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  • giovedì 23 Maggio 2013

La guerra siriana, in Libano

Gruppi di militanti pro e anti Assad combattono da domenica a nord del Libano, e molti temono che gli scontri possano diffondersi in altre città del paese

Da domenica 19 maggio la guerra civile siriana si sta combattendo anche a Tripoli, una città del Libano – niente a che vedere con la capitale della Libia – che si trova a circa 35 chilometri dal confine con la Siria: si stanno scontrando sostenitori alawiti e oppositori sunniti del presidente siriano Bashar al Assad.

Le violenze, che per il momento sono state seguite molto poco dalla stampa internazionale, sono aumentate di intensità di giorno in giorno, raggiungendo il punto massimo la notte tra lunedì e martedì. In quattro giorni sono state uccise 12 persone, tra cui due soldati dell’esercito libanese, e i feriti sarebbero oltre 130. Il legame tra la guerra siriana e gli scontri a Tripoli deriva da una situazione molto complessa, che riguarda, tra le altre cose, la particolare composizione etnica e religiosa della città libanese e il coinvolgimento sempre più importante nella guerra civile siriana del gruppo libanese estremista Hezbollah, sostenuto da decenni da Assad e dall’Iran.

Tripoli è una città a maggioranza sunnita con una piccola comunità di alawiti, concentrata nella zona in cui si sono verificate molte delle violenze di questi ultimi quattro giorni. Secondo la stampa locale gli scontri stanno coinvolgendo soprattutto due quartieri di Tripoli: il sunnita Bab al-Tabbaneh e l’alawita Jabal Mohsen, divisi tra loro da una strada che si chiama “via Siriana” (come si vede bene dall’immagine sotto pubblicata da BBC).

Nonostante già in passato si fossero verificati episodi di scontri tra gli abitanti dei due quartieri, con l’avvicinamento della guerra civile siriana al confine tra Siria e Libano la situazione è peggiorata: l’episodio più importante, quello che ha dato inizio ai violenti scontri a Tripoli, è stato l’attacco dell’esercito siriano contro Qusayr, città siriana di grande importanza strategica che si trova sulla strada che da Damasco porta alla costa e molto vicino al confine con il Libano. Alla battaglia di Qusayr, che sta andando avanti dalla sera di sabato 18 maggio, stanno partecipando anche molti militanti di Hezbollah. In un discorso del 30 aprile, il leader del movimento, Hassan Nasrallah, aveva detto che gli alleati di Assad – sia l’Iran che lo stesso Hezbollah – faranno qualsiasi cosa necessaria per far sì che i ribelli non vincano la guerra.

Della presenza di Hezbollah a Qusayr si è occupata molto anche la stampa internazionale: diversi militanti feriti nei combattimenti sono tornati nel loro paese per farsi curare negli ospedali libanesi, mentre altri sono morti – secondo il giornale libanese Naharnet sarebbero almeno 75 – e sono stati celebrati come dei martiri. Il segretario di Stato statunitense John Kerry ha definito il contributo di Hezbollah al tentativo di riconquista di Qusayr “molto, molto significativo”, aggiungendo che la sua amministrazione è molto preoccupata che la guerra siriana possa dilagare anche in Libano, destabilizzando il paese.

E qui torniamo a Tripoli. Diversi giovani sunniti della città libanese, in risposta alla partecipazione di Hezbollah alla guerra siriana, hanno deciso di attraversare il confine e andare ad aiutare i ribelli sunniti siriani. Ma non tutti sono arrivati a destinazione: i combattenti del quartiere sunnita Bab al-Tabbaneh hanno accusato il governo di Assad di avere ordinato agli alawiti di Tripoli di bloccare il tentativo di alcuni libanesi di raggiungere la Siria, e gli scontri sono peggiorati.

Mercoledì c’è stato un tentativo di tregua tra le due fazioni, che però è fallito. Della questione si sta occupando in questi giorni anche il presidente libanese, Michel Suleiman, che ha convocato d’urgenza una riunione a Beirut per discutere della sicurezza nel nord del paese. L’esito della riunione non è stato reso pubblico: quello che si sa per certo è che le autorità libanesi hanno promesso di rafforzare la presenza dell’esercito a Tripoli, che è ora autorizzato a rispondere nel caso si dovesse trovare sotto attacco, come è già successo nei giorni scorsi.

foto: militari libanesi nella via Siriana a Tripoli (JOSEPH EID/AFP/Getty Images)