Il nuovo piano per salvare Cipro

È stato concordato nella notte, prevede la chiusura della seconda banca più importante dell'isola con grandi perdite per i correntisti più ricchi

Nella notte tra domenica 24 e lunedì 25 marzo i membri dell’Eurogruppo, i ministri delle finanze dei paesi che adottano l’euro, hanno trovato un nuovo accordo per garantire a Cipro il piano di salvataggio da 10 miliardi di euro di cui ha bisogno per affrontare la propria profonda crisi economica ed evitare il collasso del suo sistema bancario. Il patto prevede la chiusura della banca Laiki (Banca Popolare di Ciproa), la seconda più importante di Cipro, i cui obbligazionisti privilegiati e i correntisti con più di 100mila euro ne sosterranno le perdite. Le autorità cipriote hanno assicurato che il piano non interesserà le persone che hanno in banca meno di 100mila euro.

Stando alle prime informazioni, il piano consisterà nel trasferire i conti al di sotto dei 100mila euro da Laiki alla Banca di Cipro, il primo istituto di credito del paese, per la formazione di una “good company”. I depositi sopra i 100mila euro in entrambe le banche, e senza forme di garanzia da parte delle leggi dell’Unione Europea, saranno congelati e utilizzati per ripianare i debiti di Laiki e ricapitalizzare la Banca di Cipro. Su questo punto non c’è ancora grande chiarezza: potrebbe essere fissata una percentuale massima da prelevare da ogni conto e si parla di perdite, per ogni correntista, intorno al 30 per cento. L’operazione sui conti non garantiti dovrebbe avere un valore di circa 4,2 miliardi di euro. Laiki smetterà di esistere e migliaia di persone perderanno il loro posto di lavoro.

Secondo le autorità europee si tratta comunque di una soluzione meno dolorosa di quella prospettata una settimana fa, quando si arrivò a un passo dal prelevare cospicue somme di denaro da tutti i conti correnti attraverso un prelievo forzoso. Il presidente di Cipro, Nicos Anastasiades, ha condotto personalmente le trattative nella giornata di domenica con i rappresentanti dell’Unione Europea (UE), della Banca Centrale Europea (BCE) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Durante uno degli incontri avrebbe anche chiesto ai propri interlocutori se stessero mirando alle sue dimissioni, considerate le grandi chiusure su qualsiasi piano alternativo proposto per il salvataggio di Cipro.

Le autorità cipriote hanno dovuto trovare in tempi molto stretti una soluzione, perché la BCE a partire da lunedì 25 marzo non avrebbe più garantito i fondi di emergenza per garantire la liquidità nel paese, in mancanza del raggiungimento di un accordo. Da una settimana le banche a Cipro sono chiuse per evitare la cosiddetta “corsa agli sportelli“, ovvero il prelievo di massa di denaro da parte dei correntisti. Le transazioni elettroniche sui conti sono limitate e le banche hanno imposto limiti massimi al prelievo di denaro dai bancomat. Domenica 24 marzo i limiti sono stati ulteriormente ridotti: Banca di Cipro li ha portati a 120 euro al giorno, mentre Laiki ha imposto un limite massimo pari a 100 euro. La riapertura delle banche sarà discussa nelle prossime ore, sulla base dei punti per mettere in pratica il piano di salvataggio di Cipro.

Con un comunicato Christine Lagarde, capo del FMI, ha spiegato che l’accordo raggiunto con le autorità cipriote “è un piano credibile, che mette le basi per ricostruire la fiducia nel settore bancario, punto chiave per sostenere la crescita”. Insieme con le autorità europee, il FMI aveva dato la propria disponibilità a erogare un fondo di salvataggio pari a 10 miliardi di euro, a patto che Cipro trovasse autonomamente 5,8 miliardi di euro per affrontare la crisi. Una settimana fa la soluzione scelta da Anastasiades fu quella di proporre un prelievo forzoso da tutti i conti correnti dell’isola, con due aliquote per i conti sotto e sopra i 100mila euro. Il piano fu bocciato dal Parlamento, che non se la sentì di imporre prelievi consistenti anche ai correntisti con pochi soldi in banca.

I primi aiuti finanziari per Cipro saranno erogati a maggio, non appena il piano sarà stato approvato dai paesi che adottano l’euro che prevedono un voto parlamentare per questo genere di cose. Alla BCE spetterà il compito di garantire la liquidità per il sistema bancario cipriota nella fase di transizione.

Seppure molto dolorosa, la nuova soluzione tutela i conti correnti più piccoli dell’isola mentre penalizza i depositi più consistenti. Da anni il sistema bancario dell’isola è utilizzato come un paradiso fiscale, soprattutto da parte di danarosi correntisti russi, che in molti casi hanno sfruttato le banche di Cipro per riciclare e ripulire i loro fondi. Il nuovo accordo penalizzerà soprattutto questi tipi di conti correnti, come richiesto più o meno indirettamente da alcuni paesi europei a partire dalla Germania, che non era disposta a utilizzare il denaro dei fondi di emergenza – derivanti quindi dalle imposte pagate dai propri cittadini – per salvare un sistema mal gestito e basato su operazioni finanziarie poco trasparenti e spregiudicate.