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  • mercoledì 18 Gennaio 2012

L’Unione Europea si muove contro l’Ungheria

Le modifiche costituzionali volute dal primo ministro Orban sono accusate di essere incompatibili con il diritto europeo e di non rispettare "i diritti fondamentali e la democrazia"

La Commissione europea ha avviato ufficialmente martedì pomeriggio le tre procedure d’infrazione, più volte annunciate, contro l’Ungheria. Lo ha riferito il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso. Secondo una «solida analisi giuridica» condotta da Bruxelles, le ultime modifiche costituzionali approvate dal parlamento ungherese ed entrate in vigore il primo gennaio 2012 risultano incompatibili con il diritto europeo. La riforma costituzionale è stata voluta dal premier Viktor Orban, del partito conservatore Fidesz che in parlamento ha due terzi dei seggi dopo le elezioni dell’aprile 2010.

Il primo dei provvedimenti contestati riguarda la Banca Nazionale Ungherese, la Magyar Nemzeti Bank: l’attuale presidente Andras Simor (pubblicamente contrario alla legge) dal primo gennaio 2012 non ha più la facoltà di nominare i suoi vice; il consiglio monetario che decide i tassi di interesse è stato aumentato da sette a nove membri, aumentando dunque il peso di quelli di nomina parlamentare; il numero dei vice governatori, infine, anche questi nominati dal parlamento, è stato aumentato da due a tre. Molte istituzioni internazionali, compreso il Fondo Monetario, avevano criticato l’intervento perché avrebbe messo a rischio l’autonomia della banca centrale dall’influenza governativa.

La seconda modifica contestata dall’Ue è legata al sistema legislativo e all’età di pensionamento dei giudici che è stata abbassata da 70 a 62 anni per favorirne il ricambio: tutte le nuove nomine dovranno passare per un giudice, Tunde Hando, moglie di un membro di Fidesz. Il terzo provvedimento riguarda l’indipendenza dell’Autorità garante della privacy.

«Siamo determinati a che le leggi europee siano rispettate nello spirito e nel merito», ha spiegato Barroso e ha aggiunto che il 24 gennaio è stato fissato un incontro a Bruxelles con il primo ministro Orban. Il nuovo presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha ricordato che «la nostra assemblea si deve adoperare per il rispetto dei diritti fondamentali e della democrazia. Chi ha idee diverse deve aspettarsi la nostra reazione».

Le contestazioni dell’Ue sono scattate in base ad un articolo che regola le procedure di infrazione e che consente alla Commissione europea di chiedere al Paese interessato spiegazioni e correzioni. Il primo passo della procedura prevede quindi l’invio di tre lettere di «notifica formale» alle autorità ungheresi che hanno un mese di tempo per modificare o sospendere le leggi. Se non lo faranno si passerà all’esame della Corte europea di giustizia.

Per quanto riguarda la Banca centrale ungherese, il vicepresidente dell’Unione europea Olli Rehn ha spiegato che è necessario per il governo rivedere «tutta la legislazione, compresa la Costituzione» prima che possa cominciare il negoziato formale per la concessione dell’assistenza finanziaria richiesta a Unione europea e Fondo monetario internazionale dal governo di Orban.

(Photo MICHAL CIZEK/AFP/Getty Images)