Attaccare un manifesto, almeno

Alessandro Baricco su quello che facciamo per migliorare il mondo

Repubblica anticipa un testo di Alessandro Baricco tratto da una raccolta pubblicata da Amnesty International e Fandango intitolata “Io manifesto per la libertà”, sulle campagne per i diritti umani.

Un giorno ho portato mio figlio a Cinecittà, a Roma, mi sembrava un posto che doveva vedere, dato che la sua idea di cosa fare da grande è fare film come Star Wars. Per il momento ha 11 anni.
Ha tempo, direi, per cambiare idea, comunque una gita a Cinecittà poteva servire.
A un certo punto mi ha chiesto chi l’aveva fatta, Cinecittà. “Il fascismo”, gli ho detto. “L’hanno fatta quando tuo nonno aveva otto anni e in Italia c’era il regime fascista”. La cosa gli ha creato un po’ di confusione. Mio figlio è cresciuto in un ambiente inesorabilmente antifascista. Non siamo stati lì molto a sottilizzare, in famiglia: ci è sembrato pratico orientarlo a considerare il periodo fascista come un passaggio triste della storia patria, e amen. Non gli quadrava molto, quindi, che quella figata l’avessero fatta proprio in quegli anni. Allora ho capito che dovevo spiegargli qualcosa di più.
Quello che gli ho spiegato è che il regime fascista aveva governato questo paese a lungo e sicuramente qualcosa di buono l’aveva fatto.
Non mi veniva in mente niente in particolare, ma devo avergli fatto notare, ad esempio, che le autostrade avevano incominciato a farle loro, per rompere l’isolamento di tante parti d’Italia e modernizzare il paese. Probabilmente devo anche aver detto qualcosa a proposito dei due mondiali di calcio vinti dall’Italia in quegli anni: è il genere di cosa che per un undicenne significa molto.

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