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Le Ferrovie e l’emergenza neve

L'amministratore delegato delle FS, Mauro Moretti, difende la società e assicura di aver fatto tutto il possibile per garantire il servizio

In una intervista pubblicata oggi sulla Stampa, l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, risponde alle polemiche degli ultimi giorni sulla difficoltosa gestione dei treni e sulla tenuta della rete dei trasporti ferroviari a causa delle forti nevicate.

L’amministratore delegato delle Fs è a Bologna, per un nuovo vertice sull’emergenza neve. È il nodo più delicato d’Italia, quello che in questi giorni ha sofferto di più. Moretti assolve le Fs, «abbiamo fatto tutto il possibile» e, nonostante il gelo e tutti i metri di neve caduti, i treni che hanno avuto problemi sono stati «appena otto» sui 42 mila assicurati negli ultimi sei giorni. «All’estero non va meglio» sottolinea. Detto questo però, l’ad delle Fs si scusa dei disagi, anche notevoli, subiti dai viaggiatori e anticipa che per il prossimo week-end, che si annuncia di nuovo terribile, le Fs stanno comunque rafforzando e migliorando i pianidi intervento.

Facciamo un bilancio dell’emergenza neve vista dalla cabina di comando delle Fs. Com’è andata?
«Fa bene a chiamarla “emergenza”. Non è la consueta ondata di maltempo che d’inverno è norma. Chi scrive “per pochi centimetri di neve si ferma il Paese” fa esercizio di futile polemica. Stiamo fronteggiando eventi straordinari per intensità, ubicazione, estensione geografica, quantità di precipitazioni nevose, basse temperature. Nonostante ciò abbiamo assicurato la continuità della mobilità ferroviaria sulle principali linee: nessuna è mai stata chiusa come invece fanno in Paesi più abituati di noi a simili eventi. In questi giorni oltre confine ci sono ritardi e cancellazioni dello stesso livello e dimensione. Basta guardare i giornali stranieri per rendersene conto. Abbiamo fatto un Piano che prevede più livelli di intervento, sia nei mezzi impiegati sia nella riduzione del servizio offerto, e che interessa tutti i tipi di treni, lunga percorrenza e tratte regionali».

Quali sono stati i punti di maggiore criticità? E per quali ragioni?
«All’inizio il Piemonte, poi l’Emilia e Bologna, che è uno degli snodi più importanti del Paese, poi la Romagna e l’Adriatica. Infine il Centro e Roma. Nessun particolare problema sugli scambi, quanto piuttosto cumuli di neve anche di due metri, slavine, manicotti di ghiaccio che si sono formati sulla linea elettrica e centinaia di alberi che sono caduti, da terreni non di proprietà Fs, sui binari e sulla linea elettrica e hanno divelto pali, non permettendo ai mezzi speciali di sgombrare la neve con le normali turbine».

Diversi treni sono rimasti bloccati nella neve a cominciare dall’Intercity di Forlì, poi c’era un regionale in Abruzzo.. Quante sono state le emergenze? Quali le cause?
«Parliamo di otto convogli, di cui tre bloccati per gli alberi caduti sulla linea elettrica e sui binari, e cinque con consistenti ritardi dovuti ai manicotti di ghiaccio anche di 10-15 centimetri sulla linea di contatto. Oltre ovviamente alla grande quantità di neve. Tutti i treni comunque sono stati portati in stazione, nessuno è rimasto fermo in linea, tra una stazione e l’altra, durante la notte con passeggeri bloccati a bordo. Mille ferrovieri hanno distribuito 7000 kit di conforto. Cinquanta i bar lasciati aperti nelle stazioni periferiche oltre quelli presenti nelle grandi stazioni. Dodici i bus messi a disposizione dei viaggiatori per la prosecuzione del viaggio e 140 taxi. A tutti è stato offerto il pernottamento in albergo, ovvero, laddove le località non presentavano ricettività alberghiera, nelle strutture messe a disposizione dalla Protezione Civile o dalle istituzioni locali. Il coordinamento con la Protezione Civile, con la Polfer e i Carabinieri è stato continuo e molto positivo. Ciononostante i passeggeri interessati hanno avuto disagi, anche notevoli, e di questo ci scusiamo».

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