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  • martedì 25 Settembre 2012

8 cose sul Lazio dopo Polverini

Come si è arrivati alle dimissioni del presidente della Regione, la crisi del PdL e il ruolo del PD nella gestione dei fondi, che cosa succede adesso

Ieri sera, poco prima delle edizioni principali dei telegiornali, Renata Polverini ha tenuto una conferenza stampa in cui ha infine annunciato le proprie dimissioni da presidente della regione Lazio. L’annuncio è arrivato dopo una settimana di incertezze sul destino del suo incarico e della sua maggioranza, coinvolta nella vicenda dell’uso improprio e poco trasparente, per lo meno, dei finanziamenti al gruppo consiliare del Popolo della Libertà. Solo venerdì scorso Polverini aveva annunciato in Consiglio di voler proseguire in seguito all’approvazione da parte dello stesso Consiglio di una nuova serie di tagli, presentati come la soluzione per riportare trasparenza e dignità alle istituzioni del Lazio. L’ex presidente aveva concluso il proprio intervento dicendo ai consiglieri che “se ve la sentite di andare avanti, io me la sento”.

Le dimissioni dei consiglieri
Nonostante gli annunci di Polverini sulla risoluzione della crisi, negli ultimi giorni le cose in Regione per l’ex presidente sono peggiorate. Tra domenica e lunedì mattina, tutti i consiglieri dell’opposizione hanno annunciato le loro dimissioni, 29 in tutto. Le dimissioni di altri 7 consiglieri avrebbero determinato lo scioglimento automatico del Consiglio regionale. Alle dimissioni dell’opposizione si è aggiunto l’unico consigliere di Futuro e Libertà per l’Italia e, nel pomeriggio, Pier Ferdinando Casini ha comunicato a Polverini che anche i suoi sei consiglieri si sarebbero dimessi, facendo di conseguenza scattare la fine automatica del Consiglio come previsto dallo statuto della Regione. Nonostante gli inviti a ripensarci da parte di diversi esponenti del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi compreso, Polverini si è resa conto di non avere più i numeri e ha annunciato una conferenza stampa.

«Li mando a casa io»
Con un discorso durato quasi 40 minuti presso la Residenza Ripetta, un hotel di Roma, Polverini ha annunciato le proprie dimissioni, prima che fossero formalizzate quelle dei consiglieri che avevano annunciato di abbandonare il loro incarico. In questo modo, ha spiegato l’ex presidente della Regione, «li mando a casa io». Polverini ha detto di avere «interrotto il cammino di un Consiglio non più degno di rappresentare il Lazio» e di sentirsi «finalmente libera da una gabbia». Stando alla sua versione dei fatti, avrebbe scelto le dimissioni anche per impedire altre manovre politiche in Consiglio: «Codardi come sono hanno approvato una riforma sperando poi di fare un inciucio, qualcuno forse pensava di poter passare da una banda di malfattori all’altra». Ha definito Fiorito e Battistoni come «personaggi da operetta». «Abbiamo assistito a un dibattito ridicolo tra uno che pensava di girare col SUV [Fiorito, ndr] e un altro che voleva regolare le sue partite politiche [Battistoni, ndr]. Spero che queste persone vengano assicurate alla giustizia e che abbiano la giusta pena per i reati commessi».

Lo scontro con i giornalisti
Alla Residenza Ripetta ci sono stati anche alcuni momenti di tensione tra un paio di giornalisti e alcune persone dello staff di Renata Polverini. L’ex assessore al Bilancio, Stefano Cetica, ha insultato un cronista del Corriere della Sera, mentre il capo di gabinetto ha avuto uno scontro con il giornalista di una radio e alcuni fotografi. Francesco Storace, che in questi giorni è stato molto vicino a Polverini, è intervenuto per calmare gli animi.

Il caso Fiorito in breve
Il caso era emerso durante l’estate in seguito alle accuse rivolte da un esponente del PdL laziale, Francesco Battistoni, nei confronti dell’allora capogruppo consiliare Franco Fiorito del medesimo partito. Battistoni divenne nuovo capogruppo, mentre si apprese che sulle operazioni gestite da Fiorito erano in corso accertamenti da parte della magistratura. Fiorito, che quando era capogruppo si occupava di gestire i fondi destinati dalla Regione al suo gruppo consiliare, è accusato di peculato per la sospetta distrazione di un milione di euro. I magistrati sono anche al lavoro per ricostruire i passaggi di denaro di circa 8 milioni di euro, sempre legati ai fondi regionali.

Fiorito dice di considerarsi una vittima e ha spiegato di essere stato sottoposto per mesi alle richieste esasperanti di denaro per spese strane, o per lo meno con giustificativi poco trasparenti, da parte di otto consiglieri del suo gruppo. I magistrati ipotizzano, però, che Fiorito nel corso del tempo avesse comunque preso circa un milione di euro per sé e che si fosse dato da fare per occultare altre cifre di denaro, trasferite in parte anche su conti esteri. Fiorito si difende dicendo di aver anche denunciato la gestione fuori controllo dei fondi con una lettera inviata a metà luglio, poco prima di essere sostituito da Battistoni come capogruppo. La lettera fu inviata ai principali esponenti della Regione e per conoscenza anche a Polverini, che fino a ora ha sempre sostenuto di non aver mai saputo niente di come fosse gestito il denaro dai gruppi consiliari.

Secondo Polverini e altri esponenti della maggioranza, dietro al caso Fiorito è evidente uno scontro di potere tra consiglieri regionali e le vecchie anime del PdL, cioè Forza Italia e Alleanza Nazionale. La scorsa settimana Polverini impose le dimissioni di Battistoni come condizione minima per rimanere al proprio posto. Battistoni si dimise da capogruppo consiliare, non da consigliere, dopo le pressioni ricevute dal PdL, che voleva evitare a tutti i costi le dimissioni del presidente di Regione.

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