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  • giovedì 10 novembre 2011

Le miniere faranno ricca la Mongolia?

Le estrazioni di rame e carbone triplicheranno la sua ricchezza nei prossimi dieci anni, ma ci sono preoccupazioni ambientali e di trasparenza

La Mongolia meridionale è occupata per gran parte dal deserto dei Gobi, ma grazie a quello che è nascosto sotto la sua superficie causerà nel paese quella che il Guardian chiama “una delle trasformazioni più radicali della storia umana”. La regione dei Gobi contiene infatti il più grande deposito di carbone del mondo, che sta iniziando a essere sfruttato solo ora attraverso una serie di gigantesche miniere.

La miniera di Tavan Tolgoi è uno scavo a cielo aperto di settanta metri di profondità. Si stima che contenga 6 miliardi di tonnellate di carbone, che sono sfruttate parzialmente da un’azienda locale, ma i cui diritti verranno messi all’asta anche per gli investitori stranieri. Tra gli interessati ci saranno consorzi russi, giganti del settore come la statunitense Peabody e l’azienda cinese Shenhua. Proprio la Cina sarà probabilmente il compratore finale di gran parte del carbone: già oggi la Mongolia destina l’85 per cento delle sue esportazioni alla Cina, e da Tavan Tolgoi partono centinaia e centinaia di camion da 100 tonnellate che si dirigono verso il paese vicino (che dista circa 200 chilometri in linea d’aria).

La prossima grande miniera a entrare in funzione, nel 2012, sarà quella di Oyu Tolgoi, gestita da Ivanhoe Mines e Rio Tinto, una multinazionale del settore minerario con sede nel Regno Unito. Produrrà 450.000 tonnellate di rame ogni anno, per cinquant’anni, con un valore di centinaia di miliardi di dollari ai prezzi attuali.

Ivanhoe e Rio Tinto investiranno 16 miliardi di dollari nei prossimi trent’anni per la sola miniera di Oyu Tolgoi. Il settore minerario porterà a moltiplicare per tre la ricchezza nazionale della Mongolia nei prossimi dieci anni, secondo diverse stime.

Ricchezza per tutti?
Quello che rimane da capire è se l’enorme afflusso di capitali in pochi anni, nell’estrazione del carbone e del rame, produrrà anche un miglioramento sensibile della vita dei circa 2,7 milioni di abitanti della Mongolia. Molti di loro sono nomadi e si dedicano all’allevamento, moltissimi sono poveri, e il paese è solo 110° nella classifica dell’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite.

Le aziende minerarie accrescono la loro visibilità e importanza: i loro palazzi sono i più grandi della capitale Ulan Bator, e i loro spot sono frequentissimi sulla televisione. Rio Tinto sarà uno dei principali sponsor della squadra olimpica mongola alle Olimpiadi di Londra del 2012.

Anche se il sistema democratico del paese funziona relativamente bene, il paese è molto in basso nella classifica di Transparency International sul grado di corruzione percepito (con un punteggio di 2,7 su 10, dove 10 è il paese meno corrotto: al livello del Niger o del Mali, e poco meglio della Nigeria). Il caso delle molte nazioni africane dove la scoperta di grandi risorse petrolifere o minerarie ha portato a risultati disastrosi sul piano della stabilità di governo e della sostenibilità ambientale dimostra che la scoperta di ricchi giacimenti non si traduce automaticamente in prosperità e benessere per tutti.

Le preoccupazioni ambientali sono altrettanto serie, in particolare per quanto riguarda lo sfruttamento delle risorse idriche. La sola miniera di Oyu Tolgoi, che deve ancora entrare in funzione, programma di aver bisogno di circa 920 litri di acqua al secondo per i prossimi trent’anni. Le aziende hanno assicurato che a partire dal prossimo anno si serviranno di una falda acquifera salata distante 45 km, che desalinizzeranno e ricicleranno, ma per ora hanno sottratto acqua ai pastori nomadi della zona, in uno degli ambienti più aridi del mondo.

Le nuvole di polvere che sollevano i camion diretti in Cina e carichi di carbone costringono gli autisti a guidare con i fari accesi anche di giorno, e la polvere causata dalla miniera è dannosa per gli animali e gli abitanti della zona. Le miniere avranno bisogno di strade, elettricità e infrastrutture, che rischiano di danneggiare l’ambiente circostante e le rotte migratorie degli animali. Molti allevatori hanno già abbandonato la Mongolia meridionale o credono che saranno costretti a farlo nel prossimo futuro, ma tra le società minerarie prevalgono le promesse che la Mongolia sarà un modello per lo sviluppo sostenibile nelle nazioni emergenti.

Chi è il presidente della Mongolia, ritratto di Tsakhiagiin Elbegdorj

foto: AP Photo/Ganbat Namjilsangarav

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