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  • martedì 18 Dicembre 2012

Una brutta storia di cronaca indiana

Una ragazza è stata violentata su un autobus da un gruppo di uomini: è in condizioni critiche, la stampa ne parla molto e c'è chi ha chiesto la pena di morte per i colpevoli

Negli ultimi giorni in India si discute molto del caso di una ragazza violentata da un gruppo di uomini in un autobus a Delhi, la scorsa domenica.

La ragazza, una studentessa di infermieristica di 23 anni, era salita sull’autobus di una società privata verso le 21, insieme a un amico di 28 anni. Sul bus c’erano sette uomini, compreso l’autista Ram Singh. I due ragazzi hanno avuto una discussione con gli altri passeggeri, quasi tutti ubriachi, che hanno iniziato a infastidire la ragazza. Il capo della polizia di Delhi ha raccontato che «l’amico della vittima ha combattuto con coraggio gli aggressori cercando di salvare l’amica, ma è stato duramente picchiato. La donna ha cercato a sua volta di proteggerlo, ma è stata picchiata e trascinata sul fondo dell’autobus, dov’è stata violentata». I due sono stati poi spogliati e gettati fuori dall’autobus e abbandonati su un’autostrada. L’autista ha condotto l’autobus nel quartiere di Noida, dove lo ha ripulito insieme agli altri passeggeri.

La polizia ha arrestato l’autista del bus e altre tre persone: suo fratello Mukesh, Vinay Sharma, che lavora come assistente in una palestra, e un venditore di frutta, Pawan Gupta. I tre verranno portati in tribunale domani mentre il fermo per l’autista durerà altri cinque giorni e l’accusa contro di lui verrà formulata in tribunale il 23 dicembre. Gli altri tre uomini presenti sull’autobus sono ancora ricercati dalla polizia. Nel frattempo la ragazza è ricoverata in ospedale in condizioni critiche ed è attaccata a un respiratore.

La vicenda ha indignato buona parte dell’opinione pubblica ed è stata discussa oggi nel parlamento indiano. Esponenti di diversi schieramenti politici si sono detti scioccati e arrabbiati per l’accaduto e hanno chiesto severe punizioni per i colpevoli. Alcuni hanno chiesto di applicare la pena di morte, come deterrente e considerato che la ragazza è in fin di vita. Altri hanno proposto di introdurre la pena di morte come pena per le violenze sessuali. Di norma in India lo stupro comporta una pena massima di dieci anni di prigione, mentre la pena di morte è riservata ad alcuni casi di omicidio e nei casi di incitamento armato contro la nazione.

Il ministro della Sicurezza interna, Sushil Kumar Shinde, si è impegnato a rendere la città più sicura per le donne e ha promesso la creazione di un comitato da lui diretto che «valuterà cosa c’è da cambiare sulla base di suggerimenti avanzati in parlamento». Shinde ha detto che i percorsi usati spesso dalle donne di notte dovranno essere identificati e pattugliati dalla polizia.

Molte donne indiane preferiscono non salire sugli autobus per evitare molestie sessuali, che a quanto pare sono piuttosto frequenti anche a causa del costante affollamento. Secondo una ricerca condotta qualche anno fa dall’organizzazione no profit Jagori, circa l’80 per cento delle donne – su 500 intervistate – ha detto di aver subito molestie sessuali sugli autobus o su altri mezzi di trasporto pubblico. Secondo dati ufficiali, nel 2011 a Delhi sono stati denunciati 572 stupri; quest’anno la polizia ne ha registrati 635.

Foto: Una manifestazione di protesta contro i responsabili dello stupro. (AP Photo/Tsering Topgyal)