• Mondo
  • lunedì 24 settembre 2012

Andrew Mitchell e i «fottuti plebei»

Un membro del governo Cameron ha litigato con i poliziotti che sorvegliano Downing Street e la polizia gli contesta una frase che lui sostiene di non aver detto

Due giorni fa il Sun ha raccontato per la prima volta che mercoledì scorso Andrew Mitchell, Chief Whip del governo e capogruppo del partito conservatore alla Camera dei Comuni del parlamento britannico, ha insultato due agenti di polizia che stavano di guardia davanti ai cancelli di Downing Street, la sede in cui vive e lavora il primo ministro David Cameron. Mitchell dal rimpasto di poche settimane fa è passato dalla carica di ministro dei Trasporti a quella di Chief Whip, cioè l’incaricato di mantenere i rapporti tra il leader del partito conservatore e il gruppo parlamentare, assicurando che ogni deputato sia presente alla Camera quando si vota e che voti rispettando le indicazioni del partito. Il Chief Whip ha sede a Downing Street, numero 9.

Mitchell si è infuriato con la polizia perché non lo ha fatto passare su Downing Street mentre tornava a casa in bicicletta. La polizia non gli avrebbe permesso di varcare i cancelli di sicurezza che chiudono l’ingresso della strada perché, in base ai regolamenti, per entrare e uscire da Downing Street bisogna passare a piedi da un ingresso laterale, per sottoporsi ai controlli del metal detector. In passato Mitchell qualche volta era riuscito a passare e qualche altra volta era stato costretto a fermarsi. Questa volta Mitchell avrebbe detto ai poliziotti: «Fottuti plebei, imparate a stare al vostro fottutissimo posto».

David Cameron ha subito condannato le parole di Mitchell, nonostante le sue scuse e nonostante abbia negato di essersi rivolto agli agenti definendoli “plebei”. Nick Clegg, vice primo ministro e leader del partito liberale, ha detto che quello che ha fatto Mitchell è «davvero sbagliato» ma ha aggiunto che le sue scuse sono sufficienti, che non ci saranno provvedimenti nei suoi confronti e che il suo posto non è a rischio «a meno che non emerga qualcosa di più grave». John Tully, il presidente del sindacato dei poliziotti di Londra, ha detto di «sapere a chi credere» e come sono andate le cose: «Dovrebbe dimettersi, è inaccettabile che un ex ministro usi un linguaggio così irrispettoso nei confronti di un agente di polizia». E «se fosse stato un mio agente a dire una cosa del genere, ora si troverebbe senza lavoro. Ci sono due pesi e due misure». Andrew Mitchell ha ammesso di essersi lasciato andare in «maniera esagerata», ma ha negato di aver usato la parola “plebei”.

Mitchell si sarebbe arrabbiato proprio perché la situazione si era ripetuta diverse volte nell’ultimo periodo. E per evitare una nuova discussione e prima di arrabbiarsi, avrebbe detto agli agenti di essere il Chief Whip del governo e spiegato che il suo ufficio si trova al numero 9 di Downing Street. Dopo l’ennesimo “no” da parte di un poliziotto e il divieto di aprire il cancello principale per farlo passare con la sua bicicletta, Mitchell avrebbe anche detto: «Ragazzi, voi dovreste aiutarci», scrive il Telegraph. Un amico di Mitchell, che è rimasto anonimo, ha detto che Mitchell ha soltanto perso un po’ la testa, perché «era la quarta volta che passava per Downing Street in quel giorno, attraverso il cancello principale, e che di solito non ha mai avuto problemi a passare di lì». La questione è complessa perché ci sono diversi testimoni, tra poliziotti e quelli che erano presenti in quel momento, scrive il Telegraph.

Questa mattina il Sun ha pubblicato il contenuto del rapporto riguardo alla questione compilato dai poliziotti in servizio quel giorno: conferma che Mitchell si sia rivolto agli agenti con l’espressione “plebei”. Inoltre, nel rapporto, i poliziotti hanno raccontato di aver ripetutamente, e pazientemente, chiesto a Mitchell di passare dall’altro ingresso e di aver dovuto infine minacciarlo di arresto, in base alla legge sull’ordine pubblico. Entrambi gli agenti hanno fatto un resoconto praticamente identico nella ricostruzione dei fatti. Ieri sera Tully ha detto che «Cameron dovrebbe decidere di far avviare un’indagine, immediatamente», perché ci sono due versioni contrastanti. Per Cameron, infatti, la questione si era chiusa con le scuse di Mitchell e dopo aver creduto alla sua versione.

Dopo la pubblicazione del rapporto, Andrew Mitchell è apparso in pubblico per la prima volta da mercoledì scorso e ha confermato la sua versione. Oltre a scusarsi di nuovo, Mitchell ha detto che si è trattato di un incidente successo «alla fine di una giornata lunga e frustrante». Ha chiarito di aver sbagliato, «per non aver mostrato il rispetto che tutti i poliziotti meritano» e che il poliziotto a cui si era rivolto «ha accettato le mie scuse personali». Alla domanda dei cronisti riguardo alla famosa parola, “plebei”, detta o non detta, Mitchell ha risposto: «Ho ben chiaro cosa ho detto e cosa no, e voglio chiarire assolutamente che non ho mai usato le parole che mi sono state attribuite».

Foto: Andrew Mitchell (ANDREW YATES/AFP/Getty Images)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.