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  • martedì 18 gennaio 2011

Il presidente abusivo della Costa d’Avorio

Laurent Gbagbo è ancora lì: ha perso le elezioni, ma non vuole lasciare il paese

Non sono servite a niente, finora, le sanzioni e le pressioni della comunità internazionale

Dallo scorso novembre, la Costa d’Avorio è governata da un presidente abusivo, che non intende farsi da parte come richiesto da settimane dalla maggioranza dei suoi cittadini e dalla comunità internazionale. Laurent Gbagbo, già alla guida del paese dall’ottobre del 2000, ha perso le elezioni presidenziali ottenendo il 45,9% delle preferenze a fronte del 54,1% ottenuto dal suo oppositore, Alassane Ouattara. Per non lasciare il potere, Gbagbo ha fatto pressioni sulla Corte costituzionale che ha annullato numerose schede favorevoli a Ouattara, decretando così la riaffermazione del presidente uscente.

La decisione della Corte e l’ostinazione di Gbagbo hanno portato a numerosi scontri tra i sostenitori dei due candidati presidenti. Le violenze hanno causato fino a ora la morte di quasi duecento persone e il ferimento di altre migliaia, scene che hanno fatto temere l’esplosione di una nuova guerra civile in un paese che con grandi difficoltà sta cercando di tornare a un assetto pienamente democratico.

Nonostante i ripetuti inviti dell’ONU e della comunità internazionale ad abbandonare la presidenza, Gbagbo nel primi giorni di dicembre ha prestato giuramento per il nuovo mandato da presidente. Ouattara ha contestato la scelta di Gbagbo e ha deciso di tenere una cerimonia simile, giurando da presidente. Entrambi gli esponenti politici hanno poi formato un loro governo dando inizio a una lunga fase di stallo.

Nelle ultime settimane del 2010 molti leader politici africani si sono recati in Costa d’Avorio per cercare di trovare una mediazione e convincere Gbagbo a fare qualche passo indietro. Il viaggio di Thabo Mbeki, l’ex presidente del Sudafrica, per conto dell’Unione Africana è stato un mezzo fallimento. Mbeki ha ascoltato le richieste dei due presidenti, ma non è riuscito a trovare un punto di mediazione per risolvere il contenzioso. Si sono rivelati inconcludenti anche i tentativi dei presidenti del Benin, della Sierra Leone e di Capo Verde per conto dell’ECOWAS, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale.

Gbagbo ha sempre dichiarato di ritenersi regolarmente eletto e reputa quindi intromissioni illegittime negli affari di uno stato sovrano i tentativi della comunità internazionale di farlo desistere. In più occasioni il presidente ha minacciato di espellere i diplomatici dei paesi che non riconoscono la sua elezione e ha chiesto all’ONU di rimuovere i propri contingenti di pace dal paese.

Il timore è che l’esasperazione dei sostenitori di Ouattara possa portare a nuove violenze e alla guerra civile, anche se l’oppositore di Gbagbo in questi mesi ha invitato i suoi a non usare la violenza per risolvere la questione. Per sfuggire alle violenze e agli scontri si stima che almeno 20mila persone abbiano abbandonato la Costa d’Avorio trovando rifugio oltre il confine con la Liberia. Per l’Ufficio dei Rifugiati dell’ONU (UNCHR) il progressivo aumento dei rifugiati potrebbe portare a una seria emergenza umanitaria: donne, bambini e anziani hanno trovato ospitalità nei villaggi lungo il confine, ma cibo, acqua e medicinali scarseggiano.

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