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  • martedì 19 Marzo 2013

L’accordo sulla stampa britannica

I tre principali partiti del Regno Unito hanno deciso che un regolatore indipendente controllerà sugli eventuali abusi, dopo lo scandalo News of the World

I tre principali partiti britannici – il Partito Laburista, il Partito Conservatore e il Partito Liberale – hanno trovato ieri un accordo per riformare alcune norme che riguardano la stampa inglese e gallese. Una riforma del settore è da tempo al centro di un lungo dibattito, sia tra i partiti politici, sia nell’opinione pubblica, iniziato nel luglio del 2011 quando il primo ministro David Cameron ha nominato una commissione d’inchiesta parlamentare a seguito del caso del News of the World, cioè la storia giornalistica e giudiziaria che portò alla chiusura del giornale di proprietà di Rupert Murdoch e la condanna di alcuni giornalisti, per alcune tecniche illecite di intercettazione e violazione della privacy praticate per reperire informazioni e scoop.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

L’inchiesta parlamentare
In particolare, le accuse riguardavano numerose intrusioni illecite nelle segreterie telefoniche, anche nei confronti dei membri della famiglia reale britannica. Negli anni i tabloid britannici si sono effettivamente distinti per la ricerca frenetica, e con pochi scrupoli, di fotografie e “notizie”, riguardo personaggi famosi in generale. Nell’ultimo anno il dibattito, proseguito con un’inchiesta parlamentare nominata “Leveson Inquiry“, si è allargato anche all’interno dei giornali stessi, per discutere e rivedere metodi giornalistici che sono apparsi in molti casi illeciti. L’inchiesta era stata promossa dallo stesso Cameron per riformare la pratica e l’etica della stampa britannica ed era iniziata il 13 luglio 2011: a capo della Commissione era stato nominato il giudice Justice Leveson.

La commissione d’inchiesta ha chiesto che la stampa – che fin qui si è autoregolata con suoi organismi – nomini un organismo indipendente, riconosciuto dalla legge, che scriva un nuovo codice di comportamento, in grado di garantire ai cittadini una vera assistenza in caso di abusi.

L’accordo
L’accordo trovato oggi dai partiti prevede l’istituzione di un regolatore indipendente tramite un regio decreto legge, cioè un atto avente forza di legge che dovrà essere emanato dalla regina Elisabetta II. I partiti non hanno ancora deciso se istituire il regolatore anche tramite un’apposita legge: il leader del Partito Laburista, Ed Miliband, e il leader dei liberali e vice primo ministro Nick Clegg hanno detto di essere favorevoli, mentre David Cameron ha detto di essere contrario. L’accordo prevede una clausola per cui un’eventuale modifica del regio decreto legge dovrà essere approvata dalla maggioranza dei due terzi in ognuna delle camere del Parlamento. Inoltre il provvedimento in futuro potrà essere cambiato solo in determinate condizioni.

Non si tratta di una nuova legge sulla stampa, ha spiegato Cameron, «non ci sarà scritto cosa può fare o non può fare la stampa, cosa che non riguarda il Parlamento». I dettagli non sono stati specificati ma i partiti hanno fatto sapere che la figura del regolatore sarà in grado di forzare un giornale a correggere le cose sbagliate, dopo le eventuali verifiche, e pubblicare delle scuse. Inoltre potrebbe anche avere la possibilità di comminare delle ammende nel caso in cui si dovessero verificare degli abusi nella vita privata delle persone: «La libertà di stampa non ha nulla da temere da quanto è stato concordato», ha detto Ed Miliband, leader dei laburisti.

La posizione della stampa
Tra le varie testate non c’è un punto di vista unico sull’accordo, né sulle regole da inserire in un nuovo codice di comportamento. Alcune proposte di riforma sono state fatte dal presidente del Press Board of Finance e dal presidente della Press Complaints Commission, gli organismi con cui oggi la stampa britannica si autoregola: alcune delle principali testate, tra cui il Times, il Guardian, il Financial Times e l’Independent, hanno fatto sapere di non condividerle, ma hanno specificato di essere favorevoli ai criteri generali stabiliti dalla commissione d’inchiesta.

Foto: Christopher Furlong/Getty Images