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  • domenica 14 aprile 2013

Il più grande falsario d’Europa

Lo Spiegel racconta la storia di Robert Driessen, che per trent'anni ha realizzato copie di sculture di Alberto Giacometti, diventando ricchissimo

di Francesco Marinelli – @frankmarinelli

Lo Spiegel racconta questa settimana la storia di Robert Driessen, uno dei più grandi falsari d’arte del mondo: il settimanale tedesco lo è andato a intervistare in Thailandia. Da otto anni Driessen vive nel paese asiatico, per evitare di essere arrestato dalla polizia tedesca, ed è proprietario di una caffetteria. Driessen, 54 anni, è nato ad Arnhem, in Olanda. In poco più di trent’anni si è specializzato soprattutto nella creazione di sculture e dipinti falsi, in particolare sulle opere dell’artista svizzero Alberto Giacometti. Con le sue creazioni Driessen e i suoi complici hanno accumulato circa 8 milioni di euro e, secondo un’analisi della polizia, avrebbero creato all’incirca mille sculture false.

Chi è Robert Driessen
Robert Driessen è nato in Olanda nel 1959. A 16 anni, dopo aver abbandonato la scuola, iniziò a dipingere per mantenersi: dipingeva i mulini a vento, i canali, i pescatori, le barche, il mare. Disegnava ritratti tipici del paesaggio olandese, di solito su tele di piccolo formato. Aveva una sorta di agente, che bene o male riusciva a piazzare e vendere alcuni dei suoi quadri in Germania. Fino a quando l’agente gli chiese se fosse in grado di realizzare, copiandole, le opere di alcuni pittori romantici olandesi: Paul Gabriel, Johan Hendrik Weissenbruch, Hendrick Willem Mesdag.

Driessen acquistava nei mercatini alcuni dipinti antichi, poi toglieva la vernice dalla tela e ci lavorava sopra. Dopo alcuni anni iniziò a dipingere anche delle variazioni di opere degli espressionisti, come Emil Nolde, August Macke, Wassily Kandinsky and Karl Schmidt-Rottluff. Si tratta di copie vere e proprie, oppure Driessen modificava le tele, aggiungendo particolari di sua invenzione.

I primi affari
Questa seconda serie di dipinti piacque a molti rivenditori d’arte, che acquistarono diverse sue opere della nuova serie “ispirata” agli espressionisti: tra di essi ci fu anche Michel van Rijn, ritenuto il contrabbandiere d’arte che riuscì a concludere più affari nel mondo. Per un dipinto falso, all’epoca, Driessen era pagato dai 500 ai 700 euro. Fu contattato anche da diversi concessionari: Driessen ricorda una commissione di quindici acquerelli copiati da Nolde, che dipinse in un giorno solo. In tutto ha dipinto circa mille quadri, anche se oggi non vuole più sapere che fine abbiano fatto: qualcuno, dice, potrebbe «essere appeso in un museo olandese o tedesco», mentre altri sono stati venduti da Sotheby’s e Christie’s, due delle case d’aste più importanti del mondo.

Il passaggio alla scultura e la prima copia di Giacometti
Negli anni Ottanta Robert Driessen, grazie ai suoi falsi, era già diventato abbastanza ricco. Iniziò a realizzare le prime sculture nel 1987, con la tecnica della colata. Driessen ha spiegato nel suo racconto allo Spiegel che uno dei fattori decisivi fu il fatto che il mercato delle sculture era all’epoca molto più “ombroso” di quello dei dipinti. Le rifusioni delle sculture erano molto frequenti anche tra gli eredi degli artisti, le fonderie avevano spesso diverse copie dello stesso soggetto, oppure custodivano diversi soggetti commissionati dallo stesso artista, che rendeva difficile tenerne il conto. È così, spiega, che iniziarono a circolare dei falsi e degli originali, indistinguibili tra loro.

La prima scultura che copiò da Alberto Giacometti venne realizzata nel 1998, dopo aver studiato il suo stile, la sua firma, il timbro della fonderia: realizzò una figura sottile di 2,7 metri e la intitolò “Annette”. Tenne la scultura nascosta in casa e soltanto dopo aver trovato un acquirente fece fare la fusione in bronzo. Tramite un mercante d’arte riuscì a incassare dalla sua vendita 250 mila marchi tedeschi. La copia, così come molte altre in seguito, fu acquistata da un mercante d’arte di origini greche che viveva in Germania, identificato come “Guido S.”. La storia andò avanti così per altri dieci anni.

