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  • mercoledì 7 Novembre 2012

Secondo giorno di sciopero in Grecia

Le foto degli scontri con la polizia, dopo lo sciopero generale iniziato ieri in maniera pacifica

Aggiornamento delle 20.40
Nelle strade intorno il Parlamento greco ad Atene la polizia ha sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti che stavano protestando già da questa mattina per uno sciopero generale organizzato dai due principali sindacati contro le misure di austerità votate oggi. Migliaia di manifestanti hanno occupato la piazza e le forze dell’ordine hanno cercato di allontanarli con i cannoni d’acqua. Le violenze sono iniziate dopo che un piccolo gruppo di persone ha cercato di sfondare una barricata ed entrare nella sede del Parlamento dove era in corso una sessione per votare le misure. I lavori sono stati anche interrotti perché i dipendenti che lavorano nel parlamento sono usciti per unirsi allo sciopero, insieme agli esponenti dell’opposizione. I manifestanti hanno lanciato bombe molotov contro la polizia e ci sono stati degli incendi.

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In Grecia oggi continua lo sciopero generale di 48 ore iniziato martedì e organizzato dai due principali sindacati del paese per protestare contro le misure di austerità che verranno votate oggi in Parlamento. Si tratta del terzo sciopero generale degli ultimi due mesi. Ad Atene la protesta di martedì è stata meno partecipata e decisamente più pacifica del solito: in Grecia praticamente nessuna grande manifestazione in questi mesi era stata mai completamente pacifica e senza violenze, mentre ieri non si sono verificati scontri né incidenti. Secondo la polizia hanno manifestato circa 40 mila persone, tra cui autisti di tram, taxi, metro, autobus, insegnanti, giudici, avvocati, funzionari delle poste e dipendenti pubblici in generale. Il traffico nella capitale è rimasto bloccato per alcune ore e molti voli sono stati cancellati o ritardati. Anche nella città settentrionale di Tessalonica c’è stata una protesta a cui hanno partecipato circa 20 mila persone.

Le misure di austerità prevedono circa 13,5 miliardi di euro di tagli alla spesa pubblica da attuarsi entro il 2016, tra cui la sospensione della tredicesima e della quattordicesima per gli impiegati pubblici, l’aumento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni, tagli dal cinque al dieci per cento per le pensioni di più di mille euro al mese. Il provvedimento prevede anche un ulteriore aumento delle tasse, tagli agli stipendi di professori universitari, medici, giudici, diplomatici e membri delle forze armate, e nuove riforme che rendono più facile assumere e licenziare i dipendenti.

Domenica il parlamento greco dovrà votare anche sul budget rivisto per il 2013-2014 e presentato la scorsa settimana dal ministro delle Finanze Yannis Stournaras: prevede per il prossimo anno un’ulteriore contrazione dell’economia superiore al 4,5 per cento e l’aumento del debito pubblico, che raggiungerà i 346 miliardi di euro o il 189 per cento del prodotto interno lordo.

L’approvazione delle misure di austerità e del nuovo budget è necessaria per ottenere un prestito di 31,5 miliardi di euro promesso dall’Unione europea, dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca centrale europea. Senza i fondi le casse dello stato greche rischiano di restare senza soldi entro il 16 novembre, quando è prevista una delle scadenze per il pagamento del debito pubblico. Il primo ministro Antonis Samaras sta cercando di ottenere il sostegno dei più scettici nella coalizione che lo sostiene e si prevede che l’austerità passerà seppur con una maggioranza limitata.