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  • lunedì 27 giugno 2011

No TAV: cosa sta succedendo

Le ragioni degli scontri di stamattina e del progetto che li ha originati

di Emanuele Menietti

Nelle prime ore di oggi, le forze dell’ordine hanno condotto un’operazione per rimuovere i blocchi e le barricate create dai manifestanti No TAV lungo l’autostrada del Frejus. Ci sono stati numerosi scontri con il lancio di lacrimogeni e l’utilizzo di circa quaranta mezzi blindati, usati dagli agenti per condurre la loro marcia verso l’area della Maddalena, dove sarà aperto uno dei cantieri per la linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione. Lì i No TAV avevano realizzato un presidio permanente per protestare e ostacolare le operazioni di avvio del cantiere.

Le cause
Da giorni circolavano voci tra i manifestanti su un possibile intervento della polizia nell’area della Maddalena. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, aveva confermato la necessità di aprire il cantiere entro fine mese, ricordando che ulteriori ritardi nell’avvio dei lavori avrebbero causato un «addio alle centinaia di milioni del contributo UE, ma soprattutto ai collegamenti con l’Europa, e quindi al futuro». Le parole del ministro avevano spinto i No TAV ad aumentare la loro presenza nel presidio della Maddalena, invitando i militanti del movimento a partecipare a una manifestazione che si è svolta ieri nella zona e a rimanere nella notte, vista la concreta possibilità di un blitz delle forze dell’ordine.

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Che cosa è successo
Alle 4.40 di questa mattina, le autorità hanno deciso di chiudere per precauzione un tratto dell’autostrada che da Torino porta al traforo del Frejus verso la Francia. L’autostrada si trova a pochi chilometri di distanza dall’area della Maddalena e già in passato era stata bloccata dai manifestanti in segno di protesta. Dal presidio erano visibili i lampeggianti dei mezzi della polizia e i manifestanti hanno quindi lanciato alcuni fuochi artificiali per segnalare il loro imminente arrivo. La polizia ha condotto l’operazione su tre fronti distinti, dopo che il prefetto aveva dato un ultimatum di un quarto d’ora per sgomberare la zona.

L’avanzamento verso l’area del cantiere delle forze dell’ordine è stato complicato dalle numerose barricate messe in piedi dai manifestanti, sfruttando anche i guardrail dell’autostrada. Dopo due ore di scontri anche violenti, con il lancio di pietre e l’utilizzo di estintori contro le forze dell’ordine, gli agenti hanno occupato l’area con diverse cariche e il lancio di lacrimogeni. I manifestanti si erano rifugiati nei boschi intorno all’area della Maddalena ed è stato concesso loro un salvacondotto per scendere nuovamente nel piazzale e abbandonare in sicurezza la zona. Secondo la Questura di Torino, tra gli agenti ci sarebbero almeno 25 feriti: venti sono stati medicati sul posto e cinque sono stati portati in ospedale. Quattro i feriti tra i manifestanti.

clicca per ingrandire (foto Fabio Ferrari/ LaPresse)

(foto Fabio Ferrari/ LaPresse)

Chi sono
Il movimento No TAV è particolarmente eterogeneo nella sua composizione ed è difficile definirlo con poche parole. Al suo interno ci sono i valligiani della Val di Susa contrari – per ragioni ambientaliste o di semplice opportunismo – all’alta velocità, ci sono i sindaci e altri rappresentanti delle istituzioni locali, ci sono quelli che in passato avevano aderito alle proteste contro i cantieri ferroviari nel centro Italia, i militanti dei centri sociali e alcune frange legate agli ambienti anarchici. Marco Imarisio, inviato del Corriere della Sera nella zona, segnala che buona parte delle persone nel presidio questa notte erano dei centri sociali del Nord e che non c’erano, invece, consistenti rappresentanze degli abitanti della Valsusa: «Al punto che la loro presenza era stata richiesta a gran voce dagli incappucciati neri non pratici della zona, che nascondevano molotov, pietre ed estintori dietro ai massi. Molta gente girava con spranghe e mazze da baseball. Dentro il presidio c’erano almeno 500 persone». Va ricordato che il movimento No TAV è per sua natura non violento, che i suoi rappresentati hanno partecipato negli anni a centinaia di riunioni con le istituzioni e che i casi di scontri diretti con le forze dell’ordine sono stati rari, spesso condizionati dalla presenza di soggetti violenti.

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