I suoi soci
Guido S., il suo mercante di fiducia, scrisse in seguito anche un libro su queste vicende, inventando la storia che le sculture di Giacometti erano state custodite segretamente da suo fratello, Diego, da cui lui poi le aveva comprate, rivendendole ad alcuni collezionisti in giro per il mondo. Robert Driessen e il suo nuovo socio in affari, Lothar S., cercarono di piazzare queste opere a persone ricche che non conoscevano bene le opere di Giacometti. La maggior parte dei falsi furono realizzati nella fonderia di proprietà di Roel Maaskant, a Brummen, in Olanda.

Alberto Giacometti
Alberto Giacometti è stato uno dei più grandi artisti del ventesimo secolo e ancora oggi, 47 anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1966, le sue sculture sono ritenute le più care del mondo. Tre anni fa una di queste, L’Homme qui marche, è stata venduta all’asta da Sotheby’s per 74 milioni di euro.

Le sue opere rappresentano solitamente figure strane, delicate, allungate, e trasmettono spesso un senso di sofferenza e disperazione. Si stima che Giacometti abbia realizzato poco più di cinquecento pezzi unici, anche se neanche la Fondazione Alberto e Annette Giacometti, fondata da sua moglie, ha mai saputo con certezza quante fossero: esistono più bronzi dello stesso progetto e diversi modelli in gesso, oltre a quelle che egli stesso ha distrutto perché non ne era soddisfatto. Non esiste ancora un catalogo che raccolga tutte le sue opere.

Le tecniche dei falsi
Questo insieme di fattori rese sicuramente più facile il lavoro di Robert Driessen. Come racconta lui stesso, realizzare i falsi fu semplice anche da un punto di vista tecnico: «le figure sono sottili, allungate, amorfe, con una superficie friabile». Driessen impiegava in media 30 o 40 minuti nella realizzazione delle figure più piccole e non sempre si trattava di una replica dell’originale: creò dei modelli che non esistevano tra le opere di Giacometti, progettati da lui stesso, anche se il materiale e gli stampi erano gli stessi delle fonderie con cui collaborava Giacometti.

La latitanza
Nel 2005, Robert Driessen, sua moglie e suo figlio emigrarono in Thailandia: prima di scappare, Driessen bruciò tutte le foto fatte ai suoi falsi, mentre Guido S. continuava a depositare i pagamenti degli affari conclusi sul suo conto in Germania. All’inizio, in alcune occasioni, tornò in Olanda, per continuare a realizzare dei falsi di Giacometti. Nel 2009 venne fermato dalla polizia, che stava indagando anche su Guido S., e lo trattenne per due ore all’aeroporto di Francoforte. Dopo essere stato rilasciato venne tenuto sotto sorveglianza per dieci giorni, dopodiché riuscì a ripartire per la Thailandia.

Cinque mesi dopo, Guido S., Lothar S. e altri due collaboratori vennero arrestati dalla polizia all’aeroporto di Francoforte, mentre cercavano di vendere dei falsi di Giacometti per un valore di 338 mila euro. La polizia riuscì a scoprire anche il magazzino della banda nella città di Magonza, dove vivevano i suoi soci: c’erano 831 bronzi e 171 figure in gesso, tutte nello stile di Alberto Giacometti. Lhotar S. fu condannato a 9 anni di carcere e Guido S. a 7 anni e 4 mesi dal tribunale regionale di Stoccarda che inflisse loro anche pesanti sanzioni pecuniarie. Niente da fare invece con Robert Driessen che, non essendo cittadino tedesco, non può essere estradato dalla Thailandia.

Il falsario più importante d’Europa
Oggi Robert Driessen è uno dei falsari più ricercati, dopo che tre anni fa venne arrestato Wolfgang Beltracchi, un pittore della regione tedesca della Renania che ha realizzato almeno cento dipinti falsi di pittori espressionisti, più o meno nello stesso arco di tempo di Driessen, guadagnando circa 30 milioni di euro. Per questo Driessen, scrive lo Spiegel, potrebbe tranquillamente ritenersi ormai il falsario d’arte più importante d’Europa ancora in libertà.

Foto: sculture di Alberto Giacometti al museo di Amburgo (Philipp Guelland/dapd)

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