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  • domenica 24 luglio 2011

Le indagini sugli attacchi in Norvegia

Sei persone sono state fermate e rilasciate a Oslo, mentre si continuano a cercare dispersi a Utøya

A due giorni dagli attentati in Norvegia, a Oslo e a Utøya, proseguono sia le indagini della polizia sia le operazioni per il recupero dei cadaveri. C’è una sola persona sospettata, per il momento: è sotto custodia da venerdì sera e pare stia collaborando. La polizia norvegese però oggi ha fermato sei persone a Oslo. Sempre a Oslo si sono tenuti i funerali delle persone uccise e una cerimonia commemorativa alla quale hanno partecipato centinaia di persone, tra cui i membri del Governo e la famiglia reale.

La conta delle vittime
Le autorità non hanno ancora comunicato una stima finale del numero delle persone uccise a Oslo e Utøya. Questo perché a Oslo ci sono interi palazzi che non sono ancora stati setacciati, dopo l’esplosione di venerdì pomeriggio, e perché si teme che a Utøya alcuni dei ragazzi siano stati uccisi mentre cercavano rifugio scappando a nuoto: la polizia sta utilizzando un mini-sottomarino per verificare la presenza di cadaveri sott’acqua. L’ultima stima dice che le persone uccise dall’esplosione a Oslo sono 7, mentre quelle uccise a Utøya sono 86. In tutto 93, quindi. Quattro persone che si trovavano a Utøya sono ancora disperse. I feriti a Oslo sono 15, 11 di questi hanno riportato ferite gravi. I feriti a Utøya sono 66.

A che punto sono le indagini
L’uomo fermato sull’isola di Utøya, principale e al momento unico sospettato della strage, si chiama Anders Breivik, ha 32 anni ed è norvegese. Ha detto di avere agito da solo ma la polizia sta indagando sull’eventualità che avesse dei complici. Nella giornata di oggi la polizia norvegese ha effettuato alcune operazioni a Oslo e i media locali hanno riportato il fermo di sei persone in collegamento agli attacchi di venerdì. Le persone arrestate sono state rilasciate senza accuse nel corso della giornata.

Molti dei sopravvissuti alla sparatoria di Utøya hanno detto di pensare che le persone a sparare sull’isola fossero due, ma fino a questo momento non si hanno riscontri a questa ipotesi. La polizia ha reso noto anche che la bomba di Oslo è stata azionata a distanza e che sull’isola non era presente esplosivo, al contrario di quanto era emerso inizialmente.

Cosa sappiamo di Anders Breivik
Anders Behring Breivik ha confessato di essere dietro entrambi gli attacchi e di avere agito da solo. Ha detto di averlo fatto per cambiare la società norvegese, per far partire una rivoluzione, riconoscendo che i suoi atti sono stati “orribili ma necessari”. Ha detto di essere andato a Utøya, dove i Giovani laburisti tenevano un campo estivo, per dare al partito di governo un avvertimento di quanto potrebbe accadere se questo non si deciderà a cambiare linea politica, e per danneggiare le sue iscrizioni. Ha detto di rendersi conto di quanto ha fatto e di considerarsi in perfetta salute, fisica e psichica. La sua estrema lucidità emerge anche da un libro-manifesto pubblicato online da Breivik poche ore prima degli attacchi. È lungo 1500 pagine e contiene, tra le altre cose, il dettagliato racconto della preparazione dell’esplosivo e della pianificazione degli attentati di venerdì, nonché una descrizione della sua ideologia anti-islamica e di estrema destra.

I funerali e le commemorazioni
I funerali delle persone uccise negli attentati si sono tenuti questa mattina nella cattedrale di Oslo. Centinaia di persone hanno riempito la chiesa e le aree circostanti, portando con sé fiori e candele nonostante la pioggia. Alla cerimonia hanno partecipato il re e la regina della Norvegia e durante la cerimonia il re si è commosso più volte. La giornalista norvegese Ketil B. Stensrud, ripresa dal Guardian, nel corso della cerimonia ha raccontato che “i funerali stanno andando in onda ovunque in tutta la Norvegia. Tutto il paese li sta guardando. Non c’è una persona in giro”. Durante la cerimonia ha preso la parola il primo ministro norvegese, Jens Stoltenberg.

Oggi è un giorno di dolore. Dovremmo tutti fermarci e onorare i morti. Piangere chi non c’è più. Novantadue vite umane perdute [sono diventate 93, nel frattempo]. Molti ancora dispersi. Ognuno di loro è una tragedia. Insieme, sono una tragedia nazionale. Sono orgoglioso di vivere in un paese che è riuscito a restare unito davanti a una simile tragedia. Sono impressionato dalla nostra dignità, dalla nostra cura e dalla nostra forza. Siamo un paese piccolo ma un popolo fiero. La nostra risposta sarà più libertà e più democrazia, ma questo non vuol dire più ingenuità.

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foto: JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images

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