Mandare le donne a partorire in Antartide
Tra gli anni Settanta e Ottanta lo fecero le dittature di Cile e Argentina, per rafforzare le loro rivendicazioni territoriali: ci nacquero in 11

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta le dittature di destra che governavano in Argentina e Cile crearono dei villaggi in Antartide. Fino a quel momento c’erano state solo basi scientifiche con un numero limitato di persone, perlopiù militari e scienziati. Argentina e Cile volevano qualcosa di più: villaggi dove potessero abitare le famiglie di questi militari e scienziati, bambini inclusi, dotati di servizi come le poste o le scuole.
Entrambi i governi ritenevano, e ritengono tuttora, che parti dell’Antartide appartengano a loro. Creare villaggi quanto più possibile normali doveva servire a rendere più credibili le loro rivendicazioni. Per lo stesso motivo, Argentina e Cile volevano anche che in Antartide nascessero dei bambini, per poter affermare che alcuni loro cittadini erano nati in quel continente.
Portare a termine una gravidanza in Antartide voleva dire farlo senza ospedali né medici specializzati e in condizioni di vita proibitive. È un continente quasi interamente ricoperto di neve e ghiaccio, e spesso ci sono venti che soffiano a centinaia di chilometri all’ora. È anche molto remoto: i primi veri centri urbani possono essere raggiunti solo con un volo o con diversi giorni di navigazione.
Per questo di solito i governi che hanno missioni in Antartide chiedono alle donne che vogliono partecipare di dimostrare di non essere incinte. Se lo rimangono mentre sono lì vengono rimandate indietro.
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Alcuni pinguini vicino alla stazione cilena Bernardo O’Higgins, in Antartide, nel 2015 (AP/Natacha Pisarenko)
Nella storia ci sono più persone che hanno camminato sulla luna di quante siano nate in Antartide. Queste ultime sono solo 11, tutte con cittadinanza argentina o cilena nate tra il 1978 e il 1985 (quelle che hanno camminato sulla luna sono 12). La prima fu un bambino argentino, Emilio Marcos Palma, nato il 7 gennaio del 1978. Sua madre, Silvia Morella de Palma, era la moglie del capitano della base, Jorge. Il governo argentino la mandò in Antartide quando era al settimo mese di gravidanza, accompagnata da alcuni medici.

Emilio Marcos Palma insieme al padre, Jorge Emilio Palma, e alla madre, Silvia, alla Base Esperanza nel 1978 (Getty Images)
Cile e Argentina sostenevano, e sostengono ancora, di avere diritto a una parte dell’Antartide per motivi storici e geografici. Sono i paesi più vicini geograficamente, ed entrambi i governi ritengono di avere ereditato i diritti di amministrare quelle zone dopo essersi resi indipendenti dalla Spagna nel Diciannovesimo secolo. Secondo loro i diritti coloniali della Spagna durante l’epoca coloniale si sarebbero estesi anche a sud dell’America Latina, fino all’Antartide. Dopo la fine della dominazione spagnola sarebbero passati a loro.
I due governi non sono gli unici ad avere pretese di questo tipo, ma sono tra quelli che le hanno avanzate in modo più aggressivo. Negli anni Quaranta fissarono per legge i confini del loro territorio antartico: le aree che rivendicano in gran parte coincidono, e questo in alcuni momenti ha creato tensioni tra di loro.
Nel 1959 Cile e Argentina, insieme ad altri dieci paesi che avevano rivendicazioni territoriali sull’Antartide, firmarono il Trattato Antartico: tra le altre cose sospende le rivendicazioni territoriali sull’Antartide, vieta le attività militari sul continente e stabilisce che nessuna azione fatta dopo l’entrata in vigore del trattato possa essere usata per «affermare, sostenere o negare» una rivendicazione territoriale.
Il Trattato è entrato in vigore nel 1961, e negli anni è stato firmato anche da decine di altri paesi (tra cui l’Italia). Nonostante questo Cile e Argentina hanno continuato a compiere azioni simboliche per rafforzare la loro posizione.

Una donna cammina all’esterno della stazione cilena Eduardo Frei, il 25 novembre 2023. (AP Photo/Jorge Saenz)
Alla fine degli anni Settanta entrambi i paesi erano governati da brutali dittature di destra. Nel 1976 in Argentina un colpo di stato militare aveva portato al potere una giunta di tre generali, poi guidata solo da Jorge Rafael Videla. In Cile dal 1973 governava Augusto Pinochet, che aveva preso il potere dopo un colpo di stato contro il presidente socialista Salvador Allende.
Nonostante il Trattato Antartico i due regimi iniziarono a insistere con più forza sulle proprie rivendicazioni, anche per motivi di nazionalismo e di prestigio interno. Nel 1977 arrivarono vicini alla guerra per il controllo di alcune isole del canale di Beagle, in Patagonia, che dal loro punto di vista avrebbe influito sul controllo delle acque territoriali e dell’Antartide.
Fu in questo contesto che entrambi i governi decisero di creare due villaggi sulle Isole Shetland del sud, a qualche decina di chilometri dal continente antartico vero e proprio. L’Argentina chiamò il proprio Fortín Sargento Cabral. Il Cile chiamò il proprio Villa Las Estrellas. Entrambi erano nei paraggi di due basi di ricerca, la Base Esperanza e la Base Presidente Eduardo Frei Montalva, amministrate rispettivamente da Argentina e Cile.
Gli insediamenti dovevano essere abitati principalmente dai familiari dei militari e dei ricercatori che lavoravano nelle basi. Facevano affidamento sui rifornimenti dall’esterno praticamente per qualsiasi cosa. I collegamenti venivano fatti perlopiù via nave, e richiedevano giorni. Non c’erano ospedali e i servizi medici erano limitatissimi: per questo, per esempio, era prassi rimuovere in anticipo l’appendice agli adulti, per evitare che si infiammasse e che ci fosse bisogno di un intervento chirurgico di emergenza in un luogo così isolato.
Il presidente cileno Augusto Pinochet inaugura Villa Las Estrellas, il 9 aprile del 1984
Nel febbraio del 1978 le prime famiglie argentine andarono ad abitare a Fortín Sargento Cabral. Una fu quella di Néstor Delgado e Juana Benítez, che partirono insieme ai loro due figli. Delgado era militare, lavorava come cuoco e aveva già partecipato a missioni in Antartide. Volarono fino alla città di Ushuaia, all’estremo sud dell’Argentina. Una volta lì, dovettero aspettare che le condizioni meteo diventassero favorevoli alla navigazione, per poi prendere una nave fino in Antartide. La navigazione durò più di una settimana.

