Le armi italiane vendute alla Libia

Carlo Bonini su Repubblica fa un po' di conti con le esportazioni di armi verso la Libia

Questa notte il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha approvato dure sanzioni nei confronti della Libia, tra cui l’embargo sull’importazione delle armi. La decisione è stata approvata all’unanimità e per quel che ne sappiamo la diplomazia italiana vi è favorevole, sebbene quando nel 2004 l’Unione Europea annullò l’embargo imposto nel 1986 l’Italia si prese il merito della decisione, per cui spinse molto. Oggi su Repubblica Carlo Bonini fa un po’ di conti col giro d’affari della vendita di armi al regime di Gheddafi: dall’Unione Europea in generale e dall’Italia in particolare.

Anche quando tutto sarà finito, una pagina del massacro libico non potrà comunque essere cancellata. Né dalle doppiezze della diplomazia occidentale, né dal suo cinismo, né da tardive prese d’atto, né da nuovi embarghi a eccidio ormai consumato. Quella pagina racconta che a Tripoli, Bengasi, Tobruk, il sangue degli insorti è stato e continuerà ad essere versato da armi di fabbricazione europea e russa accatastate con frenesia in questi ultimi sei anni negli arsenali del regime. Che in Tripolitania e Cirenaica, i bossoli di proiettile lasciati a migliaia sul terreno dalle armi automatiche di mercenari e milizie governative hanno inciso sul fondello matrici che ne indicano la fabbricazione italiana, inglese, belga, russa.

Lo documentano i numeri dell’ultimo rapporto dell’Unione Europea sulle autorizzazioni alle esportazioni di materiale bellico nel biennio 2008-2009 di cui – in quest’ultima settimana – è stata data ampia e puntale diffusione da ong e associazioni pacifiste. Ne resta traccia nel dettaglio della mercanzia di morte che Gheddafi è andato trattando nelle principali capitali europee a partire dal settembre 2004, forte della revoca dell’embargo totale imposto al regime nel lontano 1986. E’ un computo statistico di cui provare vergogna e che ci vede, almeno tra i Paesi Ue, al centro della scena. “L’amicizia” con il colonnello ha fatto dell’Italia la prima esportatrice di armi dell’Unione verso la Libia. Tra il 2008 e il 2009, 205 milioni di euro. Più di un terzo dell’intero volume di esportazioni belliche europee verso il regime (595 milioni, il totale). Una volta il valore delle armi vendute dai francesi (143 milioni). Tre volte quello di Malta (80 milioni). Cinque volte quello della Germania (57 milioni) e della Gran Bretagna (53 milioni). Dieci volte l’export portoghese (21 milioni).

(continua a leggere sul sito di Repubblica)

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