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  • martedì 22 Febbraio 2011

Contro Ratzinger

Torna in libreria il testo polemico contro papa Benedetto XVI pubblicato anonimo nel 2006

La casa editrice ISBN ripubblica in edizione tascabile “Contro Ratzinger“, un libro di analisi e polemica su papa Benedetto XVI. Fu scritto da un autore mantenuto anonimo e quando uscì nel 2006 divenne uno dei maggiori successi di ISBN. Quella che pubblichiamo qui è una parte del capitolo ancora attuale dedicato al rapporto con l’omosessualità del papato di Ratzinger.

I Village People sarebbero stati un gruppo straordinario se accanto al cowboy e all’indiano, al poliziotto e al carpentiere, avessero avuto il coraggio di aggiungere il prete cattolico, uno dei personaggi irrinunciabili della parata iconografica del Novecento gay. Nonostante l’indiscutibile diritto a prendere parte a questa immaginaria Gay parade, la Chiesa continua a esprimere nei confronti dell’omosessualità un accanito rifiuto. A dare una prima risposta è un vecchio vescovo gay, comprensibilmente non desideroso di turbare i suoi ultimi anni romani mettendo il proprio nome accanto alla seguente dichiarazione: «Il motivo della fermezza del Vaticano è assai semplice» ci ha spiegato «perderebbe l’esclusiva». Niente di male, ovviamente. Anzi, è probabile che per molto tempo la Santa Romana Chiesa abbia svolto un meritorio ruolo di ammortizzatore sociale, riportando nel grembo della rispettabilità schiere di esseri umani che altrimenti avrebbero dovuto vivere ai margini e nell’ombra.

Certo, però, che è bislacco che tante certezze in materia di sessualità provengano da anziani signori dai gusti sovente indefiniti, immancabilmente avvolti in gonne lunghe, tenuti per voto a non conoscere la donna, a non praticare, procreare e amare. L’argomento è elementare, però è difficile esimersi dal notare la discrepanza tra la durezza rivolta all’esterno e la tolleranza mostrata all’interno. La ferma condanna del Vaticano all’amore tra uguali discende, come si sa, da un episodio della Genesi (19, vv. 1-25), ovvero dall’ira divina scatenata sulla città di Sodoma dopo lo stupro perpetrato dagli abitanti sui due angeli del Signore ospitati da Lot. La prima stranezza agli occhi del profano si deve a una vaga reminiscenza di feroci dispute intorno al sesso degli angeli.

Se quello stupro fu di natura omosessuale, è evidente che la Chiesa ha risolto il dilemma: gli alati e boccoluti messaggeri del Signore devono essere ritenuti, certissimamente, creature di sesso maschile. In realtà, la maggior parte dei biblisti moderni concorda nel ritenere che l’ira del Signore su Sodoma non fu determinata tanto dal carattere «contro natura» dell’atto (che Lot cercò di impedire offrendo alla folla infoiata le figlie vergini), ma dallo scandalo rappresentato dalla violazione del comandamento di dare ospitalità allo straniero. Un altro brano che va per la maggiore si trova nel Levitico, ove si legge: «Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso abominio».

Il fatto che la condanna cada nel contesto della cosiddetta «legge di santità», che consiste in una serie di disposizioni dettagliate atte a conservare la purezza necessaria al culto (e che prescrive peraltro il divieto di congiungersi con una donna mestruata), rende il giudizio delle Scritture sull’omosessualità molto meno certo. L’opinione della maggior parte dei biblisti moderni è che il passaggio da questi versetti dell’Antico Testamento alla condanna del Vaticano si debba a Paolo di Tarso (che contende ad Agostino il primo posto nell’hit parade dei citati da Ratzinger) e alla sua, per alcuni autorevoli commentatori sospetta, omofobia. Nella seconda Lettera ai Corinzi, Paolo parla di una «spada» che gli è stata «conficcata nella carne».

Nella Lettera ai Romani, il folgorato sulla via di Damasco si lamenta: «Il bene che voglio non lo faccio, ma il male che voglio lo pratico. Disgraziato uomo che sono, chi mi libererà da questo peso di morte?». Pur basandosi su un’esegesi discutibile (nei Vangeli non si accenna al problema), la Chiesa accosta ancora oggi, come nell’episodio di Lot, l’amore tra persone dello stesso sesso allo stupro. L’equivalenza, almeno implicita nella formulazione sintattica, appare perfino nel Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, curato personalmente dal cardinale Ratzinger su incarico di Giovanni Paolo II. Nel nuovo Catechismo il tema dell’omosessualità compare nella parte intitolata La vita in Cristo, quando si tratta di spiegare, uno per uno, il significato dei dieci comandamenti.

Giunti al sesto («Non commettere atti impuri»), il lemma 492 chiede conto dei «principali peccati contro la castità». Ecco la risposta: «Sono peccati gravemente contrari alla castità, ognuno secondo la natura del proprio oggetto: l’adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, lo stupro, gli atti omosessuali. Questi peccati sono espressione del vizio della lussuria. Commessi su minori, tali atti sono un attentato ancora più grave contro la loro integrità fisica e morale». Stupisce, in primo luogo, l’intenzionale equiparazione morale di atti molto diversi tra loro (e nel giudizio contemporaneo imparagonabili): la scelta di formulare la risposta sotto forma di elenco pone tutto allo stesso livello di gravità (seguendo la logica del Catechismo, un ragazzino che si masturba è colpevole tanto quanto uno stupratore). In secondo luogo, la volontà di chi «subisce» l’azione lussuriosa di un altro non è tenuta in alcun conto ai fini del giudizio morale. È per questa volontaria ignoranza della violenza, per questo testardo affermare la bontà o la cattiveria dell’azione in sé, prescindendo dalle circostanze e dalle volontà dei coinvolti, che omosessualità e stupro vengono proposti in sequenza (evidentemente dopo ponderata riflessione).

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