Due endorsement per le primarie

Adriano Sofri e Alessandro Baricco spiegano su Repubblica perché appoggiano, rispettivamente, Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi

Oggi su Repubblica Adriano Sofri e Alessandro Baricco spiegano perché, tra i candidati del centrosinistra alle primarie di domani, il prossimo presidente del Consiglio dovrebbe essere Pier Luigi Bersani, in un caso, e Matteo Renzi nell’altro.

Ci serve un Ulisse, di Adriano Sofri.

Caro Pierluigi Bersani, come va? Mi auguro che lei vinca queste primarie. Poi, proverbialmente affidabile com’è, dovrà guardarsi anche un po’ da se stesso. Perché la crisi sfugge alla normale amministrazione. È normale amministrazione anche quella che, riconoscendo e anzi accentuando la drammaticità della crisi, s’ingegna a rincorrerne i disastri senza toccare la logica che l’ha causata.

In una barca che fa acqua e va a fondo, chi usi un secchiello per svuotarla (tecnicamente: aggottare) può tutt’al più rinviare l’affondamento, non sventarlo. È quello che sta avvenendo in Europa col debito: governi, di banchieri o di politici, aggottano più o meno affannosamente, e la barca va a fondo. Dunque lei, che ha il pregio di non disdegnare i secchielli, e di usare volentieri l’espressione “un po’” – “si può fare un po’ meglio”, dice, come un riformista emiliano, e un po’ anche come lo scrivano Bartleby – affronterà il dilemma della crisi: correre di qua e di là a rattoppare le falle, o provare a convertire modi di lavoro, di consumo, di vita. Intanto, restituendo alla politica internazionale il primato che la finanza ha confiscato.

Gli speculatori fischiettano l’Internazionale, gli sfruttati hanno dimenticato le parole. Il riscatto della politica non è il ritorno alla sovranità degli stati nazionali umiliata dal rating. Dipendiamo dal mondo intero, e possiamo fare che il mondo dipenda un po’ anche da noi.

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L’uomo che rischia, di Alessandro Baricco.

Da che parte sto, si sa: a sinistra. Visto che c’è questa possibilità di scegliere il nostro candidato alle prossime elezioni, ecco cosa farò domenica. Uscirò di casa, armato di una certa pazienza, e andrò a votare Renzi alle primarie. Perché lo farò è cosa di scarsissimo interesse, ma perché lo farà un sacco di gente, questo è un fenomeno interessante, e non sono proprio sicuro che tutti l’abbiano capito bene. Posso dare, con tutta la modestia possibile, un aiutino?
Io credo che tutto nasca dal fatto che lui non ha scalato un partito, il suo, ma l’ha sfidato. L’ha fatto una prima volta a Firenze, vincendo, e ora ci sta riprovando. In un certo senso sembra aver imparato la lezione di Veltroni: se aspetti che il partito ti digerisca e ti lasci passare, quando ti apriranno le porte sarà irrimediabilmente troppo tardi. Per cui: saltare passaggi, accelerare, aggirare l’apparato e, con coraggio, rischiare.

Fare un gesto del genere porta Renzi ad essere, istantaneamente, la punta di un iceberg enorme: tutta quell’Italia che, a tutti i livelli, dal piccolo ufficio pubblico al campo aperto del lavoro e della competizione, è stata stoppata dagli apparati o che è riuscita ad emergere non grazie alla vischiosità del sistema, ma nonostante quella. È un’Italia viva, che ha forza e idee, ma che il sistema riesce a bloccare o, in qualche modo, a disinnescare.

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