• Italia
  • mercoledì 5 gennaio 2011

Il punto sul legittimo impedimento

Le cose da sapere a una settimana dalla sentenza della Corte Costituzionale

Tra una settimana esatta, il 12 gennaio, la Corte Costituzionale sarà chiamata a esprimersi sulla permanenza o no in vigore del legittimo impedimento, il provvedimento che ha sospeso i processi a carico del premier consentendogli di non presentarsi in aula nel caso di impegni istituzionali importanti. La norma ha carattere temporaneo: dura infatti 18 mesi, il tempo di approvare una legge costituzionale che garantisse l’immunità alle alte cariche dello Stato. Essendo stata approvata nel marzo del 2010, in caso di sentenza favorevole della Corte Costituzionale la norma cesserà di esistere a settembre del 2011.

L’eccezione di incostituzionalità è stata formulata dai giudici del tribunale di Milano che si occupano del processo sul caso David Mills, nel quale Silvio Berlusconi è imputato. Secondo i magistrati milanesi, il legittimo impedimento è in contrasto con il terzo articolo della Costituzione, che prevede l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini e con l’articolo 138 che stabilisce le regole per l’approvazione delle leggi costituzionali. Se la Corte Costituzionale dovesse accogliere i rilievi sollevati dal Tribunale di Milano, Silvio Berlusconi non potrebbe più far ricorso al legittimo impedimento e dovrebbe dunque affrontare subito il processo.

Il verdetto inizialmente era previsto per il 14 dicembre. Quando però il Parlamento ha fissato per il 14 dicembre il voto di fiducia alla Camera e al Senato, la Corte Costituzionale ha deciso di rinviare la sua decisione, così da potersi esprimere in un clima di maggiore serenità politica. Ora i giochi sono fatti e, stando a quanto racconta oggi Repubblica, in questo momento i quindici giudici della Corte stanno studiando un documento redatto da uno dei giudici, Sabino Cassese,che “illustra puntigliosamente la giurisprudenza e lo stato dell’arte, pieno di ipotesi e sotto ipotesi, di lettura non certo facile, visto che in punta di diritto illustra lo stato della questione, le possibili soluzioni, senza privilegiarne al momento nessuna”. Anche perché tra l’accoglimento e il rigetto del ricorso esistono vari posizioni intermedie, sentenze interpretative, accoglimento o rigetto solo di parte della norma. Secondo “fonti autorevoli”, scrive Repubblica, ci sono strade diverse anche in relazione allo svolgimento dei lavori.

La prima: il consesso dei giudici si riunisce la mattina di martedì 11 gennaio e, in udienza pubblica, ascolta cos’hanno da dire i difensori. Poi, subito dopo pranzo, gli stessi 15 si chiudono in camera di consiglio e di lì non escono finché non viene scritto il dispositivo della sentenza che, com’è avvenuto per la decisione sul lodo Alfano, viene subito diffuso alla stampa. Ma c’è una seconda ipotesi di lavoro. In cui si prevede di esaminare la questione martedì pomeriggio e rinviare però la decisione a giovedì. Nel frattempo, mercoledì, sarà trattato il caso dei referendum proposti da Antonio Di Pietro – acqua, nucleare, lo stesso legittimo impedimento – per cui la Corte deve decidere l’ammissibilità. A quel punto, giovedì, contestualmente, entrambe le scelte verrebbero rese pubbliche. É una road map che non convince chi, sulla legge che tiene congelati i tre processi milanesi del Cavaliere, chiede una pronuncia presa e resa ufficiale nel corso dello stesso pomeriggio, per evitare qualsiasi pressione o possibile fuga di notizie. Ma poiché il verdetto sulla costituzionalità del legittimo impedimento influisce anche sul referendum, il rinvio a giovedì troverebbe una sua giustificazione.

Ultimo capitolo, i voti. I membri della Corte Costituzionale sono quindici, nominati per un terzo dal presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative. Uno di questi giudici, Maria Rita Saulle, ha assicurato che ci sarà nonostante i suoi problemi di salute. Dovesse essere assente, e dovessero i quattrodici giudici presenti dividersi in parti uguali, il voto del presidente De Siervo varrebbe doppio e deciderebbe la partita.

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