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  • martedì 11 Settembre 2012

«La città è una grande roulette»

Il reportage di Bernardo Valli sulla città siriana di Aleppo, dove da settimane si concentrano gli scontri tra i ribelli e le forze leali al regime di Bashar al-Assad

«È una grande roulette dove non si sa dove si fermerà il prossimo proiettile». In un reportage su Repubblica di oggi il giornalista Bernardo Valli racconta cosa succede nei quartieri più poveri di Aleppo in Siria, occupati dalle forze ribelli, mentre attorno alla Cittadella, la parte più alta e più ricca della città siriana, comanda ancora l’esercito di Bashar al-Assad.

A due passi dalla Porta di Bab al Habib dieci soldati dell’Esercito siriano libero riposano in un vicolo che mi sembra un ottimo rifugio. È tanto stretto e scavato tra alti edifici, in verità più miserabili che imponenti, da farti sentire al sicuro. Il rumore in queste ore insistente dei Mig 21 si dissolve nella luce abbagliante, nel caldo appiccicoso del primo pomeriggio, al punto da apparire un innocuo ronzio. Non cessa quasi mai e si finisce col dimenticare che è un costante annuncio di morte. Gli schianti dei proiettili sparati dai carri T72, o delle cariche esplosive piovute dal cielo, sganciate da quei Mig invisibili e assassini, arrivano come un curioso suono metallico. Sono puntuali. Le pause sono ben scandite.

La gente dell’Aleppo, che i ribelli chiamano “liberata”, ha imparato a misurare le distanze e quindi pensa di sapere dove altre vite sono state falciate, e se la sciagura è più o meno vicina. La città è vasta, è una metropoli. È una grande roulette dove non si sa dove si fermerà il prossimo proiettile. Gli spari isolati non sono presi troppo in considerazione. Sono diventati banali. Sono attribuiti ai cecchini, lealisti o ribelli, che mi dicono onnipresenti e inafferrabili come insetti che uccidono.

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