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“Milano non rischia nulla di terribile”

L'editoriale di Famiglia Cristiana sui ballottaggi, quasi un endorsement per Pisapia

Questa settimana su Famiglia Cristiana appare un editoriale sul tema del ballottaggio per scegliere il sindaco di Milano, dedito soprattutto a criticare e smontare le accuse mosse dal centrodestra a Giuliano Pisapia. Nella parte finale dell’articolo, poi, le critiche al centrodestra diventano praticamente un sostegno al candidato di centrosinistra.

Il clima politicamente molto caldo che ha caratterizzato le due settimane precedenti il ballottaggio per l’elezione di parecchi sindaci, soprattutto quelli di Milano e di Napoli, ha rivelato un aspetto finora inedito: l’arroganza delle forme, fino al ridicolo delle sostanze. Sull’arroganza delle forme, più precisamente nelle (finte) interviste del presidente Berlusconi trasmesse quasi in contemporanea sui tre canali televisivi privati (i suoi) e sui due pubblici sotto il controllo del Governo (Tg1 e Tg2), molto è stato detto e scritto e con l’intervento dell’Autorità competente, e qui non c’é nulla da aggiungere.

Sulla sostanza che ha sfiorato in diverse occasioni il ridicolo per la totale irrilevanza politico-costituzionale di alcune prese di posizione di Berlusconi e di Bossi, vale la pena di riflettere. Il premier ha denunciato in toni accorati il rischio che, se vincesse a Milano il candidato dell’opposizione Pisapia, in vantaggio al primo turno, la metropoli lombarda diventerebbe preda di zingari, rom, drogati, immigrati, musulmani, centri sociali, sinistra estrema: una vera “Stalingrado italiana”. Su un sito di area cattolica è apparsa per l’avvocato Pisapia l’accusa di “Anticristo”.

Con questi atteggiamenti si negano decenni di storia civile di Milano, una città socialmente aperta e generosa sia sul piano pubblico sia su quello religioso cattolico, governata a lungo da sindaci socialisti con l’appoggio del Pci. Durante un’intervista corale in Tv all’allora presidente del Consiglio Craxi, gli domandammo come giustificasse che il suo Psi governasse a Roma con la Dc e a Milano con il Pci, ed egli ci rispose: «Non mi occupo di beghe locali».

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