• Mondo
  • domenica 1 Maggio 2011

L’uomo più odiato della Siria

Il New York Times racconta la storia del cugino di Assad, spiegando perché è diventato il simbolo della corruzione nel Paese

Durante i primi giorni di protesta a Deera, in Siria, i manifestanti hanno incendiato la sede locale della Syriatel, la più grande compagnia telefonica della Siria. L’episodio è passato quasi del tutto inosservato dai media internazionali, che erano concentrati sulle più simboliche immagini di manifestanti che distruggevano ritratti e statue del presidente Bashar al Assad. Ieri il New York Times ha spiegato in un lungo articolo il perché di quell’accanimento, raccontando chi si nasconde dietro quella compagnia telefonica e che cosa rappresenta per la Siria.

Il proprietario di Syriatel è Rami Makhlouf, cugino di primo grado e amico d’infanzia del presidente Bashar al Assad. È il più potente uomo d’affari di tutto il paese. Negli ultimi dieci anni è emerso come uno degli elementi di maggiore forza e stabilità per un governo che vede diminuire sempre di più il proprio supporto. Diffidente dalle luci della ribalta, è alternativamente descritto come il banchiere della famiglia Assad o come Mr. Cinque Percento (o dieci percento, a seconda della percentuale che si prende su tutti gli affari che sigla). I suoi sostenitori lo lodano per gli investimenti che ha fatto in Siria, ma sono di gran lunga in minoranza rispetto ai suoi detrattori, che nelle proteste di queste settimane lo hanno sempre dipinto come ladro o peggio.

In Egitto c’era stato Ahned Ezz, il magnate dell’acciaio che amava vestirsi con abiti italiani. In Tunisia c’era stata Leila Traboulsi, la parrucchiera che poi era diventata la moglie del presidente e il simbolo per eccellenza della stravaganza del regime. «A livello economico rappresenta tutto quello che odiano di più del regime», ha detto un osservatore che vuole restare anonimo «La gente odia i servizi di sicurezza e Rami Makhlouf».

Le origini della ricchezza di Makhlouf rispecchiano il consolidamento del potere degli Assad in Siria. Il padre dell’attuale presidente, Hafez Assad, offrì enormi privilegi alla famiglia di sua moglie, i Makhlouf appunto. Quando Bashar al Assad è diventato presidente nel 2000, i Makhlouf sono diventati ancora più potenti. Con Syriatel, Rami Makhlouf è entrato in possesso del 55 percento del mercato delle telecomunicazioni nazionali. E man mano che la Siria si apriva a un’economia meno controllata direttamente dallo stato, penetrava in tutti i settori più vantaggiosi: edilizia, trasporti, finanza, assicurazioni e turismo. I suoi affari vanno dagli hotel a cinque stelle di Damasco ai negozi duty-free degli aeroporti. È vicepresidente della Cham Holding, che fu creata nel 2007 con 73 investitori e un capitale di partenza di 360 milioni di dollari. Ed è il principale responsabile del rinnovamento delle infrastrutture del paese.

Si dice che i suoi dipendenti lo venerino per la sua dedizione al lavoro e gli ottimi stipendi che garantisce. Ma per la maggior parte della popolazione Makhlouf rappresenta semplicemente la corruzione al potere. Il governo americano nel 2008 lo accusò di avere avere usato i servizi segreti siriani per intimidire alcuni suoi rivali in affari. «Tutti sanno che non puoi fare niente in Siria senza il suo appoggio», ha detto al New York Times Amr Al Azm, professore alla Ohio State University. «Ha le mani in così tante cose che qualsiasi cosa tu voglia fare devi essere suo partner, o dargli un pezzo della torta». Come Ezz in Egitto, spiega il New York Times, il profilo di Makhlouf illustra in modo efficace i profondi cambiamenti che ci sono stati negli ultimi anni in Siria, e che hanno reso queste proteste molto di più di una semplice rivendicazione di diritti individuali.

Il padre di Assad era noto per la sua capacità di tenere insieme persone con provenienze molto diverse. Nel 1982 per esempio riuscì a coalizzare i commercianti intorno al governo durante la sua brutale repressione di una rivolta islamica che culminò con la morte di diecimila persone nella città di Hama. Ma il tacito accordo su cui era riuscito a costruire il suo potere – l’unione degli ufficiali alawiti con i ricchi commercianti sunniti – sembra ora iniziare a vacillare man mano che i figli e i nipoti di quegli ufficiali hanno iniziato a entrare a loro volta nel mondo degli affari. Makhlouf è l’emblema della classe capitalista che è stata rafforzata dal regime e l’emblema dei privilegi e delle ingiustizie su cui si è fortificato il potere dello stato. Per questo alcuni hanno ipotizzato che ora Makhlouf potrebbe anche essere messo da parte nel tentativo estremo di salvare il regime. Anche se l’ipotesi sembra essere ancora remota, visti i legami di sangue che lo legano ad Assad.