Una nave cilena in Antartide, nel 2015 (AP Photo/Natacha Pisarenko)
In una puntata del podcast ispanofono Radio Ambulante, Benítez ha raccontato che quando arrivarono a Fortín Sargento Cabral c’era ancora un certo livello di approssimazione. Le case erano prefabbricate, e lei e la sua famiglia dovevano scaldarsi usando stufe a cherosene, che spostavano di stanza in stanza. Non c’era nemmeno acqua potabile: dovevano sciogliere blocchi di ghiaccio.
Quando era partita Benítez era al sesto mese di gravidanza e il piano era di farla partorire lì. Nell’insediamento c’era un medico generico, ma nessun ospedale, e nemmeno gli strumenti per affrontare un’eventuale situazione di emergenza.
La figlia di Delgado e Benítez, Marisa de las Nieves Delgado, nacque il 27 marzo 1978 e fu la prima bambina nata in Antartide. Il governo argentino aveva previsto che alcuni medici arrivassero apposta dall’Argentina per aiutare Benítez a partorire, ma il parto fu prematuro, e quindi si ritrovò a farlo senza grande sostegno medico.
Dopo Emilio e Marisa nacquero altri sei bambini e bambine argentine, l’ultima il 5 marzo 1980. Le famiglie di solito rimanevano per un anno. Tra le coppie partecipanti venivano scelte regolarmente anche alcune in cui la donna era incinta.
In un’intervista del 2018 Néstor Delgado riconobbe che le condizioni in Antartide erano molto difficili, soprattutto per le donne. «Furono le eroine di questa storia, perché vissero momenti terribili», disse, difendendo il progetto di colonizzazione dell’Antartide e sostenendo che lo scopo di tutte queste azioni fosse «rendere grande» l’Argentina.
Una volta adulta, Marisa de las Nieves Delgado ha anche creato un gruppo che include tutte le persone argentine nate in Antartide, e nel quale si mescolano un po’ la celebrazione della colonizzazione argentina e le campagne per il rispetto della natura nel continente.
Nel giro di pochi anni il governo cileno imitò la politica dell’Argentina. In tutto nacquero tre bambini: il primo, Juan Pablo Camacho Martino, il 21 novembre del 1984. La sua nascita ebbe molto risalto sui giornali cileni, come ha scritto Nelson Llanos Sierra nel suo libro Colonos del Hielo. Pinochet decise che il governo gli avrebbe regalato un’assicurazione sulla vita e gli avrebbe pagato gli studi fino a quando non fosse diventato maggiorenne.
Dopo i primi 11, Argentina e Cile non fecero più nascere bambini in Antartide: riconobbero che era una politica rischiosa e costosa, e che aveva più che altro un valore simbolico. Villa Las Estrellas e Fortín Sargento Cabral però sono rimaste insediamenti attivi e abitati tutto l’anno.

Base Esperanza, nel 2008 (Samuel Blanc/Wikimedia Commons)
A Fortín Sargento Cabral continuano ad abitare i familiari dei ricercatori e dei militari della Base Esperanza, inclusi i loro bambini. Nel villaggio ci sono una scuola, una radio e una piccola chiesa. All’inizio del 2026 ci viveva una cinquantina di persone. Anche Villa Las Estrellas ha diversi servizi per chi ci vive, ma da qualche anno è in declino: non ci vivono più famiglie, e nel 2018 la scuola ha chiuso. Piccoli gruppi di turisti la usano come scalo per visitare l’area.
I bambini e le bambine nati in Antartide sono un episodio poco conosciuto della storia dei due paesi. Gli articoli che se ne occupano sono rari e raccontano le loro storie come episodi bizzarri, legati al nazionalismo esasperato dei due regimi dell’epoca. Nel 2014 il sito cileno 24horas scrisse un breve ritratto di Juan Pablo Camacho Martino, il primo bambino cileno nato in Antartide: era diventato chirurgo, e per via della sua storia i suoi colleghi lo chiamavano scherzosamente “il pinguino”.
Anche la stampa argentina si è occupata qualche volta di Emilio Marcos Palma, raccontando come il fatto di essere stato il primo essere umano nato in Antartide gli avesse dato un po’ di notorietà: decenni dopo la sua nascita continuava a ricevere lettere e cartoline da parte di leader di governo di tutto il mondo, e inviti a riunioni dei paesi firmatari del Trattato Antartico, alle quali però diceva di non avere mai partecipato.



