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  • sabato 4 Giugno 2011

Saleh è vivo

Il presidente dello Yemen ha diffuso un messaggio audio per dire che sta bene

Aggiornamento delle 18.52 – La BBC riporta che, secondo “fonti vicine al presidente”, Saleh avrebbe un frammento di granata di diversi centimetri poco sotto il petto, e che un polmone sarebbe perforato. Il presidente avrebbe anche alcune bruciature in testa e sul petto, sarebbe stato curato in un ospedale militare e dimesso solo ieri in tarda serata. Funzionari yemeniti e fonti vicine alla famiglia reale saudita hanno negato che il presidente abbia lasciato il paese.

Aggiornamento delle 12.35 – Il presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh, sarebbe stato trasferito in Arabia Saudita per essere sottoposto a ulteriori cure mediche. Secondo alcune indiscrezioni Saleh potrebbe avere deciso di abbandonare il paese definitivamente dopo l’attentato subito ieri.

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Il presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh, ha diffuso un messaggio audio nella tarda serata di ieri per dire che è vivo e sta bene. Saleh era rimasto lievemente ferito nell’attacco del primo pomeriggio di ieri contro il palazzo presidenziale della capitale Sanaa. «Sto bene», ha detto «questa banda di fuorilegge sarà sconfitta, mi appello a tutti i cittadini dello Yemen affinché supportino la nazione».

Tre bombe avevano colpito il palazzo presidenziale mentre Saleh stava pregando all’interno della moschea insieme ad altri alti ufficiali del governo. Tre guardie presidenziali e l’imam della moschea sono morti, almeno sette alti funzionari di governo sono rimasti feriti. «Il mio tributo va alle nostre forze armate per essersi opposte con fermezza a questa sfida, che non ha niente a che fare con la cosiddetta “rivoluzione dei giovani”». Il presidente ha accusato la tribù Hashed del leader dell’opposizione Sadiq al-Ahmar di essere dietro l’attacco.

Gli scontri nella capitale Sanaa si erano intensificati da ieri mattina, proprio in seguito a un attacco dell’esercito contro la casa di Sadeq Al-Ahmar. Le proteste in Yemen vanno avanti ininterrottamente da febbraio. Un mese fa il presidente Saleh, al potere da oltre trent’anni, si era rifiutato di firmare l’accordo proposto dal Consiglio per la cooperazione nel Golfo Persico, che prevedeva le sue immediate dimissioni in cambio dell’immunità legale. L’accordo sembrava cosa fatta una settimana prima ma poi era improvvisamente saltato.