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  • sabato 22 Dicembre 2012

Il caso di Nancy Lanza

Il Washington Post si chiede perché, in molte commemorazioni per la strage di Newtown, la madre dell'assassino non viene inserita nel totale dei morti

Un articolo del Washington Post si occupa della copertura che i media hanno dato alla figura di Nancy Lanza, la madre di Adam Lanza, autore della strage di Newtown in cui sono morte 28 persone: 20 alunni della scuola elementare Sandy Hook, sei membri del personale della scuola, l’autore della strage, Adam Lanza, e sua madre, Nancy, la ventisettesima vittima.

In pochi, scrive il Washigton Post, contano Nancy tra le vittime o le hanno dedicato una parte nelle commemorazioni e nei gesti simbolici di questi giorni. Ad esempio, all’inizio della strada che conduce alla Sandy Hook School sono stati sistemati 26 abeti, ognuno con il nome di una delle vittime. Ma nessun albero è stato dedicato a Nancy Lanza.

Sempre 26 erano le candele, rette ognuna da uno studente, durante la cerimonia di commemorazione all’Università del Connecticut, tenuta lunedì scorso prima di una partita di basket. E 26 sono gli abeti di plastica, vicino alla scritta «In memoria delle vittime della Sandy Hook», in un supermercato del centro di Newtown.

Una spiegazione di questa rimozione di Nancy dall’elenco delle vittime la ha data al Washington Post Himansu Patel, gestore del supermercato: «Forse da qualche parte c’è un pensiero nascosto: che la madre dell’assassino possa essere responsabili per avergli lasciato libero accesso alle armi». Le armi che Adam Lanza ha usato per compiere la strage (un fucile e due pistole), infatti, erano di proprietà della madre, custodite in un armadietto nello scantinato di casa, vicino al computer dove Adam passava gran parte della giornata.

Questa sembra essere l’unica spiegazione, visto che Nancy non ha infranto nessuna legge e ha sofferto una morte violenta. A causa della grande attenzione dei mezzi di comunicazione sulla strage, negli ultimi giorni sono emersi parecchi nuovi dettagli sulla sua vita, basati anche sui racconti di amici e parenti.

Il Washington Post, in particolare, scrive di aver effettuato molte interviste in giro per il paese ad amici e parenti. Nancy Jean Champion, il suo nome da nubile, avrebbe avuto «un’infanzia serena» a Kingston, New Hampshire. Si sposò nel 1981 con Peter Lanza, un dirigente di impresa, e si trasferì a Newtown, non molto lontano da dov’era cresciuta.

Lo Hartford Courant, il principale giornale del Connecticut, scrive che la separazione tra i coniugi Lanza, terminata con un divorzio nel 2009, fu serena. Dopo di questa, Adam passava del tempo sia con la madre che con il padre. Peter lasciò a Nancy la grande casa di Newtown e le assicurò che non avrebbe mai dovuto lavorare un giorno in vita sua, dice il giornale locale. Il Courant scrive anche che chi la conosceva ricorda che era una persona generosa e impegnata nel volontariato.

Ma, scrive ancora il Washington Post, dopo il divorzio Nancy cominciò ad avere abitudini piuttosto particolari. Iniziò a procurarsi numerose armi da fuoco e a frequentare poligoni di tiro. Ne parlava normalmente agli amici come di un suo passatempo. Spesso portava con sé anche Adam per far pratica insieme a lui con le armi che aveva acquistato. Secondo la cognata, Nancy era una survivalist, una di quelle persone che, spesso in maniera compulsiva, accumulano armi e scorte in preparazione di un’eventuale apocalisse.

(Tutto quello che c’è da sapere sulle armi negli Stati Uniti)

Per quanto Nancy fosse aperta, scrive l’Associated Press, e frequentasse diverse volte a settimana un ristorante in cui si incontrava con gli amici, la sua vita domestica, i suoi problemi e le difficoltà era argomenti di cui non parlava mai. Secondo il Washington Post, Nancy non accettava visitatori a casa sua. A causa di questi lati problematici come l’accumulo di armi, per quanto molti la considerino la prima vittima della strage, altri pensano che debba meritare almeno una parte della colpa per quanto accaduto alla Sandy Hook.