Berlusconi e il legittimo impedimento

Si attende per oggi la decisione della Corte Costituzionale sulla richiesta di rinvio di un'udienza del processo Mediaset presentata nel 2010

Oggi, mercoledì 19 giugno, la Corte Costituzionale deciderà se riconoscere o meno il legittimo impedimento che l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiese l’1 marzo 2010 per un’udienza del processo in cui era accusato di frode fiscale, nell’ambito dell’acquisto di alcuni diritti televisivi da parte di Mediaset.

In quell’occasione Berlusconi era ancora presidente del Consiglio e i suoi avvocati chiesero che l’udienza del processo, fissata tempo prima assieme ai giudici, fosse spostata a causa di un Consiglio dei Ministri convocato per lo stesso giorno, che però era stato fissato solo una settimana prima: i giudici rifiutarono, poichè secondo loro non esisteva una «specifica e inderogabile necessità della sovrapposizione dei due impegni»: sostenevano insomma che Berlusconi avesse spostato di proposito il Consiglio dei Ministri per non partecipare all’udienza dell’1 marzo 2010. Berlusconi nell’aprile del 2011 presentò alla Corte Costituzionale, da lui stesso definita un organo «di sinistra», un’istanza riguardo il conflitto di attribuzioni fra presidenza del Consiglio e Tribunale di Milano, che la Consulta dichiarò ammissibile il 9 novembre 2011, ma di cui il verdetto è atteso da quasi due anni (sempre nel 2011 prima la Corte e poi un referendum ribadirono che spetta al giudice decidere se l’impedimento di un imputato è “legittimo”).

Nel frattempo il processo è andato avanti, e Berlusconi il 26 ottobre 2012 è stato condannato a 4 anni di carcere e a 5 anni di reclusione dai pubblici uffici, sentenza poi confermata in Appello il 5 maggio 2013. Se oggi la Corte Costituzionale accogliesse l’istanza e ritenesse che il diritto di difesa di Berlusconi sia stato leso, accadrebbero una serie di complicati passaggi giudiziari per i quali (secondo alcuni) il processo tornerebbe davanti alla Corte d’Appello o addirittura, secondo altri, ricomincerebbe dal primo grado di giudizio, rischiando così di cadere in prescrizione (la prescrizione arriverà nel luglio del 2014).

Secondo il Corriere della Sera le speranze che l’istanza venga accolta sono molto poche, e questo ragionamento è basato sul fatto che già nel gennaio 2011, quando venne parzialmente respinta la legge sul legittimo impedimento, il relatore della Corte Costituzionale scrisse nella sentenza che «il principio di leale collaborazione tra poteri ha carattere bidirezionale, nel senso che esso riguarda anche il presidente del Consiglio». L’agenzia ANSA ha però riportato il parere di un presidente emerito della Corte Costituzionale, non pubblicandone però il nome, che afferma che «le possibilità di accoglimento del ricorso sono maggiori di quelle del rigetto. Può la Consulta addentrarsi in una sorta di indagine per stabilire se è vero che una convocazione fu spostata strumentalmente? Le esigenze di un governo possono mutare da un momento all’altro e la Corte non può dire: la data era quella e non si poteva spostare.»

Il parere della Corte Costituzionale potrebbe avere delle conseguenze più ampie, che influenzerebbero la situazione politica italiana: il senatore del PdL Maurizio Gasparri ha detto che se la Corte rigettasse l’istanza di Berlusconi «avremo tutto il diritto di assumere iniziative come, in ipotesi (sic), le dimissioni di tutti i parlamentari PdL». La Corte Costituzionale ha atteso così tanto per dare il proprio parere proprio per il timore delle conseguenze che questo avrebbe sulla politica italiana: la sentenza era infatti già attesa per il 24 aprile 2013, ma in quell’occasione la lettura fu rimandata a causa delle trattative per la formazione del governo di Enrico Letta, sostenuto principalmente dal Partito Democratico e dal Popolo della Libertà, di cui Berlusconi è presidente.

foto: OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images

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