stato trovato. Nel biglietto ammette di aver realizzato gli attentati, riconosce che l’Islam «proibisce» di uccidere persone innocenti ma aggiunge che «è il governo americano che sta uccidendo i nostri civili innocenti» e che «deve essere punito. Noi musulmani siamo un solo corpo: ferisci uno, ferisci tutti. Smetta di ucciderci e smetteremo anche noi». Stando ai documenti dell’accusa Tsarnaev nei mesi precedenti all’attentato aveva scaricato da Internet parecchio materiale di propaganda islamica, e testi e video di Anwar al-Awlaki, l’esponente di al Qaida più noto e discusso in Rete, ucciso nel 2011 in Yemen da un drone statunitense. Il più radicale dei due fratelli, però, pare fosse Tamerlan: è stato descritto come un musulmano molto osservante, era in contatto con gruppi estremisti ceceni e sia i servizi segreti russi che l’FBI lo avevano tenuto sotto una qualche sorveglianza negli ultimi anni.

Oltre a quel piccolo gruppo di suoi sostenitori, in aula erano presenti le due sorelle di Tsarnaev, alle quali lui a un certo punto ha rivolto un bacio, e una trentina di vittime e parenti delle vittime, molti ancora con le stampelle o privi di una o entrambe le gambe. Nessuno ha inveito contro Tsarnaev, scrive il New York Times, qualcuno ha pianto. Fuori dal tribunale, invece, una trentina di persone ha manifestato con slogan e cartelli a sostegno di Tsarnaev, dicendo che l’attentato di Boston è stato un complotto ordito dal governo americano e che quindi l’imputato è stato incastrato. Il Boston Globe ha parlato con alcuni di loro, che indossavano magliette con scritto “Giustizia per Dzhokhar” o “Ridategli la libertà”. Una donna di New York, 35 anni, ha detto di aver visto «molti video mostrare incongruenze» nella ricostruzione dell’attentato; un ragazzo di Las Vegas ha detto che l’attentato di Boston «è stato fabbricato allo scopo di introdurre la legge marziale» e che le bombe erano «bombe alla Hollywood».

Il processo contro Tsarnaev dovrebbe durare almeno quattro mesi, ma il numero delle persone chiamate a testimoniare, tra 80 e 100, potrebbe prolungare i tempi. La prossima udienza si terrà il 23 settembre. Altre tre persone sono accusate di aver coperto e protetto i due fratelli Tsarnaev durante le ricerche della polizia successive agli attentati.