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  • martedì 16 Agosto 2011

La perdita di petrolio nel Mare del Nord

Shell sta lavorando per riparare una crepa in una sua piattaforma che ha già causato la fuoriuscita di 200.000 litri di petrolio

Dalla scorsa settimana, la compagnia petrolifera Shell è al lavoro per ridurre una perdita di petrolio in una delle sue piattaforme nella parte centrale del Mare del Nord, a circa 180 chilometri di distanza dalla città costiera di Aberdeen, in Regno Unito. Una tubazione della piattaforma Gannet Alpha si è danneggiata e una crepa ha portato alla fuoriuscita di almeno 1.300 barili di petrolio, pari a circa 200.000 litri. La quantità è contenuta se confrontata con i danni causati nel Golfo del Messico in seguito all’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della BP lo scorso anno, che aveva portato alla fuoriuscita di 70.000 barili di petrolio al giorno, ma le associazioni ambientaliste sono comunque preoccupate per le conseguenze che il petrolio potrebbe avere sulle specie marine che vivono nel Mare del Nord.

Come era accaduto al largo delle coste della Louisiana in seguito all’incidente, Shell sta utilizzando alcuni mezzi automatici sottomarini per contenere la perdita e riparare le tubazioni, ma al momento non si sa ancora quanto tempo ci vorrà per rimettere le cose a posto. La perdita, dicono i responsabili della società petrolifera, si è ora ridotta a una media di cinque barili dispersi in mare per giorno. Quelle di Shell sono però semplici stime perché al momento è impossibile fare un calcolo preciso di quanto petrolio sia finito nelle acque del Mare del Nord.

Molto materiale è affiorato sulla superficie e secondo le prime osservazioni interessa una porzione di mare di 1,3 chilometri quadrati. «I forti venti e i moti ondosi nel corso del fine settimana hanno portato a una riduzione sostanziale nelle dimensioni della macchia di petrolio come si può osservare dalla sua attuale quantità in acqua. Si tratta di una perdita consistente se confrontata con la quantità di petrolio solitamente dispersa ogni anno nel Mare del Nord. Abbiamo a cuore l’ambiente e ci spiace per quanto accaduto. Abbiamo preso la cosa seriamente e l’abbiamo affrontata prontamente» ha spiegato al Guardian il direttore tecnico della ricerca e produzione di petrolio in Europa di Shell, Glen Cayley.

Attivisti e ambientalisti hanno riconosciuto la rapida risposta della società per porre rimedio alla perdita, ma in molti hanno comunque ribadito la necessità di ripensare la sicurezza delle piattaforme e delle perforazioni in mare aperto. Da tempo le società petrolifere dicono che il posto più sicuro per installare e mantenere le piattaforme petrolifere è il Mare del Nord. Le condizioni atmosferiche possono essere difficoltose in alcuni periodi dell’anno, ma l’area è sostanzialmente tranquilla e i fondali sono molto adatti per le perforazioni e le estrazioni petrolifere.

«Si è sempre pensato che il Mare del Nord fosse ultrasicuro: ci hanno detto che le perdite non si possono verificare lì. Ora Shell sta pensando di spostarsi anche nell’Artico dove una perdita di petrolio sarebbe impossibile da ripulire. Episodi come quello del Mare del Nord dovrebbero indurre la società a pensarci due volte prima di agire» spiega Ben Ayliffe dell’associazione ambientalista Greenpeace.

Secondo le autorità della Gran Bretagna, che stanno seguendo con attenzione quanto avviene sotto la Gannet Alpha, non dovrebbero esserci particolari pericoli per l’ambiente legati alla perdita. Il petrolio si sta disperdendo rapidamente e non dovrebbe raggiungere la costa, cosa che fa ben sperare per le tante specie di uccelli che la popolano in questo periodo dell’anno. Le informazioni di prima mano sono però quelle fornite da Shell e secondo alcuni ambientalisti sarebbero state ammorbidite.

Shell ha anche confermato di essere al lavoro su una seconda probabile perdita nelle tubazioni che avrebbe contribuito al rilascio di così tanto petrolio in breve tempo. La crepa si trova probabilmente in un’area in cui la vegetazione marina è molto folta e questo sta rendendo più difficoltoso il lavoro di riparazione. La piattaforma, dice Shell, è comunque al sicuro e può continuare a operare normalmente. Tra gennaio e aprile di quest’anno la Gannet Alpha ha estratto circa 13.500 barili di petrolio al giorno. La proprietà e condivisa con Esso, ma le operazioni tecniche sono eseguite unicamente da Shell.