Che succede alla Lega

Venerdì e sabato a Torino durante gli "Stati generali del Nord" Roberto Maroni tenterà di presentare un partito meno identitario e più pragmatico

In mezzo ad agitazioni della politica nazionale che sembrano vederla defilata, la Lega Nord ha organizzato un’iniziativa al Lingotto di Torino per venerdì e sabato, descritta come gli “Stati Generali del Nord”, e dal titolo “Prima il Nord!”. Per due giorni imprenditori, sindacalisti, amministratori e politici, non solo della Lega, discuteranno di “soluzioni concrete ai problemi concreti” del Nord Italia. Parteciperanno, tra gli altri, il ministro Corrado Passera, i governatori Zaia, Cota, Scopelliti, il sindaco di Verona Flavio Tosi, il segretario della CISL Raffaele Bonanni e il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Il momento centrale sarà il discorso di Roberto Maroni, dallo scorso luglio segretario della Lega Nord, previsto per sabato 29 a mezzogiorno.

Il convegno è spiegato da tutti gli osservatori, e dagli stessi dirigenti leghisti, come il più significativo appuntamento fin qui della “nuova Lega”, ed effettivamente già osservandone l’organizzazione e la presentazione si notano diverse differenze rispetto alla storia del partito sotto la guida di Umberto Bossi. Nei documenti non si parla da nessuna parte di “secessione” né di Padania, e persino il nome del partito è ridimensionato rispetto allo slogan “Prima il Nord!”, adottato da Maroni fin dal suo insediamento da segretario. Sul sito Internet dell’iniziativa di Torino non appaiono né il simbolo né il nome della Lega Nord. La stessa scelta di Torino – città da anni governata dalla sinistra, e fuori dal recinto lombardo-veneto in cui la Lega è storicamente più forte e popolare – viene letta come frutto del desiderio di Maroni di “normalizzare” il partito e farlo assomigliare di più alla CSU, il partito regionalista bavarese tedesco. Lo scopo di questa operazione di rinnovamento è ben descritto oggi da Marco Cremonesi sul Corriere della Sera: “riconquistare i ceti produttivi settentrionali accreditandosi come l’interlocutore naturale di chi sul territorio crea ricchezza”.

(Che cos’è la Lega Nord, foto da un’altra epoca)

La proposta che sta al centro di questo progetto, e che supera anni di generiche e identitarie insistenze leghiste su secessione e Padania, è quella della “macroregione” o “euroregione padana”. Nelle parole di Maroni, che ha annunciato una raccolta di firme per presentare sul tema una proposta di legge di iniziativa popolare, si tratta di “una federazione di regioni che attraverso un referendum possa definire un proprio sistema fiscale autonomo. Proponiamo che le regioni del nord, Piemonte, Lombardia e Veneto, si tengano i tre quarti del gettito fiscale che pagano i cittadini come tasse. Oggi questo è mediamente un terzo, quindi noi proponiamo di aumentare del 110 per cento le risorse di queste tre regioni”.

Nel frattempo continuano le inchieste sulla gestione dei rimborsi elettorali ricevuti negli ultimi anni dalla Lega Nord, quelle che hanno portato alle dimissioni di Umberto Bossi e della definitiva ascesa di Maroni alla guida del partito. Lo stesso Maroni ha annunciato una settimana fa che “i magistrati di Milano hanno restituito alla Lega 350.000 euro e i diamanti che qualcuno aveva comprato con i soldi nostri” e che ha “dato disposizione perché sia tutto devoluto alle sezioni che hanno bisogno di aiuto”. Il rinnovamento della classe dirigente leghista, già mediamente più giovane di quella degli altri partiti, era iniziato ancora prima degli scandali, quando in molti congressi locali i gruppi cosiddetti “maroniani” avevano sconfitto i candidati più vicini a Bossi. A completare il quadro, la Padania ha inaugurato oggi il suo restyling.

Sul fronte nazionale, questa fase di “ricostruzione” del partito è coincisa fin qui con un minore attivismo da parte della Lega anche nell’opposizione al governo Monti. Roberto Maroni è arrivato a dire di non essere nemmeno certo della partecipazione della Lega alle prossime elezioni politiche – “non abbiamo ancora sciolto la riserva” – che il vero obiettivo sono le elezioni regionali del 2015, alle quali per il partito “è importante stravincere”.

foto: LaPresse