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  • lunedì 16 Maggio 2011

A Brega il bunker c’era

Un giornalista di Sky News scopre le bugie del regime libico sulla strage di sabato senza uscire dall'albergo di Tripoli

La NATO ha chiesto scusa dell’eventuale uccisione di civili – un gruppo di imam – nel bombardamento di Brega di due giorni fa, insistendo però che a essere colpito fosse stato un obiettivo militare.

“È stato colpito un bunker di comando e controllo perché la struttura era usata dal regime di Gheddafi per coordinare attacchi aerei contro la popolazione civile libica. Siamo coscienti delle affermazioni di perdite civili in relazione a questo attacco, e nonostante non possiamo confermare in modo indipendente la validità dell’affermazione, ci rammarichiamo per tutte le perdite di vite di civili innocenti quando avvengono. L’obiettivo della Nato e dei suoi partner  è di ridurre l’abilità del regime di Gheddafi di attaccare i civili indebolendo la sua struttura di comando e controllo. L’edificio in questione era stato identificato con chiarezza come un centro di comando e controllo”.

Le autorità libiche hanno negato che ci fosse un bunker, accusando la NATO di una strage immotivata, sulla base della quale alcuni leader religiosi hanno lanciato minacce di vendette e punizioni per i paesi coinvolti. Un giornalista del network televisivo inglese Sky News sostiene però di avere verificato che il bunker di Brega esisteva e si trovava precisamente dove i missili hanno colpito: e la sua inchiesta è avvenuta senza muoversi dall’albergo di Tripoli in cui è confinato dalla sorveglianza del regime di Gheddafi sui giornalisti nella capitale della Libia.

Mark Stone ha infatti ottenuto dal portavoce del regime le coordinate dell’edificio colpito e ha ricevuto via Twitter informazioni da alcuni cittadini di Brega sull’esistenza di un centro di controllo militare costruito da una società olandese. Ha poi trovato su internet un’intervista all’ingegnere olandese che aveva seguito la costruzione 1988 in cui era indicata la sua esatta ubicazione a Brega: “tra i sei e gli otto metri” dal punto indicato dalle coordinate fornite dal portavoce del regime. Stone ha allora contattato via Skype l’ingegnere olandese, dopo averlo fatto reperire dal suo ufficio a Londra, il quale ha confermato i dettagli.

La conclusione, dice Stone, è che i missili della NATO erano diretti su un reale obiettivo militare e lo hanno con tutta probabilità colpito. Sull’identità dei morti ci sarà bisogno di ulteriori conferme e la NATO deve prendersene la responsabilità, ma anche il fatto che i responsabili del regime abbiano lasciato che un nutrito e pacifico gruppo di imam si concentrasse vicino a un obiettivo militare necessita di risposte, scrive Stone.

foto: Chris Hondros/Getty Images