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  • sabato 28 maggio 2011

La casa di Ratko Mladic

Le foto del paesino a 80 chilometri da Belgrado in cui Mladic avrebbe vissuto da latitante

Lazarevo è un paese di tremila abitanti a circa ottanta chilometri a nord di Belgrado, in Serbia. È il paese in cui Ratko Mladic avrebbe vissuto indisturbato durante la sua latitanza, prima che la polizia lo arrestasse giovedì scorso. Il New York Times è andato a visitarlo e a parlare con i suoi abitanti.

Offesi dall’invasione dei giornalisti e convinti che Mladic sia un eroe serbo e non un criminale di guerra, centocinquanta abitanti arrabbiati hanno cercato di bloccare la strada che porta alla casa dove Mladic si nascondeva, o almeno dove le autorità sostengono si nascondesse. Perché per gli abitanti di Lazarevo, Mladic lì non ci ha mai vissuto. «È ridicolo», dice Vasela Medjo, 53 anni, «l’hanno portato qui apposta per arrestarlo. È stata solo una messa in scena».

La casa in questione appartiene a Branislav Mladic, un cugino dell’ex generale serbo. È una delle tante case anonime disseminate a Lazarevo, circondata da un piccolo giardino con un modesto cancello arrugginito all’ingresso. Il sindaco di Lazarevo ha definito il cugino di Mladic, anche lui arrestato giovedì, «un onesto lavoratore» che non meritava di essere coinvolto in questa storia.

La maggior parte degli abitanti di Lazarevo è offesa e infastidita dall’arresto di Mladic. «Se avessi saputo che era qui», ha detto al New York Times Miroslav Stanic, 37 anni, «l’avrei invitato a stare nella mia casa». Un veterano della guerra in Croazia e in Bosnia, Stanic accusa l’attuale governo serbo del presidente Tadic per le difficili condizioni economiche in cui si trova il paese. Molte persone qui continuano a negare le accuse contro Mladic, sostenendo che i serbi non abbiano commesso nessuna atrocità durante le guerre in Jugoslavia, o almeno niente di peggio di quelle commesse da croati e musulmani.

Nessuno sembra poi interessato alle conseguenze politiche che l’arresto dell’ex generale serbo potrebbe avere sul piano internazionale. «A nessuno qui importa dell’Unione Europea» ha detto Stanic «solo a Tadic e ai suoi cani». In questi giorni si è parlato molto della possibilità che questo arresto aumenti le chance della Serbia di entrare a far parte dell’UE, e che le sue tempistiche –  in un periodo di scadenze di inchieste internazionali – non siano state casuali.

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