«Sembra un po’ una stranezza»

Sulla Stampa di oggi, Irene Tinagli spiega le ragioni e le possibili occasioni della manifestazione delle donne organizzata per domani.

A guardarla da fuori la manifestazione delle donne di domani sembra un po’ una stranezza. E’ strano pensare che nel 2011 le donne italiane si debbano mobilitare non per nuove conquiste come potrebbe essere, per esempio, una legge più moderna sulla fecondazione assistita, il congedo paterno, o l’adozione per le donne single, ma semplicemente per ricordare agli altri (e a loro stesse?) che ci sono, che sono esseri umani con una propria dignità, una propria testa e non solo un corpo.

Fa un effetto strano ma d’altronde la situazione italiana è, di per sé, un po’ anomala. E l’anomalia non è rappresentata tanto dall’immagine ancillare e ornamentale delle donne che viene offerta dalla televisione o da certa politica, ma dalla pervasività con cui tale concezione femminile permea, pur in modi diversi, tanti ambiti della società italiana, dal lavoro alle nostre famiglie. Non è un caso se, come già citato sulle pagine di questo giornale, l’Italia registra tassi di occupazione e sviluppo di carriera femminile tra i più bassi d’Europa. Certamente le donne italiane sono in parte corresponsabili. Perché troppo spesso si sono tenute un passo indietro, accontentandosi di situazioni subottimali, sminuendo o rinunciando a sogni e desideri per non allontanarsi dal nucleo familiare, per accudire i bimbi, o semplicemente perché il lavoro della donna viene visto come “un di più” che si fa per la famiglia, non per la gratificazione e la realizzazione della donna stessa.

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