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Bob Dylan parla del tour in Cina

E dice che non è vero che il regime gli ha dato indicazioni sui pezzi da suonare durante i concerti dello scorso aprile

In un post pubblicato oggi sul suo blog ufficiale, Bob Dylan è tornato sulle polemiche intorno al suo tour in Cina dell’aprile scorso, quando alcuni commentatori criticarono la scelta della scaletta per l’assenza delle canzoni più politiche e di protesta.

Dylan chiarisce, per prima cosa, che la notizia di un tour cancellato nel 2010 è falsa: un organizzatore di eventi cinese avrebbe fatto di tutto per portare Dylan in Cina e avrebbe stampato addirittura i biglietti e fissato le date, ma quando la possibilità non si è concretizzata ha tirato in ballo una censura delle autorità.

Per quanto riguarda le due date di aprile a Pechino e Shangai, invece, Dylan smentisce il resoconto della rivista musicale Mojo, secondo cui il pubblico era composto soprattutto da stranieri residenti in Cina e che molti posti erano vuoti. Il cantante dice che i concerti sono stati un successo, e che tra gli spettatori c’erano moltissimi giovani cinesi che conoscevano anche i suoi ultimi dischi. A questo proposito riporta anche un particolare curioso:

La stampa cinese mi ha pubblicizzato come un’icona degli anni Sessanta, e nelle immagini sui luoghi dei concerti ero con Joan Baez, Che Guevara, Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Chi è venuto ai concerti probabilmente non conosceva nessuno di loro.

Dylan riconosce infine che la censura cinese ha chiesto in anticipo la lista dei pezzi che intendeva suonare, e che lui, pur riconoscendo l’assurdità della cosa, ha consegnato la scaletta dei concerti degli ultimi tre mesi, ma non ha ricevuto alcuna indicazione di evitare canzoni o versi particolari e durante i concerti ha suonato tutti i pezzi che aveva intenzione di suonare.

foto: FREDERIC J. BROWN/AFP/Getty Images