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  • giovedì 13 Giugno 2013

Le nuove accuse di Snowden

La fonte delle inchieste su PRISM ha dato una nuova intervista a Hong Kong: ha parlato di attacchi informatici autorizzati dalla NSA e compiuti anche in Cina

Mercoledì 12 giugno Edward Snowden, l’uomo che ha fornito al Guardian i documenti per l’inchiesta su PRISM e sul controllo della National Security Agency americana sulle informazioni online, ha rilasciato un’intervista al quotidiano di Hong Kong South China Morning Post in cui ha rivelato nuovi dettagli sul programma di sorveglianza condotto da almeno sei anni dalla NSA. Snowden ha detto di trovarsi ancora a Hong Kong, dove si è rifugiato dallo scorso 20 maggio temendo le conseguenze delle sue rivelazioni, e ha fornito diverse nuove informazioni, ancora non verificate dai media, su una serie di attacchi informatici che gli Stati Uniti avrebbero compiuto su larga scala in diversi paesi del mondo, tra cui Cina e Hong Kong.

Le nuove rivelazioni di Snowden, da prendere con cautela
Snowden ha detto al SMCP che la NSA dal 2009 ha controllato molti computer a Hong Kong e in Cina: «Abbiano hackerato i “network backbones” (le infrastrutture maggiori che gestiscono il funzionamento della rete, ndr) – come enormi routers internet, fondamentalmente – che ci hanno dato accesso alle comunicazioni di centinaia di migliaia di computer senza doverne hackerare uno per volta». Tra gli obiettivi scelti dalla NSA a Hong Kong ci sarebbero stati l’Università cinese e alcuni uffici pubblici, imprese e studenti. Secondo Snowden si sarebbero verificati più di 61mila “attacchi” informatici compiuti “globalmente” dalla NSA.

Queste nuove informazioni fornite da Snowden, se confermate, sarebbero una cosa diversa dal programma PRISM – o dalla parte oggi conosciuta del programma PRISM – finora descritto dal Guardian e dal Washington Post: si tratterebbe di veri e propri attacchi informatici portati avanti dal governo statunitense su scala internazionale. In particolare, le rivelazioni di Snowden potrebbero mettere in seria difficoltà il governo di Washington nelle sue relazioni diplomatiche con la Cina, visto che da tempo sono gli Stati Uniti ad accusare il governo cinese di autorizzare attacchi informatici nei confronti di obiettivi americani. Le parole di Snowden vanno prese, almeno per il momento, con grande cautela: Snowden avrebbe tutto l’interesse a spingere Hong Kong e la Cina a rifiutare, per qualsiasi ragione, una eventuale richiesta di estradizione nei suoi confronti da parte del governo statunitense. Lo stesso SMCP ha scritto di avere visto i documenti di cui parla Snowden, ma ha aggiunto che per ora non è possibile verificarne l’autenticità.

Che farà ora Snowden?
Al momento Snowden si trova ancora a Hong Kong, in una località segreta che per ovvi motivi di sicurezza non ha voluto rivelare. Snowden ha detto al SCMP di avere avuto diverse possibilità di allontanarsi da Hong Kong, ma di avere deciso di rimanere lì fino a che non gli sarà chiesto dalle autorità di andarsene. Ha aggiunto di avere fiducia nella legislazione nazionale, e alla domanda se gli sia stato offerto asilo dal governo russo, ha risposto: «Il mio unico commento è che sono grato che ci siano governi che rifiutano di essere intimiditi da una grande potenza».

Le reazioni in Cina e a Hong Kong
Il SCMP ha scritto che in Cina diversi politici si sono divisi riguardo le rivelazioni di Snowden. I nazionalisti hanno accusato i liberali, più vicini a un dialogo con gli Stati Uniti, di rappresentare una grande minaccia per la sicurezza nazionale cinese, e li hanno chiamati “traditori”.

I politici di Hong Kong sono stati fino ad ora molto cauti, e scettici, sulle accuse di Snowden relative agli attacchi informatici statunitensi nel paese. Charles Mok, consigliere legislativo ed ex presidente della “Hong Kong Internet Server Provider Association”, ha detto: «Non penso che questo cambi il quadro più di tanto, [Snowden] non ha detto molto o dato molti dettagli. Penso che il governo di Hong Kong stia ancora prendendo tempo». La presidente del Partito democratico della città, Emily Lau, ha fatto un commento piuttosto insolito, ma allo stesso tempo significativo: «Quelli di noi che lavorano nel campo della politica si sentono sempre come fossero sotto sorveglianza in ogni caso, che si tratti delle autorità di Hong Kong, della Cina o degli Stati Uniti. Hong Kong per molti anni è stata conosciuta come un centro di spie – molte persone vengono qui per svolgere attività di spionaggio».

foto: (PHILIPPE LOPEZ/AFP/Getty Images)