Salta il taglio delle province?

Il Senato dice che non farà in tempo a convertire il decreto a causa dei troppi emendamenti presentati in commissione Affari costituzionali

Lo scorso 31 ottobre il governo aveva approvato un decreto legge che dimezzava il numero delle province italiane riducendole a 51. La riforma non riguardava le regioni a statuto speciale e, come per ogni decreto legge, doveva essere convertita dal Parlamento entro sessanta giorni. La crisi di governo determinata dal ritiro del sostegno da parte del PdL, e la conseguente fine anticipata della legislatura, impedirà probabilmente la conversione in legge del decreto. Il PdL ha detto che garantirà l’approvazione soltanto della legge di stabilità e del decreto sviluppo.

Il decreto che riorganizzava le province italiane non sarà convertito in legge. E’ quanto è emerso dalla seduta della commissione Affari costituzionali che si è tenuta questa sera, preceduta da una riunione ristretta dal presidente di commissione Carlo Vizzini, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi e il sottosegretario Antonio Maraschini.

Commissione e governo hanno preso atto della quantità di emendamenti e subemendamenti presentati al provvedimento e hanno ritenuto che non fosse possibile approdare in aula domani pomeriggio come stabilito dal calendario del Senato. “Il destino di questi mesi è di perdere occasioni importanti – ha commentato Vizzini – è stato fatto uno sforzo per trovare le condizioni complessive per approvare questo provvedimento atteso ma non è andato a buon fine”.

“Il governo – ha commentato Patroni Griffi – ha fatto quello che poteva. Oggi ha preso atto della situazione”.

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foto: Mauro Scrobogna /LaPresse