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  • martedì 16 Novembre 2010

«Se mi tocca lì la faccio arrestare»

Il personaggio del giorno sulle tv americane è un trentenne che ha rifiutato di farsi perquisire in aeroporto e ha filmato la scena

John Tyner ha 31 anni e lo scorso sabato si trovava all’aeroporto di San Diego (California) per prendere un volo verso il Sud Dakota con il proprio suocero, ma qualcosa è andato storto. Arrivato al controllo di sicurezza, uno degli agenti della Transportation Security Administration (TSA) ha chiesto a Tyner di passare attraverso un body scanner, i macchinari che utilizzano i raggi X per verificare l’eventuale presenza di armi od oggetti vietati dalle norme di sicurezza al di sotto dei vestiti di chi si deve imbarcare. Tyner si è però rifiutato di sottoporsi all’ispezione, scelta che ha portato gli agenti della TSA a trattenerlo per effettuare una perquisizione tradizionale. John ha ripreso l’intera vicenda con la fotocamera del proprio cellulare, realizzando un video che ha riscosso molto successo su YouTube negli ultimi giorni e che nelle ultime 24 ore è stato mostrato e discusso su tutte le tv nazionali.

Come ben sapeva Tyner, chi si sta per imbarcare su un volo può rifiutare di sottoporsi alle ispezioni con il body scanner per motivi di privacy. Questi dispositivi, infatti, sono sostanzialmente in grado di “vedere” oltre i vestiti e ricreano sullo schermo l’immagine del corpo nudo del soggetto che stanno analizzando. La testa per ragioni di privacy viene esclusa dalla scansione e chi utilizza il macchinario si trova in una stanza separata, dove non può vedere la persona in fase di scansione. Nei casi sospetti, l’operatore si mette in contatto con gli agenti che provvedono a trattenere la persona per successivi accertamenti.

I regolamenti per l’utilizzo dei body scanner sono molti rigidi negli Stati Uniti e sono tesi a tutelare il più possibile la privacy dei passeggeri. Le immagini realizzate con questi dispositivi vengono eliminate subito dopo le scansioni, ma secondo i detrattori questi accorgimenti non sarebbero sufficienti. E proprio per questo motivo lo scorso sabato Tyner si è rifiutato di sottoporsi alla scansione, ricevendo come risposta la richiesta di seguire alcuni agenti della TSA per ulteriori accertamenti senza l’ausilio di macchinari.

Prima della perquisizione, Tyner ha deciso di accendere la fotocamera del proprio cellulare, che ha così intercettato questa conversazione tra il proprietario del telefono e un’agente della TSA:

TSA – Ispezioneremo anche la zona dell’inguine. Questo significa che le metterò una mano sul fianco, mentre l’altra mia mano sarà nell’interno coscia. Poi la muoverò lentamente verso l’alto e la farò scivolare verso il basso.
Tyner – OK.
TSA – Lo faremo due volte sul davanti e due sul didietro.
Tyner – Va bene.
TSA – E se preferisce possiamo farlo in un’area di controllo al chiuso e isolata.
Tyner – Possiamo farlo qui fuori ma se mi tocca il pacco la faccio arrestare.
TSA – A causa della sua dichiarazione sarà necessario chiamare un supervisore.

Alcuni agenti, non solo della TSA, ma anche della polizia, hanno allora deciso di scortare Tyner in un’area lontana da quella dei controlli di sicurezza insieme a un supervisore. Il responsabile della TSA ha poi informato Tyner che per aver interrotto la procedura di controllo rischiava di ricevere anche una multa da 11mila dollari.

Tyner ha così deciso di rinunciare al proprio viaggio in aereo e ha lasciato l’aeroporto dopo aver fatto richiesta per il rimborso del biglietto. Una volta a casa ha caricato il video registrato con il telefono cellulare, che in breve tempo è stato visualizzato da diverse centinaia di migliaia di utenti online, dando voce alle preoccupazioni di molti viaggiatori, che mal sopportano le tecniche di controllo a loro modo di vedere invasive della TSA. Il ministro dell’interno Janet Napolitano ha difeso il lavoro degli agenti addetti alla sicurezza dei trasporti, ribadendo che negli aeroporti statunitensi vengono utilizzate tutte le procedure necessarie per tutelare la riservatezza di chi si deve imbarcare sui voli.