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  • mercoledì 6 giugno 2012

Il documento del Giornale sul terremoto

Un verbale della Protezione Civile è in prima pagina con l'accusa di insufficienti precauzioni per quello che si sapeva delle scosse, ma l'accusa si rivela fragile

Sulla prima pagina del Giornale di oggi c’è in evidenza un articolo di Massimo Malpica intitolato “Terremoto in Emilia, qualcuno sapeva – In un documento la previsione del sisma”, che si occupa di un verbale diffuso dalla Protezione Civile a gennaio sull’attività sismica nella zona della pianura padana. Al di là della titolazione sensazionalistica (come è noto ai più, a oggi i terremoti non possono essere previsti), l’articolo è molto discusso in rete e ha sollevato qualche nuova perplessità sull’efficacia dei metodi per la prevenzione utilizzati dalla Protezione Civile. Il documento di cui si occupa il Giornale risale al 28 gennaio scorso ed è un verbale della Commissione Grandi Rischi, che si era riunita per fare un’analisi degli eventi sismici che si erano verificati nei giorni precedenti.

(Le prime pagine di oggi)

Utilizzando anche i dati forniti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), i tecnici conclusero che nella zona della pianura padana l’attività sismica sarebbe probabilmente proseguita, e non esclusero la possibilità che si potessero verificare scosse “a profondità più superficiali” con “danni potenziali più gravi”. Partendo da queste considerazioni, il Giornale si chiede se gli emiliani potessero essere “avvisati del pericolo imminente di un terremoto” così da limitare “il conto delle vittime”. Ma l’imminenza di un evento sismico non può essere valutata con gli attuali sistemi e, come alla fine deve ammettere lo stesso Malpica nel suo articolo, la Protezione Civile ha ricordato che le indicazioni della Commissione riguardavano un’area enorme “a rischio”, cioè “la quasi totalità delle aree sismiche del Nord Italia, escludendo il Friuli Venezia Giulia”. Lo stesso documento parla di tutta la placca dell’Italia settentrionale, fino al Piemonte, la Val d’Arno e la Liguria, senza nessuna indicazione esplicita sull’Emilia. E il rischio più grave enfatizzato dal Giornale, è indicato come una delle possibilità tra le altre. Il rischio non fu sottovalutato, dice oggi la Protezione Civile, e si era già al lavoro per migliorare i sistemi di prevenzione evitando di creare inutile panico tra la popolazione.

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