• Mondo
  • giovedì 6 Giugno 2013

Aung San Suu Kyi vuole candidarsi alla presidenza della Birmania

Per poterlo fare deve però ottenere una modifica della Costituzione; si vota nel 2015

Aung San Suu Kyi, attivista e leader dell’opposizione in Birmania, ha deciso di candidarsi alla presidenza del paese alle prossime elezioni, che si terranno nel 2015. Durante un incontro del World Economic Forum sull’Asia orientale, ai delegati riuniti nella capitale birmana Naypyidaw, Suu Kyi ha parlato del futuro del paese concludendo il suo intervento con la speranza di un «cambiamento della Costituzione». Quando il moderatore le ha esplicitamente chiesto se avesse intenzione di presentarsi alle elezioni, lei ha risposto di sì: «Voglio essere candidata alla presidenza e sono sufficientemente sicura sull’argomento».

Suu Kyi ha fatto riferimento alla modifica della Costituzione perché attualmente contiene una norma che impedisce la presidenza a chiunque abbia un marito o dei figli che sono cittadini stranieri. Suu Kyi è vedova di Michael Aris, studioso inglese di cultura tibetana e professore a Oxford. Da lui ha avuto due figli che sono cittadini inglesi: secondo la Costituzione scritta dai militari, quindi, non potrebbe dunque candidarsi alla presidenza.

Aung San Suu Kyi ha 67 anni, ha ricevuto il Nobel per la pace nel 2012 e ha passato gran parte degli ultimi vent’anni agli arresti domiciliari per la sua opposizione al regime: è stata rilasciata solo nel novembre 2010, dopo le elezioni legislative. È anche la leader del partito birmano Lega Nazionale per la Democrazia (LND), la principale formazione politica che si è opposta al regime militare al potere dal 1962, ed è entrata in Parlamento insieme ad altri 33 membri del suo partito lo scorso primo aprile.

Il processo di transizione democratica della Birmania (il cui nome ufficiale dal 1989 è Myanmar) è iniziato tra il 2010 e il 2011, con lo scioglimento della giunta, la liberazione di numerosi dissidenti (fra cui Aung San Suu Kyi) e l’insediamento di un governo “civile”, anche se il partito vincitore delle prime elezioni parlamentari libere è stato il partito di regime, lo Union solidary and development party (USDP) e anche se alle consultazioni presidenziali del gennaio 2011 è stato eletto Thein Sein, attuale presidente ed ex generale che è stato primo ministro negli ultimi anni del regime.