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  • sabato 2 Marzo 2013

È cominciato il sequester

Democratici e repubblicani non hanno trovato un accordo: Obama ha firmato i primi 85 miliardi di dollari di tagli, che ha definito «stupidi e arbitrari»

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato ieri notte un ordine per mettere in atto 85 miliardi di dollari di tagli lineari al budget del governo federale. È la prima quota di un programma di tagli automatici da 1.200 miliardi entro il 2021, il cosiddetto sequester, di cui si è discusso molto negli USA nelle ultime settimane. Circa metà del totale colpirà le spese per la difesa, mentre il resto porterà alla riduzione delle ore di lavoro, e quindi degli stipendi, di molti impiegati pubblici, mentre altri saranno prepensionati. «Non sarà un’apocalisse – ha detto Obama – è solo stupido. E farà male».

A causa del sequester, infatti, circa 800 mila impiegati avranno la loro settimana lavorativa e il loro stipendio ridotto. Saranno diminuite le ore di volo a disposizione degli aerei da guerra mentre la manutenzione di alcuni equipaggiamenti sarà rimandata. Anche lo schieramento di una seconda portaerei e del suo gruppo – cinque-sei navi in tutto – nel golfo Persico, come misura di dissuasione nei confronti dell’Iran sarà annullato dopo essere già stato sospeso.

Se portati al loro compimento, aveva detto il responsabile della commissione del Congresso sul bilancio federale, i tagli potrebbero costare all’economia americana mezzo punto di PIL di crescita e 750 mila posti di lavoro nel solo 2013 (per avere un termine di paragone, tra settembre e dicembre l’economia USA ha creato 714 mila posti di lavoro). Per ora, le misure già firmate da Obama sono tutto sommato limitate: 85 miliardi di dollari sui circa 15.000 dell’economia americana è poco più dello 0,5 per cento del PIL.

Il sequester venne “programmato” due anni fa, come parte del piano che permise all’amministrazione Obama di alzare il tetto dell’indebitamento massimo degli Stati Uniti. In sostanza, il sequester è un piano di pesanti tagli lineari che erano stati programmati per scattare ieri se il Congresso non fosse riuscito ad accordarsi su un piano di tagli al budget più ordinato e strutturato. In altre parole, il sequester doveva essere una misura così pesante e dolorosa da fare da incentivo ai leader dei repubblicani e dei democratici per trovare un accordo.

Era un meccanismo non molto diverso da quello del più famoso fiscal cliff: per il quale, se entro i primissimi giorni di gennaio non si fosse trovato un accordo sulla riduzione del deficit del bilancio, sarebbe scattato un piano di tagli alla spesa così ampio (molto più ampio del sequester, e sopratutto mirato anche alla spesa sociale) da mandare a gambe all’aria l’economia. Il 2 gennaio, democratici e repubblicani hanno trovato un accordo per evitarlo.

Nel caso del sequester, secondo il Wall Street Journal, i due partiti non sono mai stati nemmeno vicini a trovare un’intesa. I repubblicani si sono opposti a qualunque aumento di tasse, mentre per i democratici il “sostituto” del sequester doveva essere composto in parti uguali da riduzioni di spesa e aumento delle tasse – in particolare sotto forma di “chiusura” delle cosiddette tax loopholes, le scorciatoie ed esenzioni fiscali che permettono sopratutto ai più ricchi di pagare aliquote molto basse.

Alcuni leader dei repubblicani hanno fatto sapere di essere disposti ad abolire alcune di queste esenzioni come parte di una riforma fiscale più ampia, che preveda in sostanza un abbassamento delle tasse. Anche Obama ha parlato di tornare a discutere di una riforma, terminate le infruttuose trattative sul sequester. Per lui la riforma dovrebbe produrre un piano di riduzione del deficit sul lungo periodo, quindi è chiaro che intende alzare le tasse. La trattativa, ha detto Obama, «potrebbe durare un paio di settimane o anche un paio di mesi».

La prossima tappa sarà il 27 marzo, la data entro la quale il Congresso dovrà votare la “finanziaria” che permetterà al governo di spendere circa mille miliardi di dollari per mantenere l’amministrazione funzionante fino al 30 settembre. La cifra che sarà stanziata è piuttosto importante: se sarà sopra i mille miliardi, significa che il budget federale sarà abbastanza grande da annullare i tagli del sequester, ma i repubblicani hanno già fatto sapere che approveranno la legge soltanto se lo stanziamento sarà inferiore ai mille miliardi. Probabilmente i democratici non cercheranno di aggirare il sequester, ma cercheranno di contrattare la possibilità di modulare e rendere più flessibili i tagli previsti.